23/08/2019
02/04/2012

Gioco, spettacolo, meraviglie, visioni, sonorità, letture, immaginazione

"Pappagalli" e "Temple Run"
Un libro e un videogioco, distanti nella trama, nel mezzo, nello svolgimento. Uniti però nella similitudine di una corsa autoreferenziale per un feticcio



Filippo Bologna (nato a San Casciano dei Bagni nel 1978) ha esordito come romanziere nel 2009 con "Come ho perso la guerra", Premio Fiesole, Premio Bagutta Opera Prima.

Esce in questi giorni - per Fandango -  il suo nuovo romanzo, "I Pappagalli", un apologo sulla vanità, una commedia nera, corale e dissacrante, quasi una meta-narrazione sui vizi della società letteraria italiana.

Tre fasi diverse contraddistinguono la vita del vero o presunto talento letterario, come tanto ha saputo riassumere bene Alberto Arbasino con la sua celebre affermazione: “La carriera degli italiani di successo si divide in tre fasi: brillante promessa, solito stronzo e venerabile maestro".
La parabola dello scrittore è amara quanto vera. Ma cosa succede se le tre stagioni dello scrivere s’incarnano in tre distinti personaggi?

Prendete un ingenuo Esordiente a cui il successo ha dato alla testa, uno Scrittore affermato con qualche problema in famiglia, un Maestro al tramonto con gli acciacchi dell’età e fateli arrivare in finale al Premio letterario più ambito del Paese. Sono narcisi, vanitosi, cinici. Cosa sono disposti a fare pur di vincere? Quanto lontano si possono spingere?
E l’immortalità, si può pagare con la vita stessa?

Un breve estratto dal libro, ci immerge subito nello spirito caustico di Bologna:
“Difficile dire come mai si fosse svegliato tanto presto, forse un brutto sogno, magari solo un po’ di tensione in vista della Finale del Premio. Perché non vi tragga in inganno il fatto di vederlo in mutande e maglietta su un terrazzo di Roma in questo sfolgorante mattino di fine primavera. Il giovane è scrittore, scrittore esordiente, per cui non si offenderà se lo chiamiamo così (del resto tutti lo chiamano così). E L’Esordiente in quanto tale ha scritto e pubblicato un solo romanzo, che però è andato dritto a segno. Non occorre certo averlo letto per capire da subito che è uno di quei libri che resteranno, uno di quei romanzi che si scrivono una volta nella vita, l’opera di un giovane che sembra già maturo, come la critica non ha mancato di cogliere. Insomma, qua siamo davanti a un mezzo capolavoro, altrimenti non si capisce come avrebbe fatto a entrare nella terna dei finalisti del Premio Letterario più antico e prestigioso del Paese.”

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Dopo aver mietuto un enorme successo su iPhone e iPad, è ora disponibile anche per i sistemi operativi Android uno dei videogiochi più a rischio "dipendenza" degli ultimi anni.
"Temple Run" è una infinita fuga da un tempio maledetto, dal quale il nostro eroe ha depredato un prezioso idolo d'oro. Le creature mostruosamente scimmiesche che erano a guardia del tesoro, non molleranno però mai le calcagna dell'avventuriero archeologo...



Indossando digitalmente i panni dell'eroe corridore, dobbiamo saltare e scivolare e curvare, usando il dito sullo schermo, e inclinare lo stesso per spostarci ai lati del corridoio di fuga.

Questo semplice meccanismo sta facendo impazzire i giocatore di tutto il mondo, che acclamano in ogni commento "Temple Run". Probabilmente il successo è dovuto all'emozione di poter calarsi nella classica scena della fuga, presente in ogni film d'azione che si rispetti, riportata nel videogioco con un 3D che non è certo l'attuale stato dell'arte, ma è sicuramente coinvolgente.

I recenti acquirenti del nuovo iPad, potranno godere tra poco di una versione per il Retina Display HD. La conferma arriva direttamente dagli sviluppatori Keith Shepherd e Natalia Luckyanova di Imangi Studios.

Oltre al supporto per l'alta definizione degli schermi di iPad, la softwarehouse è anche al lavoro per rendere disponibili "più obbiettivi, personaggi e potenziamenti". Potrebbero arrivare anche nuovi scenari, nonostante il gioco sia stato progettato attorno al tempio.