11/12/2017
07/09/2010

Nascere
senza una madre

Fare un figlio senza avere idea di che faccia abbia la madre: oggi è possibile, ed è permesso anche agli scapoli. Servono solo una madre surrogata, un ovulo donato e un milione di rubli

Kommersant-Ogonjok, 6 settembre 2010

Nascere senza una madre
di Elena Kudrjavtseva


Fare un figlio senza avere idea di che faccia abbia la madre: oggi è possibile, ed è permesso anche agli scapoli. Servono solo una madre surrogata, un ovulo donato e un milione di rubli (25.400 euro). Il tribunale di Mosca-Babushkinskij ha permesso un mese fa l'iscrizione di un bambino nato con quelle caratteristiche; e sul certificato di nascita, al posto del nome della madre, solo un rigo di penna. Ma com’è che gli uomini non ne vogliono proprio sapere delle donne, tanto da voler allevare i figli da soli?

Negli ultimi cinque anni in Russia sono nati 46 figli di padri single e madri surrogate. Però, a differenza di Michael Jakson, Ricky Martin e Cristiano Ronaldo, che hanno molto pubblicizzato l'arrivo dei loro figli "surrogati", i padri single russi lo fanno in tutta riservatezza, magari per paura dei pregiudizi. Gran parte dei bambini nati da madri surrogate vive a Mosca, anzi, nei dintorni di Mosca, circondati da nonne e bambinaie, in villette nascoste dietro alte palizzate. La nuova rivoluzione familiare russa si compie in privato, lontano dai riflettori.
"La domanda più frequente che mi è stata fatta è la seguente: ma perché mai non ti trovi una bella donna come fanno tutti?" racconta il padre “surrogato” Gennadij P. "Me la hanno fatta tutti, dai miei genitori, agli amici, ai medici della clinica fino alla madre surrogata che mi era stata procurata dall'agenzia. Come se una decisione del genere non fosse di per sé già molto sofferta e tormentata, oltre a comportare, tra le altre cose, un costo considerevole sia dal punto di vista psicologico che finanziario".
Il signor Gennadij, fino alla notte prima della firma del contratto con la madre surrogata, ha continuato a leggere per ore, fino a perdere la ragione, i punti previsti dall'accordo, che avrebbe regolato i futuri rapporti con la madre. "Ricordo di aver introdotto, su consiglio di un'amica, l’obbligatorietà di una porzione di carne e una di ananas" dice "E la cosa mi tormentava fino a farmi perdere il sonno; mi sono anche trovato a sognare di correre su e giù in un supermercato alla ricerca dell’ananas ma non lo trovavo, quell'ananas dal quale sembrava dipendere la vita del mio futuro bambino…".
Merce vivente
Una donna single può diventare madre senza difficoltà anche senza un uomo, grazie alle tecniche di fecondazione assistita; per un uomo single, invece, diventare padre presenta delle notevoli difficoltà. "Tanto per cominciare per il concepimento di una vita serve un patrimonio cromosomico femminile, e poi anche una madre ospite dove la cellula fecondata possa svilupparsi per i successivi nove mesi" dice Konstantin Svitnev, direttore della Rosjurkonsulting, uno studio specializzato in diritto della riproduzione e della maternità surrogata. "Gli uomini single non hanno né l'una né l'altra cosa. Il “progetto riproduttivo” di un single che desideri diventare padre può essere organizzato in un unico modo: attraverso la programmazione di una gestazione in condizione di maternità surrogata, con donazione di ovociti"
Però le ovocellule umane in Russia nell'ultimo anno sono diventate più care; se prima ci si poteva mettere d'accordo per una cifra pari a sessantamila rubli (1500 euro), oggi ce ne vogliono il doppio. Nelle cliniche specializzate ci sono liste di attesa di sei mesi. I medici spiegano questo fenomeno con lo sviluppo delle tecnologie riproduttive e con l'aumento della numero di persone sterili. Ma anche "prendere" il primo donatore che capita non è una decisione facile quando si deve scegliere l’altra metà, ovvero la madre biologica del bambino, e cioè colei dalla quale dipendono non solo l'aspetto esteriore ma anche il carattere, la salute, i talenti e le inclinazioni del futuro neonato.
