Rimborsi sì rimborsi no
il Carroccio ha deciso di rinunciare all'ultima tranche di rimborsi elettorali e chiede agli altri partiti di fare lo stesso. Di Pietro lo aveva già detto: “nessuna difficoltà a rinunciare ai rimborsi in arrivo”
Ripulire la Lega da presenze imbarazzanti è l'obiettivo numero 1, il numero 2 invece è ripulire l'immagine del partito. Così il capogruppo leghista a Montecitorio Dozzo annuncia che il Carroccio ha deciso di rinunciare all'ultima tranche di rimborsi elettorali e chiede agli altri partiti di fare lo stesso. Un colpo ad effetto, in piena tempesta giudiziaria, ma anche l'estremo tentativo di recuperare credibilità, per un partito che sulla differenza con Roma ladrona ha costruito la sua storia.
Di Pietro lo aveva già detto: “nessuna difficoltà a rinunciare ai rimborsi in arrivo”. Ma quella rata da 160 e passa milioni di euro, prevista per il 31 luglio, per il momento, dovrebbe essere soltanto congelata. Lo prevede il testo a firma Alfano, Bersani, Casini. Che non tocca l'entità dei rimborsi ma individua nuove regole di trasparenza. Un testo da far viaggiare in fretta, in sede legislativa. Un'iter spedito che però, al di là delle buone intenzioni dei segretari, potrebbe anche bloccarsi in Commissione.
“Una riforma urgente per cancellare tutte le ombre”, chiede oggi Schifani. “Per recuperare fiducia - dice - bisogna fare in fretta”. “In tempi di crisi - avverte Fini - gli italiani non possono sopportare che costi cosi elevati della politica siano a carico dello Stato”.





