21/08/2019
19/04/2012

Oh, che chic disprezzare i ricchi!

La Francia è e resta uno dei Paesi più importanti al mondo, ma anche uno dei più ricchi. Eppure, i francesi amano cedere a certe fitte di snobismo nei confronti del denaro e di chi ce l’ha

The Australian Financial Review, 15 aprile 2012

Oh, che chic disprezzare i ricchi!

Le presidenziali francesi viste da molto lontano
Di Emma Kate Symons



La Francia è e resta uno dei Paesi più importanti al mondo, ma anche uno dei più ricchi. Eppure, i francesi amano cedere a certe fitte di snobismo nei confronti del denaro e chi ce l’ha. Anche questa campagna presidenziale un po’ comica ruota intorno all'orrore per il vil guadagno. Mancano pochissimi giorni alla prima tornata elettorale e il "dibattito" è così lontano dalla pressante realtà economica del Paese, che i commentatori sono arrivati a tirare in ballo Freud per dare finalmente una spiegazione alla comparsa dei nuovi "sfigati afflitti da odium sui".
Quando non imbambolano le platee con vacue polemiche sul cibo halal della tradizione musulmana, si perdono dietro al demagogo Jean Luc Melenchon, quello che alla Bastiglia reclama la testa dei ricchi per una riappropriazione del di lor maleodorante denaro... "La Francia delle rivoluzioni sta tornando!" proclama Melenchon, ben sapendo che come ex notabile del Partito Socialista ed ex senatore con pretese intellettuali, un appartamento a Parigi e una casa in campagna, lui stesso non è che l'incarnazione dell'elite repubblicana francese.


Laurence Parisot, che dirige la Medef, accusa Melechon di ridare lucido a dolorosi e antichi ricordi del Terrore, ma il provocatore della sinistra radicale è irriducibile, e ripete che il nuovo 1789 è alle porte. Meno male che almeno l'eroe del Maggio 1968, Daniel Cohn Bendit, dice la verità, e cioè che "la vita non è semplice come un comizio di Melechon".

Col clima economico ed elettorale che si fanno sempre più roventi, possedere denaro suscita a dir poco "sospetto". Tra le vittime, Elisabeth Badinter, scrittrice e filosofa femminista, decana della sinistra, nonché erede della fortuna di Publicis, sotto tiro per aver approvato un consistente bonus a favore del boss dell'agenzia Maurice Levy. Certo i francesi non devono commiserare gente così favolosamente ricca, ma nemmeno pensare che siano causa di tutti i mali del Paese.

La Melechon Mania sarebbe a suo modo anche divertente se non contaminasse il dibattito politico tradizionale. E nel mezzo di un bailamme nel quale tutti si agitano per dare la colpa delle sciagure francesi alle banche bastarde e all'oscuro mondo della finanza internazionale, nessuno dei principali candidati ha un progetto credibile per abbattere il debito e dare un taglio deciso all'ostinata disoccupazione...

Nonostante le pretese, il capolista socialista Francois Hollande non è né Francis Delano Roosevelt né John Maynard Keynes. Il suo programma consiste nel riportare l'età pensionabile a 60 anni, creare 60 mila posti di lavoro nell'istruzione e tenere conferenze stampa presidenziali semestrali. Il Presidente Sarkozy è forse più responsabile dal punto di vista finanziario, ma non è migliore. E quando ha buttato là che la Francia dovrebbe imitare in economia la solida Germania, i sondaggi lo hanno punito. Sarkozy ha provato a riprendere terreno su "Mr 75% di Aliquota Massima Marginale" Hollande in tutti i modi, fino a implorare la super ricca Carla Bruni, sua moglie, di farsi vedere in pubblico senza trucco e in abiti dimessi.

Far finta che dei soldi non te ne importa granché quando ne hai a pacchi deve essere una specie di passatempo nazionale condiviso. Poco materialismo e tanta passione per la cultura in Francia vanno molto, ma Hollande ha fatto del disprezzo per il denaro una falsa virtù, facendo leva su arcaici pregiudizi cattolici contro i cosiddetti nouveaux riches.

Ora, se vogliamo parlare di privilegi radicati, lo stesso Hollande è valido rappresentante della piramide accademico-politica repubblicana al potere in Francia. La speranza socialista francese è infatti un laureato di uno delle più prestigiose Grandes Escoles, l’ENA, la scuola di alta specializzazione per politici e mandarini della pubblica amministrazione. Monsieur Normal Hollande ha iniziato la sua vita professionale come burocrate di alto rango. Ovvero con la condizione che garantisce a vita lo status cui aspira gran parte della gioventù francese.

In tutto ciò lo scandalo vero è che i candidati presidenti e la struttura di potere che hanno alle spalle sono la Nuova Aristocrazia della Vecchia Europa, che trae vantaggio da un fossilizzato sistema di privilegi e protezioni, che favorisce i figli dell’elite parigina, usciti tutti dalle stesse scuole. Per gli altri, per i francesi "qualunque", e in modo particolare per i figli degli immigrati che popolano le periferie, non c’è che l’esclusione, mentre del principio di "uomo o donna che si è fatto da solo/a" quasi non se ne sa più nulla.

La storiaccia degli appartamenti popolari nei quartieri centrali della capitale dati in affitto a politici finanziariamente ben messi e a loro collaboratori ha fatto emergere il marcio del sistema. Se Sarkozy perderà sarà anche perché il President arriviste ha infranto il sacro codice che vieta l'ostentazione della ricchezza. Se Dominique Strauss Kahn avesse saputo controllare il suo istinto alla molestia sessuale sarebbe stato sacrificato sull'altare del disprezzo ipocrita che i francesi nutrono per il denaro.

Francois Mitterrand era un presidente patrizio che viveva come un tempo vivevano i re, con case separate per famiglia ufficiale e famiglia segreta con amante e figlia. Mai nulla di tutto ciò ha scandalizzato i francesi, perché lui sapeva usare discrezione e understatement. E mai e poi mai ha commesso quello che in Francia è un peccato capitale: la volgarità.