25/08/2011
Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti
Già Viale Benito Mussolini
Libia, cadute di dittatori, cadute di simboli dittatoriali e cambi toponomastici
di Riccardo Corbò
Da Repubblica, fotogallery del 23 agosto 2011: "I ribelli e gli abitanti di Tripoli l'hanno ribattezzata "piazza dei Martiri", dopo aver conquistato gran parte della capitale. Adesso la "Piazza Verde", luogo simbolo del regime di Gheddafi, ha cambiato nome anche su Google Maps, dove è indicata in inglese come "Martyrs' Square" "
Da ADNKronos del 23 agosto 2011, lancio delle 19:55: "Tripoli - La testa decapitata di una statua di Muammar Gheddafi presa a calci e calpestata dai ribelli libici a Tripoli come otto anni fa avvenne a Baghdad per una statua di Saddam Hussein, dopo la caduta dell'allora rai's. Le immagini della testa decapitata della statua di Gheddafi a Bab al-Aziziya, quello che era la fortezza del colonello nel centro di Tripoli, hanno fatto il giro del mondo."
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Probabilmente da sempre, al crollo di un despota, di un regime, corrisponde l'abbattimento delle effigi e dei simboli di quel potere. Tanto in vita sono serviti a mostrare la gloria e la potenza del dittatore ritratto, tanto il loro abbattimento, sfregio, distruzione sono il segno tangibile di un cambiamento che nella pratica si vedrà solo nei mesi a venire, ma che il popolo (o il nuovo despota salito in sostituzione di quello vecchio, al potere) ha bisogno di sentirsi addosso subito.
E' una pratica che avviene fin dagli albori della storia, con i primi monumenti. E' una pratica continuata nel nostro secolo, e testimoniata ampiamente da foto e filmati (una bella gallery, con un link ad un interessante articolo, la trovate qui, su Il Post ).
Aggiungiamo una piccola testimonianza iconografica sulla stessa riga, tratta dai comics americani degli anni '40:

Nel n.38 di "Pep Comics" dell'aprile 1943 (quindi realizzato praticamente a ridosso del 23 gennaio del 1943, ovvero l'occupazione britannica di Tripoli in seguito alla ritirata delle forze italo-tedesche in Tunisia), la storia di "Sergeant Boyle" ennesimo fantaccino W.A.S.P. contro i fascisti, si apre con una panoramica delle truppe alleate che entrano a Tripoli.
Esattamente come nelle cronache di questi giorni, come nelle parole dei giornalisti di queste ore, i simboli del regime sono a terra, spezzati e mortificati.
Un fascio littoreo marmoreo (o di travertino...), simbolo e marchio del fascismo che una volta svettava orgoglioso su un potente ceppo, è ora spezzato e rivolto a terra. Sulla base del monumento, una scritta dedicata a Mussolini, come da iscrizione: "IL DUCE".
Un soldato americano sta aggiungendo "è uno..." lasciando all'immagine del lettore il completare la frase.
Come la Piazza Verde, ora "Piazza dei Martiri", così anche la fumettistica "Avenue Benito Mussolini" è diventata - grazie a repentini e amatoriali colpi di penna - "Eisenhower Alley".
Insomma, anche l'iconografia del fumetto testimonia i passaggi visivi necessari a rendere la caduta di un dittatore, nell'era della narrazione per immagini e per slogan.
Una necessità che nell'ipertempo comunicativo diventa parossistica.
C'è fretta mediatica di mostrare al pubblico qualcosa di tangibile sulla caduta, l'obbligo di arrivare per primi sulla notizia, così primi da anticiparla addirittura.
Presa a calci la testa dorata di una statua, cambiato al volo il nome di una piazza, si inneggia alla caduta di un regime, alla fine di un'epoca, ai festeggiamenti del popolo.
Ma la regola iconografica è stata troppo accelerata, questa volta.
Il dittatore vero è ancora ben nascosto, combattivo.
Pare di assistere alla narrazione - se non fosse un blasfemo paragone - di un classico "cattivo" dei comics che urla ai "buoni" : "Non mi sconfiggerete mai!".
Speriamo che la cronaca si discosti presto da questa deriva fumettistica.