"In una clinica mi hanno proposto di servirmi di una donatrice anonima" racconta il padre "surrogato" Gennadij P. "Nella scheda descrittiva si leggeva che la donatrice era "alta 1,65 cm, occhi grigi, capelli rosso scuro, viso ovale, corporatura normale". Quando sono arrivato, nella sala d'attesa ho riconosciuto in una ragazza mica tanto simpatica, tozza e con le gambe corte la futura madre di mio figlio. E' anche vero che in capo a dieci minuti ho capito che la metà delle donne in quel momento nella clinica corrispondevano alla descrizione della scheda; ho deciso allora di cercare via internet altre donatrici disposte ad un incontro di persona prima di procedere col progetto in sé. E mentre cercavo mi immaginavo la persona in oggetto, magari mi capitava una georgiana col naso rifatto che non poteva produrre ovociti ogni mese...”
Un ovulo a Mosca costa di norma tra i 15 e i 20 mila rubli, e per una sessione si consiglia di acquistarne non meno di 5-10. Alcune cliniche utilizzano cellule da un unico donatore, altre riconoscono la necessità dell'esclusività, altri ancora - come si apprende dai forum sulla fecondazione extracorporea, possono, per farla breve, "mollarvi" cellule rimaste inutilizzate da clienti che stanno facendo una cura per l'infertilità. La donazione di ovuli in Russia - a differenza di altri Pesi, è assolutamente legale. Le donne possono cedere cellule riproduttive per denaro.
Un medico le preleva con una siringa da una paziente che si sia sottoposta a una potente cura ormonale, li feconda in una provetta con gli spermatozoi del padre e le conserva in una soluzione per i successivi 3 o 5 giorni, fino all’impianto nella madre surrogata. Il padre single che ha fatto ricorso a questa pratica, di regola una persona benestante, deve solo scegliere la madre-surrogata, una donna pronta a lasciare la famiglia e vivere in un appartamento appositamente affittato fino alla nascita del bambino. Fino ad allora il padre starà attento a quanto succede, e controllerà il comportamento della donna, con addirittura la possibilità di chiuderle la posta elettronica o ascoltarne le conversazioni telefoniche.
Il paradiso della riproduzione
Di regola gli uomini single, a differenza delle donne nella stessa condizione, non si interessano troppo dell'aspetto medico, ma sono ben lieti di affidarsi all'agenzia o a una clinica privata.
"Prima le cliniche non accettavano gli scapoli, perché in base al punto 67 del Regolamento del Ministero della Sanità, che regola la fecondazione assistita, avevano accesso alla maternità surrogata solo le coppie sposate" dice Konstantin Svitnev. "Ma, nello stesso regolamento, si evidenziava che tutti gli aspetti legali di questo genere di maternità dipendevano prima di tutto dalle leggi su sanità e pianificazione familiare della Federazione Russa, che non specificano divieti o restrizioni per gli uomini non regolarmente sposati in fatto di paternità”.
Nonostante ciò, le cliniche mandavano gli uomini che si erano loro rivolti per diventare genitori in municipio, dove, in teoria, dovevano compiere un reato: contrarre matrimonio fittizio. Nel certificato di nascita del bambino nato da tale unione, però, veniva scritto il nome della madre surrogata, che, pur non avendo alcun legame effettivo di parentela, era dal punto di vista giuridico la madre del neonato, con tutti i conseguenti diritti in fatto di alimenti.
"Immaginate la situazione, che si veniva a creare nel malaugurato caso in cui succedeva qualcosa al padre del bambino (e i padri surrogati di solito non sono giovanissimi)” dice il giurista Konstantin Svitnev. “Il bambino finiva col ritrovarsi  con una donna estranea che, oltre al ragazzino, poteva magari anche avanzare delle pretese nei confronti di un’eredità consistente. Tali aspetti giuridici erano la causa principale delle tante paure dei potenziali padri single.
Oggi, dopo la decisione epocale del Tribunale di Mosca-Babushkinskij, i nostri padri single per scelta hanno via libera”.
Le statistiche ci informano che in Russia il padre che ricorre a una madre surrogata ha sui quarant'anni, non è sposato, ha studiato, è un imprenditore, ed è benestante. Tra i motivi principali della scelta di una paternità da single, ci sono esperienze di divorzi traumatici nella famiglia di origine, il desiderio di non dover in un futuro "dividere” i figli con nessuno, la paura che una moglie aspiri solo a un'eredità, la mancanza di volontà di cercare una partner a causa dell'età, traumi psicologici e l'orientamento sessuale. L'ultimo di questi casi da noi si verifica di rado, a differenza di quanto succede in Occidente.
