Mladic alla sbarra
L’AJA - Al via il processo 17 anni dopo la strage di 8 mila musulmani. L'accusa, proveremo l’accusa di genocidio
Una smorfia sprezzante sul volto segnato da due ictus. Il pollice in alto per i suoi sostenitori. L’ applauso alla corte chiamata a giudicare Ratko Mladic, ‘il macellaio’, orrendo pianificatore della pulizia etnica in Bosnia e nei 43 mesi dell'assedio di Sarajevo. Mladic, che si considera un eroe serbo, ha risposto con un gesto di sfida nella prima udienza del processo per crimini di guerra e contro l'umanità davanti al tribunale penale dell'Aja.
Il boia di Srebrenica, 17 anni dopo la sanguinosa guerra in Bosnia e gli sterminii da lui organizzati, compare finalmente davanti ai giudici. Due attacchi apoplettici non hanno cancellato lo sguardo gelido e feroce, lo stesso di quando, nel 95, davanti ad una Sarajevo in fiamme, divisa tra serbi e non serbi, sotto assedio da tre anni e con 10mila morti, ordinò l'esecuzione a sangue freddo di 8 mila uomini e giovani musulmani, colpevoli solo di non volersi assoggettare alla sua folle epurazione etnica.
Subito dopo la cattura Mladic era parso vecchio, stanco e malato. Un anno passato nelle celle dell'Aja, dotate di televisione, palestra, cure mediche, vitto di qualità, hanno ridato vigore alla sua arroganza. Oggi, in apertura di requisitoria il sostituto procuratore Dermot Groome ha ricordato che quattro giorni fa era il ventesimo anniversario del giorno in cui Mladic assunse il comando militare dei serbi di Bosnia e lo ha accusato di aver “guidato la pulizia etnica”.
Undici i capi di imputazione contro di lui, compreso il genocidio. Groome ha assicurato che presenterà “elementi di prova che dimostreranno, al di là di ogni ragionevole dubbio, che c’è la mano di Mladic in ognuno dei crimini” di cui l'ex generale è accusato. “Metà della Bosnia è stata ripulita dei non serbi - ha aggiunto - volevano cancellare le tracce dell'esistenza di chiunque altro in quella terra”.
Sarà un processo lungo: tre anni per arrivare a sentenza, prevede lo stesso sostituto procuratore che ha dovuto ammettere di aver commesso un errore nella trasmissione di alcuni elementi probatori alla difesa, che quindi potrà richiedere tempo per studiarli. Il processo contro Karadzic non arrivò alla fine, per la morte in cella dell'imputato. E’ quello che gli augurano le ‘madri di Srebrenica’. Ma uno degli studenti serbi in aula ha difeso il ‘boia’: “E’ un uomo d'onore che ha difeso il popolo serbo. Senza di lui oggi noi non saremmo qui”.





