22/10/2019
04/12/2012

Il rodeo della speranza

STAMPA ESTERA - Il Louisiana State Penitentiary organizza due volte l’anno un rodeo molto popolare, al quale partecipano i detenuti. In palio premi e rispetto. Di Molly Hennessy Fiske

Los Angeles Times e The Advocate Messenger Kentucky News (Usa), 27 novembre 2012


Angola, Louisiana. Al centro dell'arena quattro uomini si siedono su sedie di plastica, piantano bene i piedi nel fango e le mani sulla tovaglia rossa del tavolo da gioco. Nell'aria l’odore del mais caramellato che arriva dagli stand e la puzza di letame dai recinti. Gli uomini si abbracciano prima dell’arrivo del toro. Chi si alzerà per ultimo davanti al toro scatenato, avrà vinto. E’ una partita di Poker del Detenuto. 


Con l'elmetto nero in testa, i giubbotti protettivi e le uniformi a righe sembrano tutti uguali, ma non è così. Quello che chiamano ‘Timmy Lo’ recita una preghiera muta; ‘Juggernaut’ spera che la caviglia non lo tradisca proprio quando dovrà darsela a gambe. ‘Tiger’, seduto accanto a lui, è lì per vincere. L’ultimo, ‘Bucket Head’, ha un solo desiderio: fare in modo che oggi i suoi siano orgogliosi di lui. Tutti e quattro aspirano ai 250 dollari in palio e alla grossa cintura con la borchia del vincitore. Ma davanti agli 11 mila spettatori arrivati proprio per assistere al ‘Rodeo del Carcere’ questi quattro uomini vogliono - davvero e tanto - solo una cosa: rispetto. Almeno un pochino.  "Chissà quante storie avranno sentito, che qua dentro 'siamo animali'... E invece devono sapere che sul quel ring io non sono il diavolo, IO SONO IO" dice Todd "Tiger" Plaisance mentre scende da cavallo sotto il sole. Ha indosso la cintura del vincitore del Poker del Carcerato conquistata nel 2010. 

Un tempo il Louisiana State Penitentiary era una piantagione che si chiamava Angola per via della provenienza degli schiavi che ci lavoravano. I detenuti in quello che è diventato il carcere di massima sicurezza più grande del paese - 18000 ettari di terreno a una settantina di chilometri da Baton Rouge – guadagnano 2 centesimi l'ora lavorando nei campi. Il complesso ospita anche il braccio della morte dello stato e 6200 prigionieri, in gran parte assassini, rapinatori a mano armata e stupratori, questi ultimi gli unici a non essere ammessi al rodeo, che viene organizzato due volte l'anno. La vendita dei biglietti, degli alimentari e di altri manufatti realizzati dai condannati finanzia i programmi di reinserimento e recupero sociale. Il rodeo che si tiene in questi giorni dovrebbe portare nelle casse del penitenziario 2 milioni e mezzo di dollari. "E' un modo per far vedere al contribuente che può partecipare al cambiamento della vita di questi uomini" ci dice il guardiano Burl Cain. "In certe prigioni si limitano a girare la chiave e a darti da mangiare punto. Noi vogliamo dare speranza a chi speranza non ne ha più. Ecco a cosa serve questo rodeo". 

E la speranza, infatti, nella maggior parte dei casi scarseggia ad Angola: quasi l'80% dei detenuti non riceve mai visite; il 95% di loro morirà qua dentro e in bare di legno, fatte dai compagni di cella, verrà sepolto in un campo entro le mura della prigione. Meno male che ogni aprile e novembre ognuno di loro può accedere a un briciolo di celebrità, grazie a quello che da queste parti è conosciuto come lo "Spettacolo più Pazzo di Tutto il Sud". Parecchi si fanno male, ma non è mai morto nessuno. "Signore e signori" tuona a un certo punto una voce. "Vedrete cose mai viste altrove". 

Il programma prevede eventi tipici di ogni rodeo: gente che cavalca tori e altre gare per giovanotti dai nervi saldi, anche se poco avvezzi a sella e cavezza, ma anche una gara che si chiama 'Guts&Glory", coraggio e gloria, nella quale i partecipanti devono strappare dalle corna del peggiore ed enorme toro nero mai apparso sulla terra un dischetto rosso. E poi c'è il Poker. Travis 'Bucket Head' Johnson, 33 anni, è convinto che alcuni dei galeotti siano come protetti da una misteriosa aura protettiva. Ha vinto il poker ad aprile, a sentire lui grazie a volontà e a un tocco di magia. "Basta volerlo, volerlo davvero tanto" tira corto. Passa in rassegna tutto il programma del rodeo, "Roba da duri" dice a proposito del poker. "E' il toro che decide chi vince e chi invece si sporca la magliettina". Chi vince oggi parteciperà alla finale della settimana prossima. 

Tra gli spettatori c'è chi ammette di provare simpatia per gli uomini giù nell'arena, nonostante i crimini di cui si sono macchiati. Timothy "Timmy Lo" Gay e Casey 'Juggernaut' Weeks sono dentro per rapina a mano armata; Johnson e Plaisance per omicidio. "Immagino come si sentano seduti a quel tavolo. Ho paura io qua sopra!" confessa Teresa Kolder, un'impiegata. Terri Johnson, infermiera che è arrivata qui coi figli, aggiunge "Sapere che non sono professionisti è persino più emozionante. E' da pazzi stare là ad aspettare che il toro ti venga addosso". 

