22/05/2013
06/07/2012

Statali, posto fisso addio. Tagli a ospedali e tribunali

ROMA – Fine delle garanzie per i pubblici dipendenti. Dimezzate le province. Sindacati verso lo sciopero. Severino: ‘Riforma epocale’

ospI partiti dovranno attendere la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale per conoscere i contenuti del decreto di riqualificazione e riduzione della spesa, cioè la spending review. Toccherà poi a Camera e Senato approvare il provvedimento prima delle ferie d'agosto. Il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende da fonti governative, ha dato il via libera al decreto di attuazione della delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. 

Non sono tagli lineari aveva chiarito la scorsa notte Mario Monti nel presentare, dopo 7 ore di Cdm, la “seconda rata”della revisione della spesa pubblica. E’ lo stesso premier a dare le cifre, a sottolineare i risparmi destinati ai nuovi esodati, alla ricostruzione del post terremoto in Emilia, ad annunciare con soddisfazione che fino al luglio 2013 l'aumento dell'Iva è scongiurato. Il decreto legge lievita da 17 a 23 articoli nella sua versione finale anche a causa della decisione del governo di anticipare il taglio delle province già in questo provvedimento. Pesante “cura dimagrante” per gli ospedali italiani, via diciottomila posti letto, di cui la spending review è solo l'ultimo tassello.  

 Anche la riduzione degli uffici giudiziari comporterà consistenti risparmi. I costi per questa operazione di razionalizzazione saranno di entità di gran lunga inferiore rispetto ai vantaggi e ai risparmi che si otterranno a regime e che connoteranno il sistema giudiziario per i prossimi decenni. “Una riforma epocale, perché cambia la geografia giudiziaria del Paese, ferma all' epoca dell'unità d'Italia, quando si girava con le carrozze e non con i treni ad alta velocità” dichiara il ministro della Giustizia, Paola Severino. Notizie inquietanti per gli statali che perderanno le garanzie del posto e dello stipendio fisso. Il ministeriale potrà essere messo in mobilità obbligatoria, prendere l'80% dello stipendio e anche essere licenziato. 

Monti ha scelto di non negoziare mettendo in conto la protesta delle categorie, dei sindacati, degli enti locali e il disagio di chi in parlamento verrà chiamato a trasformare le misure necessarie e urgenti in legge. Non solo le forze d'opposizione ma anche Alfano, Bersani e Casini sono in attesa delle carte. Per Lega e Idv la risposta è già no. Lo stesso da Vendola che, a capo della rivolta dei governatori, parla di decreto ammazza Italia.

A queste posizioni si contrappongono l'adesione convinta dell' Udc, partito montiano per eccellenza e il sostegno del Pdl che vede realizzati dal governo tecnico molti degli obiettivi lanciati in campagna elettorale e impediti a palazzo Chigi dal dualismo Berlusconi-Tremonti e dai veti di Bossi. Bersani parla di luci e ombre e si preoccupa non poco dei tagli alla spesa sociale, in particolare al settore della sanità.