22/05/2013
07/06/2012

Preso il killer di Brindisi 
Giallo sul movente

MESAGNE - Il padre di Melissa: 'Giustizia è fatta'. “Non ho mai pensato alla mafia o alla criminalità. Loro queste cose non le fanno”

mesagne“Io non so proprio come chiamare quella persona, non c'è la parola giusta. Chi ha ucciso non è un padre: lui ha spezzato la mia famiglia e anche la sua”, così Massimo Bassi, padre di Melissa, parlando con i giornalisti nell'aula consiliare del Comune di Mesagne. Accanto a lui, per la prima volta, c'è anche Rita, la mamma di Melissa,  ricoverata per ben due volte, dopo l'attentato, in stato di choc. Non parla, non alza neanche lo sguardo eppure è lei a dare forza al marito. 

Giovanni Vantaggiato è da ieri in stato di fermo, dopo aver confessato di essere il responsabile dell'attentato contro la scuola ‘Morvillo Falcone’ di Brindisi, avvenuto il 19 maggio scorso. Oggi nel carcere di Lecce è stato interrogato. All’uomo, viene contestato il reato di strage in concorso aggravata da finalità di terrorismo.”Ha decritto l'ordigno - ha riferito il procuratore della Dda Cataldo Motta - e come era composto, ed ha competenze elettrotecniche” per costruirlo. Quanto alla somiglianza del fermato con l'uomo ripreso in un video di un chiosco di fronte alla scuola scenario dell'attentato, Motta ha aggiunto che “é evidente che è la stessa persona" e che probabilmente si è trattata di una “imprudenza”.

 All'individuazione del presunto responsabile dell'attentato gli inquirenti sono arrivati attraverso l'individuazione di due auto, una presente la notte in cui venne collocato l'ordigno e l'altra la mattina dell'esplosione. I due veicoli - una Fiat Punto bianca e una Hyundai blu - erano di proprietà di Vantaggiato e sono stati sequestrati nel corso delle perquisizioni. Dopo il massacro ha continuato tranquillamente a lavorare e a prendersi cura del suo yacht ormeggiato a Porto Cesareo.  

L’uomo che, riferiscono gli inquirenti, mantiene “un atteggiamento remissivo, passivo”, sembra non rendersi conto della gravità del gesto. “Quanto tempo dovrò stare qui?” ha ripetuto a scorsa notte all'arrivo nel carcere di Lecce. “La bomba l'ho fabbricata io nel deposito. Ho comprato fuochi d'artificio e li ho svuotati mettendo dieci chili di polvere pirica in ciascuna bombola -  aveva confessato ai pm l’imprenditore - le bombole le ho portate la sera prima con la Punto sul luogo dell'attentato. La mattina dopo sono andato lì con la Hyundai e ho pigiato il telecomando”.  

Al momento rimane ancora tutto da chiarire il movente dell'attentato. L’imprenditore leccese avrebbe parlato di generici problemi economici ma per gli inquirenti la domanda è: “Perché tanta violenza”. E la pista della vendetta privata sembra al momento perdersi nelle nebbie delle ipotesi.