18/08/2019
12/06/2012

50 anni di 'rivoluzione verde'

Mezzo secolo fa pochissimi si occupavano di inquinamento, deforestazione e balene. Poi fu pubblicato un libro. Che ha lasciato il segno

50 anni di ‘rivoluzione verde’

Mezzo secolo fa pochissimi si occupavano di inquinamento,  deforestazione e balene. Poi fu pubblicato un libro. Che ha lasciato il segno
Michael McCarthy per The Independent


‘Questo libro cambierà il mondo’, si sente dire spesso,  e altrettanto spesso viene fuori che non è vero. Eppure, proprio in questi giorni di 50 anni fa, arrivava nelle librerie un volume che avrebbe profondamente modificato il nostro modo di guardare al Pianeta Terra: "La Primavera Silenziosa" di Rachel Carson, l’appassionante e indignata descrizione di come i pesticidi chimici di nuova generazione stavano devastando la fauna degli Stati Uniti, il libro che avrebbe dato vita al moderno movimento ambientalista e che rivelò al mondo che noi, gli umani, pur essendo parte integrante della natura e non un'entità sé, potremmo con il nostro operato distruggere tutto.


Certo la Carson, una biologa marina di mezza età, non era la prima a capire quanto fossimo intimamente legati al destino del pianeta. Resta il fatto che il suo libro ben scritto scatenò un putiferio tale da far arrivare il suo messaggio a milioni di persone, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e nel mondo intero. Nel corso della storia in molti avevano manifestato amore per l'ambiente e la natura, ma ‘La Primavera Silenziosa’ e il clamore successivo alla sua pubblicazione hanno generato ben altro, e cioè la diffusa e precisa consapevolezza del fatto che il Pianeta era in pericolo e andava difeso.
Questa semplice osservazione avrebbe dato il via al mezzo secolo appena trascorso di ambientalismo, coscienza verde, salviamo le balene e fermiamo il surriscaldamento globale.

Il 16 giugno 1962La Primavera Silenziosa’ cominciò a uscire a puntate sulle pagine del ‘New Yorker’ - e poi in un unico volume a settembre - per mostrare a un'America inorridita (o almeno a chi non lo sapeva ancora) che l'uso di insetticidi sintetici di nuova generazione, creati in laboratorio, non derivati da processi naturali e tutti discendenti da un unico progenitore, il para-diclorodifeniltricloroetano o DDT, stava distruggendo sistematicamente l’ambiente. E cioè: gli uccellini non cantavano più, né in campagna, né in città, sterminati dall'irrorazione a tappeto dei campi con pesticidi, sanzionati negli Anni '50 dal Ministero dell'Agricoltura statunitense, che in teoria dovevano proteggere i raccolti dagli insetti, ma che si rivelarono a breve più illusione che realtà.

Servivano a poco. L’unica a volerli davvero era l'industria chimica, che chissà come aveva convinto gli agricoltori americani che la sua splendida gamma di superveleni letali, gli organoclorurati aldrin e diedrin nonché gli organofosfati parathion e malathion, era il rimedio miracoloso di cui l'agronomia aveva assoluto bisogno in quantità stratosferiche. Ancora oggi è difficile leggere, senza rimanere a bocca aperta, come Rachel Carson descrive quel frenetico spruzzare i campi di dieldrin in nome della lotta al coleottero giapponese, tipo i 131 mila ettari di Sheldon, Illinois: "Era un miracolo trovare una fattoria benedetta dalla presenza di un gatto vivo dopo l'inizio della guerra al coleottero giapponese" ...
Decine di migliaia di ettari furono affogati nel veleno per debellare la Choristoneura occidentalis Freeman, la falena e la formica rossa, ma nessuna delle infestazioni fu estirpata. In compenso furono decimate innumerevoli altre creature, i pettirossi americani nei parchi e le trote nei torrenti, sotto agli occhi esterrefatti dei cittadini.  

