24/05/2013
19/05/2011


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti


X-Men - l'inizio [recensione]: L'obbedienza non è più una virtù
La morale mutante figlia dell'era nucleare

 

di Riccardo Corbò

 

 

 

Dalla "lettera ai giudici" di Don Milani, del 18 ottobre 1965. Don Lorenzo Milani è sotto processo, dopo una denuncia - per apologia di reato per aver sostenuto l'obiezione di coscienza - presentata da un gruppo di ex combattenti alla procura di Firenze:
"(...) A Norimberga e a Gerusalemme son stati condannati uomini che avevano obbedito. L'umanità intera consente che essi non dovevano obbedire, perché c'è una legge che gli uomini non hanno forse ancora ben scritta nei loro codici, ma che è scritta nel loro cuore. Una gran parte dell'umanità la chiama legge di Dio, l'altra parte la chiama legge della Coscienza. Quelli che non credono né nell'una né nell'altra non sono che un'infima minoranza malata. Sono i cultori dell'obbedienza cieca.

(...)  Claude Eatherly, il pilota di Hiroshima, che vede ogni notte donne e bambini che bruciano e si fondono come candele, rifiuta di prender tranquillanti, non vuol dormire, non vuol dimenticare quello che ha fatto quand'era «un bravo ragazzo, un soldato disciplinato» (secondo la definizione dei suoi superiori) «un povero imbecille irresponsabile» (secondo la definizione che dà lui di sé ora).
(carteggio di Claude Eatherly e GŸnter Anders - Einaudi 1962).

(...) Un delitto come quello di Hiroshima ha richiesto qualche migliaio di corresponsabili diretti: politici, scienziati, tecnici, operai, aviatori.
Ognuno di essi ha tacitato la propria coscienza fingendo a se stesso che quella cifra andasse a denominatore. Un rimorso ridotto a millesimi non toglie il sonno all'uomo d'oggi.
E così siamo giunti a quest'assurdo che l'uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L'aviere dell'era atomica riempie il serbatoio dell'apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente.
A dar retta ai teorici dell'obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell'assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore.
C'è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole.
Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.
A questo patto l'umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico."




Da "X-Men l'inizio", dialogo tra il futuro Professor X e il futuro Magneto, nella finzione cinematografica ambientato nell'ottobre del 1962. Gli americani e i russi hanno unito le loro forze missilistiche contro uno sparuto gruppo di mutanti per annichilirli. Magneto con i suoi poteri di manipolazione dei metalli, ha fermato le testate in volo, e le ha rivolte verso le navi militari da cui sono state lanciate:

Charles: "Erik l'hai detto tu, siamo uomini migliori. Questo è il momento di dimostrarlo. Ci sono migliaia di uomini su quelle navi. Uomini onesti, innocenti, buoni. Stanno solo eseguendo ordini."

Erik: "Sono stato già vittima di uomini che eseguivano ordini. Non lo sarò mai più".




X-Men - L'inizio
(X-Men: First Class in originale) è il film diretto da Matthew Vaughn appena uscito nelle sale italiane. Tra gli interpreti, James McAvoy nella parte di Charles Xavier (Professor X), Michael Fassbender nel ruolo di Erik Lehnsherr (Magneto) e un ottimo e istrionico Kevin Bacon nei panni di Sebastian Shaw, il capo dell'Hellfire Club.

Strano prodotto questo film, un insieme di alti e bassi sotto tutti i punti di vista. Altissime tematiche morali, storiche e sociali a cui si alternano interazioni tra personaggi degni di un telefilm americano giovanile di media qualità. Picchi di genialità narrativa e visuale, contrapposti a improvvisi montaggi tagliati con l'accetta, a occhi chiusi ed effetti speciali posticci.
Affascinanti personaggi e grandi caratterizzazioni, insieme ad altre figure con spessore e approfondimento degni di un manichino della Standa.

La somma del tutto rende comunque allo spettatore un film assolutamente gradevole e coinvolgente, che strizza l'occhio a chi dei fumetti non ha letto nulla e non ha probabilmente intenzione di leggerli mai, con rimandi allo stile (e alle donnine) dei primi film di James Bond e con richiami storici che accenderanno la scintilla della nostalgia nei non più giovani. Per chi è invece un appassionato lettore o ha seguito la precedente trilogia dedicata agli uomini-X, il film è disseminato di citazioni e di in-joke, assolutamente non fedeli ai personaggi visti nei fumetti, ma lasciamo ai siti specializzati il compito di discutere sul numero non corretto di lentiggini di Banshee da giovane.   


Quello su cui vogliamo invece soffermarci è il senso di estraniamento (anche positivo) che si prova vedendo inserite in un blockbuster molto "caciarone" tutte le  angosce e le storture morali degli anni '60 del secolo scorso. Quanti, tra il pubblico più giovane, distingueranno tra quello che è prodotto e finzione e invenzione narrativa e quello che è invece la base storica e reale su cui poggia il tutto?

Nella nostra realtà, dove sono andati a confluire le scoperte ed i brevetti ottenuti dagli scienziati nazisti? Dove sono andati a finire gli stessi scienziati nazisti? Dove è andato a finire tutto l'oro confiscato alle famiglie ebree? In quali banche? Di quali nazioni? Quali fabbriche tedesche dopo la guerra hanno prosperato grazie ai modelli produttivi sviluppati sotto il nazismo? Quale nazione ha vinto la corsa alla spazio, grazie al fondamentale contributo di Von Braun, uno scienziato nazista messo a capo della Nasa?
 
Gli X-Men, nella finzione narrativa, sono i figli dell'atomo, dell'era atomica. Che fuori dalla finzione, nasce dagli esperimenti nucleari americani, dai loro bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, dallo sfruttamento energetico con le centrali nucleari in epoca di "pace". 
Sempre fuori dalla finzione, l'America, appena finita la II Guerra Mondiale, da una parte contribuisce a montare il processo di Norimberga, mentre dall'altra ingloba con l'Operazione "graffetta" nel suo sistema scientifico e spionistico moltissime eminenze naziste, assolutamente ritenute necessarie per battere i Russi.



I restanti ed inutili vertici del partito nazista, vengono processati e condannati a Norimberga, e a nulla valgono le dichiarazioni di difesa degli imputati, che sostengono di essere soldati e di avere soltanto "obbedito agli ordini". Come per il soldato che ha materialmente sganciato la bomba su Hiroshima, liberando gli orrori atomici.  Ma in quel caso la motivazione invece è valida, è accettata da tutto il mondo occidentale.

Si torna quindi, alla fine del film, al dilemma morale che è proprio di  ogni uomo  moderno: quando i responsabili sono l'intera umanità, che chiude gli occhi di fronte a genocidi, agli orrori e incidenti nucleari, oppressione e sfruttamento del più debole - purché siano i "nostri" ad esserne i fautori,  che differenza c'è tra la scelta di Erik, che si trasforma in Magneto e decide di combattere tutto e tutti, diventando agli occhi del mondo civile un terrorista, e la scelta di Charles, che nel ruolo del Professor X, si rimette agli ordini del governo americano, avallando e sostenendo ogni scelta bellica della super potenza sullo scacchiere mondiale?