Radio Pico libera
...dal terremoto
MIRANDOLA (MO) - Tra un annuncio di pubblica utilità, una musica, un notiziario ogni mezz’ora e una scossa della terra all’ora, Radio Pico di Mirandola non si arrende e continua le trasmissioni, anzi non le ha mai interrotte
di Filippo Vendemmiati (inviato Rai)
“Buon ascolto a tutti i nostri ascoltatori, siamo sempre noi e sempre qua. Prima della musica un appello: nella zona industriale di Mirandola occorrono elettricisti, ripeto elettricisti”.
Tra un annuncio di pubblica utilità, una musica, un notiziario ogni mezz’ora e una scossa della terra all’ora, Radio Pico di Mirandola non si arrende e continua le trasmissioni, anzi non le ha mai interrotte. La mattina del 28 maggio alle 9 al settimo piano della redazione è successo di tutto: registratori, sedie, si è ribaltata ogni cosa. Qualcuno è rimasto anche incastrato e ferito sotto la scrivania. C’è stato un fuggi fuggi generale, tutto il personale della radio è sceso nel piazzale mentre cadevano vetri, calcinacci, i muri tremavano e si aprivano vistose crepe lungo i muri dell’edificio.Ma la radio no, anche da sola va avanti in automatico, perché incredibilmente i computer non si sono spenti e per altri due giorni hanno diffuso musica, ignari e più forti del disastro.
“La nostra radio impazzita che non si è fermata - racconta il presidente Alberto Nicolini - ci ha dato la forza di continuare e grazie all’aiuto straordinario dei vigili del fuoco siamo saliti all’ultimo piano, abbiamo steso i cavi fino in strada e abbiamo ripreso a condurre i programmi”. Oggi Radio Pico di Mirandola è un camper, una tenda e un lungo cavo che sale al grattacielo. Il camper è lo studio radio, ovviamente il palinsesto è rivoluzionato, la tenda si divide tra redazione e ufficio pubblicitario.
Radio Pico è una delle prime radio libere italiane, nata il 26 aprile del 1976, impiega una ventina tra dipendenti e collaboratori, serve i confini di tre regioni, Emilia, Veneto e Lombardia, in questi giorni ha un ascolto medio di oltre centomila ascoltatori al giorno. E si pensa già al domani, perché chissà quando il grattacielo tornerà ad essere agibile. “Non un posto di lavoro in meno - annuncia il presidente, responsabile unico della società - anzi semmai c’è bisogno di gente in più. Grazie al comune stiamo per disporre di una zona di terreno, ci metteremo alcuni container, e anche tutti quelli che lavoravano negli altri uffici del grattacielo presto potranno riprendere l’attività”.
Ancora non è stato possibile fare un bilancio dei danni subiti dalla radio, ma è facile prevedere che la maggior parte delle attrezzature siano andate distrutte. Eppure l’unica sottoscrizione partita dai microfoni è a favore degli asili nido di Mirandola “perché le famiglie hanno la priorità su tutto il resto, bisogna dare loro la possibilità di tornare presto al lavoro e di lasciare i figli nelle strutture pubbliche che devono riaprire in fretta”. Parola di Radio Pico, la radio che balla ma non chiude.
Tratto da Articolo 21





