17/10/2019
17/02/2012


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

"Tangentopolis", "Il Giudice De Pietra" e quello sfigato di Paperino
A distanza di 20 anni, il fumetto ha dedicato solo porno/pecorecci e vignette satiriche al terremoto giudiziario che avrebbe dovuto cambiare l'Italia. Il mondo dei comics aveva capito da subito come sarebbe andata a finire?

 


 Ci ricorda Roberto Recchioni (in questa videochat, messaggio autopromozionale) che per realizzare un fumetto Bonelli, quelli che trovate tutti i mesi in edicola, ci vogliono dai sei mesi, all'anno e mezzo.
Vogliamo esagerare e arrivare a due anni, per una "graphic novel" impegnata e impegnativa.
Ecco, pure così, nei vent'anni che ci dividono dall'inizio di Tangentopoli ci sarebbe stato il tempo di realizzare non uno, ma dieci fumetti sull'evento "Mani Pulite".

Ovviamente è un calcolo matematico che di scientifico non ha nulla, ma serve solo a sottolineare lo stupore nell'aspettarsi di trovare fior fiore di bibliografia a fumetti con un inchiostrato Di Pietro...

E invece niente. Nix. Nada. Nunca. Pare non essercene traccia. Case editrici dai rostri con colore primario si sono spazzate le principali tragedie, attentati, fatti di cronaca, cronaca nera, eroi dei nostri giorni e mostri per tutti i gusti, ma non hanno mai dedicato un volume a una analisi seria e approfondita di Tangentopoli.

E quindi se uno volesse rileggere le vicende giudiziarie e sociali dei primi anni '90 attraverso la lente del fumetto, deve per forza di cosa desistere?

Beh, in effetti no, un volume preciso in effetti esiste.

E' "Tangentopolis e i 40.000 ladroni".



Ne parla anche Il Corriere della Sera del 14 gennaio 1994, che titolava:

"Di Scoglio arresta Ficchi e Ladrini. "Mani pulite" è  un fumetto erotico. In edicola da domani "Tangentopolis", giornalino a fumetti sullo scandalo delle tangenti.

E l'articolo spiegava che "(...) lo pseudonimo, Tonino Di Scoglio, è di facile interpretazione: l'assonanza non può che evocare il protagonista dell'operazione "Mani pulite", Antonio Di Pietro. (...) L'ex sindaco Paolo Pillitteri, invece, in versione comix è diventato Ficchitteri, "Ficchi" per gli amici,  mentre l' ex latitante Silvano Larini, con il nomignolo di "Silvio Ladrini", è ritratto mentre se la spassa al largo di qualche isola esotica, su uno yacth affollato di avvenenti ragazze con i seni al vento.
(...) 
«Volevo colpire i politici cialtroni nei loro lati più deboli - spiega l' editore di Tangentopolis, Enzo Barbieri - e cosi' per raccogliere pettegolezzi e indiscrezioni, invece di andare a Palazzo Marino, o in tribunale, ho fatto il giro dei ristoranti milanesi di cui i tangentisti erano clienti e ho rubato battute ai camerieri»."

Il Giornale dell'8 ottobre 2005 riprende la notizia nel pezzo "Di Pietro è Di Scoglio, Mario Chiesa è Cattedrale".
L'articolo è illuminante: "le malefatte di una banda di politici e cialtroni, episodio completo a fumetti, disegni di Massimo Pesce, Renzo Barbieri editore, gennaio 1994, Collana Spektron N.10, serie «I Nobel del Fumetto», Anno II n.10, 3500 lire.
In copertina: immagine di Antonio Di Pietro, un paio di manette, due carabinieri, una donna nuda che guarda ammiccante. Bettino Craxi.
Nel fumetto, un magistrato identico ad Antonio Di Pietro è «Di Scoglio», un altro identico a Gherardo Colombo è «Tortorella», un socialista identico a Mario Chiesa è «Cattedrale». Il tutto mescolato con storie di sesso, droga e ogni genere di perversione.
Avvertimento a pagina 3: «Per raccontare Tangentopoli e le sue nefandezze sarebbe necessario riempire decine e decine di volumi. I cialtroni che ci hanno governato, molti dei quali siedono ancora in Parlamento, sono una massa. Si tratta di episodi veritieri che i cialtroni, certi della propria impunità, si confidavano l'un l'altro tra un pranzo al Savini e una vacanza ai Tropici. Ci auguriamo che ciascuno di essi becchi quindici anni di galera dura, senza sconti, così non potrà godere i miliardi intascati e ben occultati. A questi onorevoli, ai loro tirapiedi, trafficoni, intrallazzatori, mafiosi, portaborse, alle loro troie, i più robusti calci nel culo dal Popolo Italiano»".

