20/10/2019
21/06/2012

Marijuana di Stato
L’Uruguay ci vuole provare

MONTEVIDEO (URUGUAY)- Per combattere l’aumento degli episodi di criminalità, l'Uruguay sta lavorando alla possibilità di vendere marijuana in negozi di proprietà dello Stato. Questo per sottrarre profitti ai trafficanti

The Telegraph, 21 giugno 2012



MONTEVIDEO (URUGUAY) -  Il governo di sinistra del presidente Jose Mujica sta lavorando a un progetto che autorizzerebbe soltanto lo Stato a vendere marijuana ad adulti registrati su un database, i cui movimenti verrebbero tenuti sotto controllo da appositi funzionari. Il ricavato verrebbe investito per il recupero dei tossicodipendenti.
"Vogliamo combattere tanto il consumo quanto il traffico di droga. Riteniamo infatti che la proibizione di alcuni stupefacenti crea più problemi sociali delle sostanze stesse" ha detto il Ministro della Difesa Eleuterio Fernandez Huidobro nell’incontro con la stampa di mercoledì scorso. Fernandez ha dichiarato che, per quanto non sia stata ancora definita una data, la legge verrà presto sottoposta al Congresso, nel quale il partito di Mujica ha la maggioranza. Il governo uruguayano diventerebbe quindi il primo al mondo a vendere al cittadino marijuana. Alcune amministrazioni locali già lo fanno.
La proposta ha sollevato commenti di varia natura, che vanno dal sostegno, alle critiche, all'ironia. "Chi fa uso di droghe non comprerà dal governo" sostiene Natalia Pereira, 28 anni, che ammette di fumare saltuariamente marijuana. "Chi si fiderà di andare a comprare erba in un posto dove devi firmare e dove potresti finire schedato?". Secondo i mezzi di comunicazione, infatti, chi facesse uso di erba in misura superiore a una certa dose stabilita, dovrebbe poi sottoporsi a un periodo di disintossicazione. "Proprio non ce lo vedo qualcuno che scende a comprare pane, latte e un pacchettino di erba" twitta un altro uruguayano di Montevideo.
La proposta arriva dopo una serie di sparatorie tra gang e sempre più frequenti sequestri di cocaina, che hanno messo a dura prova la popolarità di Mujica e sollevato non poche preoccupazioni in uno dei paesi più sicuri dell'America Latina. Il Ministero dell'Interno ha dichiarato che tra gennaio e maggio il numero degli omicidi è volato a 133 da 76 nello stesso periodo di un anno fa. Certo si tratta di piccoli numeri, se paragonati ai dati della criminalità in Argentina o Brasile, ma enormi per questo minuscolo paese, che va fiero delle porte di casa lasciate aperte e delle serate passate a sorseggiare mate per strada. Per far fronte all’aumento degli episodi di criminalità, il governo ha annunciato anche una serie di misure aggiuntive, che vanno dagli indennizzi per le vittime di violenza e all’inasprimento delle pene per i trafficanti di sostanze come crack e affini.

Dietro la volontà di vendere direttamente la marijuana c'è anche il tentativo di andare a colpire direttamente i profitti del traffico di stupefacenti. "Uno dei principali argomenti a favore è la volontà di impedire ai tossicodipendenti di spacciare e procurarsi sul mercato nero altre droghe pesanti" come la pasta-base, una specie di crack che si fuma in Sud America, dice Juan Carlos Redin, psicologo delle tossicodipendenze di Montevideo. Secondo il dottor Redin gli uruguayani dovrebbero anche poter coltivare la marijuana per uso personale, perché qualora il governo stesso decidesse di venderla, si troverebbe presto nei guai. “Da chi andrebbe mai a procurarsela?" si chiede. E infatti in conferenza stampa il Ministro della Difesa ha accennato al fatto che gli agricoltori potrebbero iniziare a coltivare erba, promettendo ulteriori dettagli in un prossimo futuro. "E’ il mercato che fa le regole: chi vende erba, tanto la migliore quanto la meno cara, dovrebbe prima o poi vedersela coi trafficanti" ha detto Fernandez. "Dovremo regolamentare la produzione agricola per impedire il contrabbando e stabilire le regole alla distribuzione, ma anche avere la certezza di non coinvolgere i Paesi confinanti o finire sotto accusa come centro di produzione internazionale".
In Uruguay non ci sono leggi contro l'uso di marijuana. Il possesso di erba per uso personale non è mai stato un reato e una legge del 1974 lascia al giudice la facoltà di decidere se la quantità trovata addosso a un fermato sia ammissibile per uso personale o spaccio.
Inutile dire che gli antiproibizionisti hanno accolto il progetto uruguayano con entusiasmo. "Se ce la faranno, se davvero ci si potrà rivolgere a un negozio di Stato per comprare marijuana, diventerà un precedente, certo, ma non molto diverso dai dispensari già presenti in molti degli Stati Uniti" dice Alle St. Pierre, direttore della National Organisation for the Reform degli Stati Uniti. L'Uruguay diventerebbe l'unico Stato al mondo a vendere marijuana, anche se negli Stati Uniti molti dispensari regionali sono autorizzati alla vendita di marijuana per uso terapeutico. 

Poi però ci sono gli esperti di recupero delle tossicodipendenze, che non sono affatto d'accordo. Per Guillermo Castro, primario di psichiatria all'Hospital Britanico di Montevideo, la marijuana non è che un ponte per arrivare a droghe più pesanti. "Alla lunga, la marijuana è comunque un veleno" dice, perché contiene 17 volte più cancerogeni del tabacco e perché il suo utilizzo è in qualche modo collegato all'aumento dei tassi di depressione e suicidio. "Se sarà legalizzata, decisione ora in mano alla politica, sarà bene anche informare i cittadini su cos'è e quali effetti produce davvero" ci dice.
Gravati dal problema del sovraffollamento delle carceri, alcuni paesi dell'America Latina hanno alleggerito le pene per il possesso di droga per uso personale, allontanandosi dal rigore incoraggiato dagli Stati Uniti già dai tempi della guerra alla droga di Richard Nixon. "Bisogna tenere in considerazione il dramma umano che si crea quando le persone vengono travolte da leggi draconiane che, in teoria dovrebbero sbattere in galera i trafficanti di droga, ma che in Sud America finiscono spesso per punire i consumatori e basta", ha detto Youngers Coletta, del think tank del Washington Office on Latin America. "Sempre più spesso ci si rende conto di dover trattare la marijuana in modo diverso rispetto agli altri stupefacenti, perché è ormai evidente che le leggi anti droga hanno effetti spesso peggiori dell'uso della droga in sé", aggiunge. "Se davvero l’Uruguay andasse in questa direzione, sarebbe una sfida al sistema internazionale di controllo della droga".