25/08/2019
03/05/2012

Continua lo sciopero della fame di 2000 detenuti palestinesi

Sono circa 2000 i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane in sciopero della fame dal 17 aprile. Protestano contro le condizioni nelle carceri e contro le politiche detentive israeliane

Haaretz (Israele), 2 maggio 2012

Gravi quattro detenuti palestinesi in sciopero della fame

Sono circa 2000 i detenuti palestinesi nelle carceri israeliane in sciopero della fame dal 17 aprile. Protestano contro le condizioni nelle carceri e contro le politiche detentive israeliane. Il responsabile medico di una struttura sanitaria carceraria preoccupato per le condizioni di salute di quattro di loro. Di Amira Hass con Jack Khoury


Si teme per la vita di quattro dei duemila palestinesi in sciopero della fame nelle carceri israeliane. Lo ha reso noto lunedì un medico del dipartimento penitenziario israeliano IPS. Qualche settimana fa proprio l'Israeli Prison Service aveva dato la notizia che 2000 detenuti palestinesi avevano iniziato lo sciopero della fame per protestare contro le condizioni nelle carceri e le politiche di amministrazione penitenziaria israeliana. Tra quelli che sarebbero in condizioni critiche ci sono Bilal Diyab, Ta'ir Halale e Omar Abu Shlal, condannati al carcere in regime di ‘detenzione amministrativa’ da un tribunale militare per ordine dello Shin Bet; chiedono di essere processati o rilasciati. Il quarto, Muhammad Siksak, originario della Striscia di Gaza, è in sciopero della fame perché ritenuto dalle autorità israeliane un "combattente illegale".

L'IPS non ha ancora esplicitamente confermato quanto detto dal medico penitenziario che ritiene i prigionieri in pericolo di vita,  ma ha fatto sapere ad Haaretz di "essere tenuto per legge a garantire la buona salute e la sicurezza delle persone che ha in custodia. L'incolumità di tutti i prigionieri in sciopero della fame è una priorità per il (nostro) dipartimento; molto viene già fatto dal punto di vista medico per assicurare l’assistenza sanitaria ai detenuti, tutti sotto stretto controllo medico. Quelli che hanno richiesto assistenza a tempo pieno sono stati ricoverati nella struttura sanitaria di Ramle. Qualora la situazione dovesse aggravarsi, i detenuti sarebbero trasferiti in un ospedale pubblico, come già successo in precedenza" afferma il servizio penitenziario. A causa dell'aggravarsi delle sue condizioni, Bilal Dyab, in sciopero da 67 giorni, si trova già da martedì 1/5 all'Assaf Harofeh Hospital. 

Lunedì un medico di Physicians for Human Rights Israel (Medici per i Diritti Umani Israele) ha fatto visita all'ospedale penitenziario; a suo parere i prigionieri dovrebbero essere rilasciati e ricoverati in una struttura sanitaria pubblica. Secondo Anat Litvin, l’attivista di Physicians for Human Rights, la struttura ospedaliera penitenziaria dell'IPS non ha le apparecchiature adeguate al monitoraggio e alla cura di persone in sciopero della fame in gravi condizioni. Nell'intervista che ha rilasciato al giornale online di Adalah, il Centro per l'assistenza legale per i diritti della Minoranza Araba in Israele, Litvin ha descritto conseguenze fisiche e psichiche dello sciopero della fame prolungato nei prigionieri. Secondo l’attivista, inoltre, i medici dell'IPS si troverebbero a dover rispettare tanto il dovere nei confronti dei detenuti che dell'istituzione per la quale lavorano, aspetto questo che potrebbe influenzare le loro decisioni. Nella struttura gestita dall'IPS ci sono altri quattro detenuti, tra i quali Ahmad Sa'adat, il segretario generale del FPLP, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ricoverato dopo il considerevole peggioramento del suo stato di salute. Lunedì l'avvocato Jawad Boulus, che rappresenta i prigionieri in sciopero della fame per la Palestinian Prisoner Society, ha detto ai giornalisti di Ramallah che, per quanto ne sa e a differenza di quanto successo nel caso di Khader Adnan, le autorità israeliane non avrebbero avviato trattative con i detenuti. Boulus si è detto molto colpito da quanto sta succedendo, perché i casi di Adnan e Hana Shalabi hanno portato all'attenzione internazionale la pratica israeliana della ‘detenzione amministrativa’.
 

Secondo l'IPS, attualmente sono 300 i prigionieri in regime di ‘detenzione amministrativa’ nelle carceri israeliane. La procedura, introdotta con la legge speciale di emergenza ai tempi del Mandato Britannico, permette di trattenere in arresto cittadini palestinesi sospetti, per periodi di durata variabile e reiterabili, senza accuse specifiche o processo.
I detenuti attualmente in sciopero della fame protestano principalmente contro il regime di isolamento, contro la ‘detenzione amministrativa’ e il perdurare delle disposizioni imposte prima del rilascio del soldato israeliano rapito Gilad Shalit.
La ‘detenzione amministrativa’ è una procedura che permette alle autorità israeliane di mandare in galera, in seguito a informazioni di intelligence note solo a un giudice militare, sospetti terroristi senza processo per periodi prorogabili della durata di sei mesi. In seguito alle sanzioni che furono imposte per fare pressione su Hamas ai tempi del rapimento di Gilad Shalit, ancora oggi si tende ad impedire le visite dei familiari residenti a Gaza dei prigionieri; ciò rende la situazione particolarmente difficile per le famiglie della Cisgiordania con parenti nelle carceri israeliane, che devono ogni volta sottostare alla perquisizione fisica. Sono stati inoltre cancellati i corsi di studio e introdotte altre forme di quelle che i detenuti giudicano ‘punizioni collettive’. Lo sciopero vuole anche mettere in evidenza ciò che i prigionieri definiscono "provvedimenti umilianti", quali la perquisizione notturna della cella. 

Secondo l'avvocato Boulus Israele starebbe valutando quale potrebbe essere il potenziale danno dell’eventuale morte di uno dei detenuti in sciopero della fame. A suo dire non sarebbero in corso trattative per evitare il peggio, perché per i funzionari israeliani le conseguenze non sarebbero eccessive. L'Israeli Prison Service non ha ancora ribattuto a questa valutazione dell'avvocato.