"Prima il padre era solo colui che portava a casa il necessario per vivere, tornava solo per mangiare e leggere il giornale” dice Svitnev di Rosjurconsulting, "Nella società moderna succede sempre più spesso che gli uomini vogliano educare i propri figli da soli, che è in pratica un segno del cambiamento dei parametri della procreazione".
Arrivano i padri e hanno subito un grande successo
In Russia 2,5 milioni di famiglie monoparentali su 9 fanno capo a un padre single, e questo numero tende a crescere di anno in anno.
"Prima, dopo il divorzio, un figlio rimaneva col padre nel 10% dei casi; oggi siamo a circa il 20%, ci dice la prof. Oksana Kumtchajeva, che dirige il  Laboratorio su Famiglia e Politiche Familiari dell'Istituto della Famiglie e dell'Istruzione. "Con la pubblicazione dei dati del censimento del 2010 avremo maggiori dati in merito, ma la cosa è già chiara. Il numero di padri single cresce tra due tipologie di uomini: alla prima appartengono i padri benestanti che provano soddisfazione nel poter allevare da soli un figlio; questi, come una madre, si danno da fare da subito per il bambino, ci passano molto tempo insieme, gli preparano da mangiare, lo educano. I secondi, invece, sono quelli che approfittano dei figli nel conflitto con la ex moglie, o che li usano come mezzo per acquisire o migliorare la propria condizione sociale. E di questi ce ne sono abbastanza al giorno d'oggi".
Di "padri felici di esserlo" ce ne sono sempre stati, ma sono sempre stati un'eccezione. La novità oggi consiste nel fatto che, negli ultimi vent'anni, la parità di ruolo dell'uomo nella gestione della famiglia ha iniziato a essere riconosciuta come positiva da parte della società.
Per cercare di capire perché tutto ciò succeda proprio oggi, i sociologi tirano in ballo una serie di cause. Una delle ipotesi, che è anche quella che viene più spesso discussa in ambito scientifico, sostiene che abbia vinto la cosiddetta "logica decisionale femminile". Cioè il bambino che nasce in una famiglia monoparentale apprende da quel genitore il processo decisionale, che è diverso per uomini e donne. Nel secolo scorso si sono verificati due periodi, nei quali il numero di madri single è cresciuto in maniera considerevole: dopo la seconda Guerra Mondiale, quando molti uomini non tornarono dal fronte, e in seguito alla rivoluzione sessuale degli anni 60 e 70, durante la quale il numero di bambini nati fuori dal matrimonio è cresciuto di svariate volte. Viviamo cioè in un mondo dove ha vinto la logica femminile, gli stereotipi femminili, che portano con sé un atteggiamento più attivo nei confronti del futuro.
"Non dobbiamo dimenticare nemmeno il femminismo”, prosegue la prof. Kumtchajeva. “Le donne hanno pari diritti rispetto agli uomini, e lo stesso vale per gli uomini. Pari diritti nell’accesso alle professioni e anche nel ruolo di genitore per antonomasia”
Oggi assistiamo anche a una certa promozione dell'immagine della "paternità felice", riscontrabile per esempio nelle pubblicità, che provoca anche un'ondata di maggiore coinvolgimento del padre nel processo educativo. "Siamo abituati a pensare che l'istinto genitoriale, e in particolar modo quello materno, ci venga imposto dalla natura" dice la prof. Kumtchajeva. "Ma non è così. L'uomo è un animale sociale; se vivesse in una società nella quale si pubblicizzasse il rifiuto della condizione di genitore, allora la maggioranza degli individui non penserebbe mai che avere figli sia una cosa buona. Oggi la paternità viene vissuta con maggiore intensità, ecco perché, dopo un divorzio, sempre più bambini vengono affidati al padre”.
Nella cultura europea negli ultimi 10-15 anni, i padri hanno conquistato la parità  giuridica nei confronti dei figli, mentre la legge ha definito con maggiore chiarezza il diritto familiare; se è scritto che il padre o la madre debbano vedere il bambino dopo il divorzio per due ore al giorno, dovranno allora attenersi a quanto deciso dal giudice. Da noi, nonostante tutto, sopravvive ancora una certa giurisprudenza “sovietica”, ovvero si tende ad affidare il bambino sempre alla madre.
"In ogni caso una famiglia monoparentale è sempre meglio di nessuna famiglia" ritiene Svintev. “La nascita di un bambino allevia la solitudine in una famiglia, che è la cellula base della società”.