Forse non proprio un linguaggio apprezzato dall'Accademia della Crusca, ma non possiamo dire che non vada al punto.

Se siete interessati a possedere una copia di questo caposaldo della letteratura contemporanea italiana, potete trovarlo su EBay.
(la descrizione dello stato dell'albo, - visto il genere erotico della storia - non omette di specificare che ha "INTERNI PULITI. SEMPRE SFOGLIABILI E LEGGIBILI")

E poi? Qualche altro fumetto che non siano le ovvie vignette satiriche?

A sforzarci, possiamo proporvi una via di mezzo tra i generi. Un piccolo grande capolavoro del maestro Giuseppe Palumbo.
L'autore, che attualmente presta - tra le altre cose - le sue immense matite e chine a Diabolik, negli anni ha sempre sfornato una serie di personaggi e storie geniali, in semplici illustrazioni o in saghe più o meno lunghe.

Nella primavera del 1993, nel n.2 della rivista "Katzyvari" (ed. Inca), Palumbo così sollazza il lettore:



Er Giudice De Pietra. "Uhmmm Ma sei De Pietra puro qua sotto!!" sottolinea giustamente la pronta biondina, che ha anche riportato sulla spalla la scritta "Di Pietro for President".

Palumbo, in questo pastiche supereroistico, pecoreccio, sessuale, celoduristico, compie operazione postmoderna e preveggente, in cui riassume tutti i crismi dei venti anni che li seguiranno: la prominenza e la voglia di protagonismo dell'uomo forte (che stia a far tintinnare manette o scappi da esse, è la misma cosa), donnine ovunque e comunque a carburare la politica italiana, l'esibizione e la centralità di organi sessuali, gesti sessuali, dimensioni sessuali, consistenze di organi sessuali, ogni due per tre nei discorsi o nelle opere delle più alte cariche dello Stato.

L'importanza di questa rappresentazione di Palumbo non sfuggì al Corriere della Sera del 23 maggio del 1993, che  - facendosi prendere la mano - trasformò la singola illustrazione addirittura in una intera serie e così riportò la notizia nella terza pagina:

"In un nuovo comics, er giudice de pietra . Anche tra i fumetti sembra ci fosse bisogno di un giudice per arginare la corruzione dilagante.
Nasce così contro tangentisti e intrallazzatori cartacei "er giudice de pietra", implacabile magistrato a difesa della moralità , anche se con mezzi un po' piu' "sbrigativi" di quelli del suo omologo in carne ed ossa che lavora all'ombra del Duomo.
Il nuovo personaggio appare per la prima  volta sul numero due di "Katzyvary" rivista "fumettara" d'avanguardia realizzata da un folto gruppo di autori di comics italiani e non.
"Er giudice de pietra" e' una creatura di Giuseppe Palumbo, gia' apparso su Frigidaire, Cyborg e Nova Express e autore del supereroe masochista "Ramarro".
Sara' una versione di giustiziere "trash", insomma un Salomone del fumetto con palese riferimento al reale."


Un altro avvistamento alla lontana è una testimonianza indiretta di Vittorio Zincone su Sette del Corriere della Sera del 22 settembre 2011: "A inizio anni Novanta, in piena Tangentopoli, sui volumetti di Alan Ford, nati nel 1969 e ancora in edicola, comparirono alcuni episodi “manipulitisti”. I personaggi si aggiravano per le tavole gridando «À nous la liberté»."

Ma se i fumetti - pare - non hanno ancora osato svolgere opera di "graphic journalism" su una Tangentopoli ormai più che maggiorenne, va a loro accreditato il (de)merito di averla tenuta a battesimo, dandole il suo nome proprio:

Piero Colaprico, giornalista di Repubblica, ricorda su Focus del marzo 2011:
"Forse il vocabolo era nell'aria, non so, ma la prima volta lo impiegai per raccontare un piccolo scandalo cittadino, scoppiato all'assessorato all'Edilizia. C'era uno dei funzionari che al mattino negava permessi e licenze, ma al pomeriggio, grazie al pagamento di una modesta parcella per rifare la pratica – i no diventavano sì. Quando venne catturato, mi sembrò una storia alla Paperino dei fumetti di Walt Disney. Paperino-Paperopoli, tangenti-tangentopoli: la prima volta che quella parola uscì fu in quel mio pezzo della fine del '91 (...) E quando si tornò a parlare di mazzette rispolverai il termine."

Torniamo su "Tangentopolis", per concludere con il monito premonitore presentato in chiusura del fumetto. Alla fine della storia zeppa di mignotte e politici corrotti, corruttori, ominicchi, ladri, criminali, papponi, drogati,
 l'ultima pagina termina con questo baloon: "Tranquilli, è un fumetto. Questo è opera di fantasia: la realtà è molto peggio".

Ipse dixit --