Atomo, il Giappone riaccende un reattore
TOKYO – Il nucleare nipponico riparte dalla centrale Oi a Fukui, tra dubbi e tante proteste. Nuovo brivido a Fukushima per un guasto al sistema di raffreddamento
E’ durato solo poche settimane il digiuno nucleare del Giappone. Per evitare il rischio di un blackout estivo Kansai electric power, la società che fornisce energia alle ricche regioni di Osaka e Kyoto, ha riattivato oggi il reattore 3 della centrale di Oi mentre tra pochi giorni sarà la volta del numero 4.
Si tratta della prima operazione da quando, dopo il devastante tsunami dello scorso anno, è scoppiata l’emergenza all'impianto di Fukushima di nuovo colpito da piccolo incidente. E’ stato risolto solo oggi il guasto al sistema di raffreddamento alla piscina del combustibile spento del reattore 4, bloccatosi all'improvviso ieri mattina e rimasto fuori uso per un giorno e mezzo. Una corsa contro il tempo per scongiurare il rialzo delle temperature dell'acqua nella vasca che custodisce 1.535 barre di uranio, di cui 204 inutilizzate.
Nonostante le crescenti proteste anti-nucleari all'impianto di Oi e i dubbi di alcuni sismologi la Kepco ha avuto il via libera dalle autorità locali e dal governo centrale. La riattivazione del reattore 3 è avvenuto con l' estrazione delle barre di controllo che frenano la reazione di fissione. L'unità dovrebbe progressivamente arrivare a regime entro luglio, per scongiurare il rischio blackout nell'area del Kansai.
L’ultimo dei 50 reattori giapponesi in funzione, il 3 di Tomari, in Hokkaido, è stato spento a maggio per ordinaria manutenzione, ma i propositi del premier Yoshihiko Noda erano stati subito chiariti: il distacco dal nucleare, che prima di Fukushima generava il 30% del fabbisogno elettrico, era obiettivo “irreversibile” a favore delle fonti alternative. Però non immediato a causa delle esigenze della terza economia mondiale, costretta ora a costose importazioni di combustibili fossili.
Il Giappone ha ritrovato il nucleare: “non ho dubbi sul fatto che i tempi siano cambiati e che la svolta sia vicina”, ha assicurato due settimane fa Kenzaburo Oe, il premio Nobel per la letteratura, tra i promotori di ‘Sayonara impianti nucleari!’, lasciando la residenza del premier dopo la consegna di parte delle 7,5 milioni di firme della petizione contro l'atomo a uso civile, da abolire anche attraverso un referendum nazionale all'italiana.