La Carsono riuscì ad attirare l'attenzione nazionale su quanto stava capitando, con un reportage drammaticamente asciutto e allo stesso tempo profondo dal punto di vista scientifico, spiegando con chiarezza cosa fossero i nuovi pesticidi, quali effetti collaterali comportavano e quanto inutili fossero le campagne di irrorazione a tappeto (c’è da dire, però, che in tutto ciò ammetteva che gli insetticidi erano necessari, e non si pronunciava in merito a un eventuale divieto). Anche il lettore contemporaneo troverebbe il suo racconto ancora interessante e valido. All'epoca il libro produsse un effetto esplosivo. L'industria chimica e parte dell'establishment scientifico americano attaccarono con furia quell’estemporaneo nemico e cavalcarono una lunga e aspra campagna denigratoria nei confronti della persona della Carson. La cosa che dava loro più fastidio era che l'avversario del momento fosse proprio una donna, "una donna isterica" come dicevano loro.

Quando ‘La Primavera Silenziosa’ fu data alle stampe, la Carson aveva 55 anni ed era una biologa della Pennsylvania che aveva prestato servizio presso il Dipartimento della Pesca e della Fauna Selvatica degli Stati Uniti. Non era sposata e non aveva figli; aveva passato gran parte della vita a prendersi cura della madre e di un nipote, trovando unico conforto nella profonda amicizia con Dorothy Freeman, una vicina della casa che aveva nel Maine. Questo fatto si prestò a inevitabili speculazioni; le due donne erano molto intime, certo, e d’altra parte la Carson non era una donna di scienza qualunque: era anche l'acclamata autrice di una trilogia sugli ambienti marini, il suo libro "Il Mare intorno a Noi", del 1951, era stato un vero best seller. Per questo, quando ‘La Primavera Silenziosa’ uscì, la Carson aveva già un pubblico affezionato e le proteste dell'industria chimica non fecero che moltiplicare all’infinito la notorietà del suo manoscritto. Alla fine del 1962, tre mesi dopo la pubblicazione, aveva già venduto mezzo milione di copie e l'opinione pubblica era tutta saldamente dalla sua parte (non ostacolò la sua causa nemmeno che John F Kennedy lo avesse rimandato al Comitato Scientifico, il quale l'anno successivo dette ragione all’autrice).

Fu così che la follia di irrorare i terreni agricoli su vasta scala con quei veleni cessò. I pettirossi ripresero a cantare nelle primavere americane e l'uso del DDT in agricoltura fu vietato nel 1972 (pur rimanendo in uso per la prevenzione della malaria), così come l'aldrin, il dieldrin e altre sostanze.
La Carson non visse abbastanza a lungo per vedere gli effetti del suo lavoro, perché nel 1964 morì di cancro. Ma aveva ottenuto un risultato che andava ben oltre i divieti e la sospensione dell'attacco mortale all'ambiente con quei prodotti chimici. Per la prima volta in assoluto i concetti di "ecologia" e di profonda interazione tra specie e habitat erano arrivati alle masse: il pesticida si deposita sulle foglie, le foglie cadono sul terreno dove i bruchi e i vermi le mangiano, insieme al pesticida. I pettirossi mangiano poi i bruchi, i vermi e l’insetticida. E muoiono.
Mostrando come tutto in natura è correlato, la Carson aveva svelato che l'interferenza umana poteva compromettere tutto, anche l'equilibrio naturale costituitosi in milioni di anni. Oggi lo sanno tutti, ma nel 1962 era un concetto assolutamente nuovo e radicale, perché implicava per la prima volta in assoluto che il progresso scientifico e la crescita economica, così intimamente correlate com'erano negli Stati Uniti, non sono sempre, e per sempre, cosa buona. Prima di tutto c’è il Pianeta Terra in sé.
Questa visione è stata il cuore pulsante del movimento che ‘La Primavera Silenziosa’ ha ispirato, che in questi giorni, il 16 giugno, sabato, compie 50 anni