23/01/2019
26/06/2012


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Davide De Cubellis e l'ultima copertina di John Doe
22 cover meta-fumettistiche e meta-pittoriche, realizzate digitalmente, per la stagione conclusiva del più divino "figlio di buona donna"  del fumetto italiano











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Davide De Cubellis, trentacinque anni dopo la sua nascita, ha consegnato la copertina dell’ultimo numero del fumetto “John Doe”.

Non è che ci abbia messo tutto questo tempo a realizzarla, sia chiaro.

Nel frattempo ha anche frequentato architettura, ma senza laurearsi.

Però si è diplomato alla Scuola Romana dei Fumetti, dove poi – facendo il giro della cattedra – ha insegnato per diversi anni.

Indeciso sulla strada che lo possa far diventare più ricco, più famoso e più sperimentale possibile, si dedica fortemente anche all’illustrazione editoriale, alla Pubblicità, al Cinema.

Il suo curriculum vanta una collaborazione con così tanti marchi di importanza mondiale, che lo rendono la nemesi di Naomi Klein e del suo libro “No Logo”.

Registi come Wes Anderson, Guy Ritchie, Paolo Virzì, Sergio Rubini e Ferzan Ozpetek, si sono avvalsi delle sue opere, nelle loro opere.

Non abbandona però il mondo del fumetto e nel 2003 diventa disegnatore di "Martin Mystére" in coppia con Paolo Morales, per Sergio Bonelli Editore.

Due anni fa consegna la sua prima copertina  di John Doe.
In precedenza l’incarico era affidato a Massimo Carnevale ( assurto ormai nel 2010 al ruolo di star internazionale del fumetto, con collaborazioni di altissimo prestigio con la DC Comics-Vertigo, mostre a lui dedicate, una vagonata di premi vinti).


Cotanto passaggio di testimone e confronto col passato avrebbe fatto tremare i polsi a chiunque,  ma il Decu (nom de plume per gli amici) non sappiamo se per incoscienza o per consapevolezza delle sue capacità, affronta l’impegno senza alcuna remora.

Per chi, dopo 5 minuti di lettura, si stia ancora domandando chi sia o cos’è “John Doe”, riepiloghiamo brevemente:  “John Doe” è una serie a fumetti, edita prima dall’Eura Editoriale e poi dall'Editoriale Aurea, ideata da Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli (con il contributo del suddetto Massimo Carnevale per la caratterizzazione grafica dei personaggi).

Uscita per la prima volta nelle edicole nel 2003, con formato “bonelliano”,  la serie si fa notare per la sua particolare divisione in “stagioni”, come i telefilm americani.

È proprio la quarta e ultima stagione che De Cubellis è chiamato a introdurre con le sue copertine.

Ventidue per lui di copertine - per una corsa durata due anni e in conclusione nel prossimo mese di luglio - che lo hanno visto cimentarsi con gli stili e le affabulazioni più diverse tra di loro.

De Cubellis, spinto anche dalla tematica di questa quarta e definitiva stagione (ovvero il metalinguaggio: John Doe scopre di essere il protagonista di un fumetto, prova a ribellarsi contro Recchioni e Bartoli ma viene da loro condannato a vagare per sempre per i generi del fumetto seriale),  dopo alcune immagini promozionali e le prime due copertine – spettacolari ma inserite nella tradizione delle precedenti serie – prende il via con il terzo numero, lanciandosi in una incredibile carrellata grafica, citazionistica quanto fortemente personale e innovativa.


La copertina de “L’uomo con la macchina da presa” (storia scritta da Mauro Uzzeo e uscita nelle edicole nel dicembre del 2010) è una ripresa in chiave moderna dell’arte sacra del XV secolo.

Il riferimento principale è all’opera "Incoronazione di spine" di Hieronymus Bosch, un olio su tavola attualmente esposto alla National Gallery di Londra.



 

L’opera del pittore olandese è di rottura rispetto al tema e ai suoi contemporanei. Invece che un campo lungo, è tutto rappresentato in un campo ristretto al mezzobusto.

La figura centrale è quella del Cristo, impassibile, rassegnato, dallo sguardo dolce, e ai quattro angoli, quattro immonde figure, grottesche e maligne: un soldato romano che pone la corona spinata, un bruto animalesco con un collare chiodato, un vecchio laido con i simboli islamici e giudaici sulle vesti, un uomo assente che si impegna a chiudere il sudario, ma con sguardo distaccato rispetto al dolore del Cristo.

Su questa base, De Cubellis, sei secoli dopo Bosch, scompone e ricompone in chiave moderna e speculare questo tema artistico sacro.


 


John Doe, il dio immolato, è sempre centrale alla composizione, ma non ha nulla nella sua figura di impassibile, rassegnato.
Il pubblico moderno  non proverebbe nessuna pietà per una figura mite e arrendevole: per arrivare empaticamente ai lettori, Il volto di JD è deformato in un immane urlo e i suoi muscoli sono tesi in un tentativo spasmodico di liberarsi.


Il moderno Golgota è un set cinematografico. Il soldato romano si è spostato sulla destra. Non ha neanche più il volto ghignante, ma direttamente una cinepresa perché la finzione è più importante dei fatti. Tra le mani, minacciosa, una frusta formata dalla pellicola cinematografica.

La figura animalesca si è trasformata in un microfono. Nessuna emozione, nessuna umanità, solo un mero e terribile raccoglitore di suoni, e nulla cambia se sono urla.

 Il vecchio nemico della cristianità è diventato un vecchio “ciakkista” che  Lavora per la “Heaven Productions”.

La truccatrice, come l’uomo che chiude il sudario nell’opera di Bosch, si occupa apparentemente di migliorare l’aspetto di JD. Ma sono entrambi gesti futili, ridicoli e grotteschi in quel contesto di sofferenza.

Dove Bosch sceglie ampi campi di colore per ogni personaggio, per aumentare il simbolismo sacro e le differenze di ogni figura del dipinto e per staccare nettamente il cristo dal resto del contesto, De Cubellis copre tutta la scena con una tonalità calda, un arancione che accomuna tutti, vittime e carnefici, mostrando che tra i suoi aguzzini e JD non c’è una vera distanza etica.  

Nella gallery potrete ammirare le altre opere e alcuni bozzetti preparatori e divertirvi a scoprire tutte le fonti, le citazioni, o soffermarvi sui passaggi grafici inediti e sofisticati.

In anteprima esclusiva per il Tg3web, potrete vedere anche la copertina completa – fronte retro - dell’ultimo numero, in uscita il prossimo mese.

Torneremo a parlare delle copertine di "John Doe" di De Cubellis a breve, con una analisi delle tecniche per la loro realizzazione al computer e sul mercato collezionistico rispetto alle opere digitali.

 

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