Nell'arena intanto hanno preso posto i quattro detenuti della prima manche. All'improvviso un toro nero arriva su di loro come se fosse esploso fuori dal cunicolo di protezione. Fa saltare tutto per aria, tavoli e contendenti, neanche fossero un castello di carte. Nessuno viene ferito in maniera seria. "Be'? Che ve ne pare del Poker del Detenuto?" grida ancora l'annunciatore. Una pioggia di applausi e grida di giubilo. Poi vengono assegnati i posti ai nostri. 

Weeks starà con le spalle al recinto da cui uscirà il toro: il posto più pericoloso. "Non è una questione di abilità. Solo fortuna" dice Plaisance. "Devi solo sperare che il toro non ti butti giù dalla sedia. Una volta mi sono sentito il fiato del toro proprio sul collo. Il ricordo successivo è che ero a gambe all’aria". Plaisance, 38 anni, è ad Angola dal 2000. Porta al pascolo le mandrie sul suo amico pezzato che si chiama Iron Mike; ha partecipato a quasi tutti i rodei dal 2000. Sono ammessi solo i detenuti che dimostrano di saper tenere una buona condotta. "Un paio di anni li ho saltati. Sono stato cattivo". 

Anche Gay, che di anni ne ha 37, è un veterano. Nel 2001 si è rotto il bacino cadendo dal cavallo che montava a pelo, ma ha vinto. Questa è la prima volta che partecipa al Poker. "Potrei essere io quello colpito per primo". Gay è un  uomo tranquillo con gli occhi svegli. "Ma si dice anche che di solito il principiante vince".  Gay è un evangelico battista; prima di entrare in pista prega. Ha dedicato questo rodeo al padre, morto a maggio. Sono pochi i parenti che ancora vengono a fargli visita. 

Johnson, un uomo basso, muscoloso e con la barba, che indossa per la prima volta in vita sua il cappello da cowboy, gareggia da quando è arrivato nel 2001. Oggi aspettava la madre, la sorella e altri parenti. Che non è necessariamente una cosa piacevole. "Quando ci sono loro mi va tutto storto" dice scoprendo in un sorriso i denti che ha perso nell'ultimo rodeo. 

Weeks, condannato dal 2000, ha ben altro che lo preoccupa: la settimana scorsa al lavoro si è fatto male alla caviglia, il calcio di un cavallo. E' un uomo robusto, ma se il toro carica, potrebbe non riuscire a scappare. Gocce di sudore imperlano il suo cranio rasato. 

I mandriani a cavallo guidano il toro nel cunicolo. "Lo volete rivedere?" grida lo speaker. Un ruggito di applausi saluta la seconda mano di Poker del Detenuto. Weeks, Gay, Johson e Plaisance prendono posto al tavolo da gioco. Il cancello si apre. Dapprima il toro se ne va, corre lontano dal tavolo. Due clown provano a riportarlo indietro. Visibilmente infastidito, il maestoso animale fa marcia indietro e ricarica. Fa saltare la sedia sotto Plaisance, che per un secondo rimane al suo posto, poi si appoggia col braccio a terra e si precipita fuori del ring. Sono rimasti in tre. Il toro schizza via un'altra volta, poi torna, travolge il tavolo e scaraventa Johnson addosso a Gay. Johnson è fuori. Gay è a terra ma tecnicamente ancora in gara, almeno finché rimane vicino al tavolo, ma un secondo dopo se la batte. 

Weeks, ancora seduto vicino a ciò che resta del tavolo, ha vinto. Ma non ce la fa a rimanere troppo di più sulla sedia. Il toro carica. Weeks sforza quanto più possibile la caviglia gonfia, ha il toro letteralmente alle calcagna, con la tovaglia rossa a brandelli tutta intorno. Weeks ce la fa a raggiungere la rete e si mette in salvo. Dopo, ancora tutto sudato, mi dice di essere contento di aver vinto perché "è stata una vittoria pulita", anche se dovuta soprattutto alla fortuna. "Ci vogliono nervi saldi" si concede. La cosa più importante, però, è che  Weeks ha avuto speranza. Gay, Plaisance e Johnson saranno dentro a vita, Weeks sconta una condanna a 34 anni, che scade nel 2028. Sono tanti anni, va bene, ma lasciano intravedere timidi progetti di libertà. Non c'era nessuno della famiglia a vederlo vincere; sono passati di qua qualche settimana fa, anche sua figlia di 17 anni, che lo aspetta a Lafayette. Lui va a scuola dentro il penitenziario, grazie a un programma di recupero. 

Poi gli spettatori si mettono in fila da una parte per uscire e i detenuti dall'altra per essere contati e riportati in cella. Weeks è ottimista, nonostante la caviglia dolente. La settimana prossima sarà di nuovo in gara, per la finale, "E speriamo che mi tocchi un posto buono".