20/06/2013
24/04/2012

Dell'Utri mediò tra Berlusconi e la Mafia

Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno del senatore Pdl

Roma - Aspettiamo le motivazioni, è frase ormai d'obbligo dopo una sentenza particolarmente discussa. Come quella su Marcello Dell'Utri con la quale la Cassazione poco più di un mese fa, aveva annullato la condanna e decretato che fosse da ripetersi il processo d'appello a carico del senatore per concorso esterno in associazione mafiosa. Ebbene le motivazioni tanto attese sono arrivate oggi e sembrano più pesanti di una condanna, 146 pagine destinate non a chiudere, ma a riaprire le polemiche su un pezzo di storia recente del nostro Paese.

Raccontano la storia di un imprenditore, Silvio Berlusconi, che da vittima, nel 1974, grazie alla mediazione di Dell'Utri, incontra di persona in un suo ufficio di Milano boss del calibro di Bontade e si accorda con loro. Si impegna a dare a Cosa Nostra, ''cospicue somme'' di denaro, per proteggere se stesso e i propri familiari ed evitare eventuali sequestri. Intesa che, scrive la Cassazione, sarebbe servita a realizzare una proficua e reciproca collaborazione di intenti, accordo che sarebbe stato sancito con l'assunzione ad Arcore dello stalliere Domenico Mangano, boss mafioso condannato all'ergastolo, definito poi da Dell'Utri come un eroe.

Per la Suprema Corte non ci sono dubbi, è provato che Dell'Utri abbia sostenuto l'associazione a delinquere fino al 1978, quando ancora nel codice non era stata introdotta l'aggravante mafiosa, ma non è dimostrato che lo abbia fatto anche nei quattro anni successivi quando lasciò Fininvest per andare a lavorare con l'imprenditore Rapisarda.

Per chiarire questo aspetto il processo torna dunque a Palermo, con una altra novità che non farà piacere a Dell'Utri. L'appello bis non finirà nel nulla, per la Cassazione la data di prescrizione non cadrebbe nel 2014, ma più avanti.