22/08/2019
23/10/2012

Tutta colpa dei figli del boom economico

STAMPA ESTERA - La generazione degli attuali pensionati e di chi sta per ritirarsi dalla vita produttiva lascia dietro di sé un'economia devastata. Cosa stiamo facendo per aggiustare le cose? Padri e figli si confrontano, a caccia dei veri colpevoli del disastro. Di Jim Tankersley

The Atlantic (USA), 5 ottobre 2012


Crescent Lake, Oregon. Mio padre mi ha insegnato a giocare a baseball, a fare le divisioni a memoria e a tornare quanto più spesso possibile da lavoro in tempo per cenare con i miei figli. Con mia madre ha fatto di tutto perché andassi al college e mi ha incoraggiato a seguire i miei sogni. Non si è mai lamentato del fatto che avessi intrapreso una strada diversa dalla sua. Anche ora che vive dall'altra parte del paese non manca mai di telefonarmi per farmi sapere come sta o solo per dirmi che mi vuole bene. 

Si chiama Tom, ha 63 anni ed è un uomo alto e magro, che fa l'avvocato in una cittadina dell'Oregon. Ha ancora qualche capello in testa e i baffi, senza i quali non l'ho mai visto, sono passati dal bruno all'argento. Le battute con le quali ha tormentato me e mio fratello per tutta la vita si sono evolute nelle barzellette più divertenti che mio figlio di 6 anni abbia mai sentito. Gli voglio molto bene, anche se ha sempre avuto la meglio in tutte le discussioni che abbiamo affrontato (tranne due)  e anche se dal punto di vista statistico e generazionale è un parassita. Ecco. E' questa l'accusa che gli ho mosso un bel giorno che me ne stavo ad ammirare il panorama paradisiaco del Pacifico nord occidentale. E ho incaricato un avvocato di fiducia, cioè lui, per rappresentare legalmente un cliente veramente difficile: l’intera generazione dei figli del boom economico, in un processo che pensavo sarebbe stato per me una ‘passeggiata’. 

In rappresentanza di tutte le generazioni a venire, accuso formalmente mio padre e tutti i parassiti suoi coetanei di aver infranto il sacro patto che vuole che ogni generazione lasci ai figli un paese migliore di quello che aveva, a sua volta, ereditato. 
Ed eccoci là, sulla riva assolata di un lago. Due adulti della classe medio alta, entrambi laureati, pronti ad affrontare l’eterna guerra generazionale. Mio figlio in acqua con la nonna, intorno a noi gente stesa a prendere il sole, in lontananza le cime dei monti innevati. Nell'aria odore di abbronzante e cani bagnati. Mio padre tornava col pensiero al paese che lo attendeva quando si è laureato. "Avvertivo le enormi potenzialità, anche se in giro di posti di lavoro ce n’erano pochi"... 

Partono le mie accuse; lui fa poco e niente per difendersi. I fatti, per come li vedo io, stanno così, pari pari: I figli del boom economico hanno ereditato dai loro avi l'equivalente di un salmone, che hanno spolpato ben bene fino a lasciare ai discendenti diretti poco più delle lische. Per farla breve, i coetanei di mio padre, ovvero i nati tra il 1946 e il 1964, i cosiddetti ‘baby boomer’, stanno raccogliendo molto più di quanto non abbiano seminato. Hanno avuto la fortuna di laurearsi in uno dei periodi di maggiore espansione economica nella storia d'America. Hanno avuto bisogno di studiare meno per accedere a un salario decente, senza contare che gli studi sono costati loro molto meno di quanto abbiano dovuto sborsare i loro figli e dovranno fare i nipoti. Uno stipendio solo era sufficiente per tirare avanti. Le aliquote fiscali federali sono diminuite costantemente, tranne rare eccezioni, dal momento che hanno fatto il loro ingresso nel mondo del lavoro; le pensioni si sono moltiplicate. In quasi ogni momento della loro vita, questi americani hanno scelto di scaricare il peso di quei tagli fiscali e di quelle spese sulle spalle delle generazioni future.  

Tra quando i primi ‘baby boomer’ hanno iniziato a lavorare e l'anno scorso, quando  hanno cominciato a prendere la pensione, la media del Dow Jones industrial è cresciuta di dodici volte (il trend di crescita per i dodici anni a partire da quando ho fatto l’ingresso nel mondo del lavoro io, indica che sarà esattamente il doppio per quando andrò in pensione). Lasceranno la vita produttiva decisamente più ricchi di quanto non sia successo ai loro genitori, con ben altre promesse da parte di chi governa. I figli del boom saranno la prima generazione di pensionati a godere dell’assistenza sanitaria pubblica per anziani; e siccome le rendite previdenziali crescono più rapidamente dell'inflazione, si avvarranno di pensioni più generose rispetto ai loro genitori, in pratica, a spese dei loro figli. L'anno scorso l'Urban Institute ha stimato che una coppia che abbia sempre guadagnato salari medio alti e che va in pensione nel 2011, nell'arco della vita avrà maturato 200 mila dollari in più di pensione e assistenza medica di quanto non abbia versato di imposte per alimentare i due sistemi.  

Chi è già pensionato e chi sta per andare in pensione lascerà ai discendenti un disastro. Il tasso di disoccupazione giovanile è a livelli storici; la competizione a livello globale è più forte che mai e le istituzioni americane non hanno saputo adeguarsi per preparare le nuove leve del mondo del lavoro alle nuove sfide. I figli del boom economico hanno alzato il reddito dei ricchi e ristretto la classe media; non solo, perché a causa di un uso superficiale dei prestiti e di imprudenti operazioni di finanza creativa, hanno spinto l'economia nella peggiore recessione degli ultimi 80 anni. Il Pew Research Center ci informa che le famiglie della classe media sono oggigiorno il 5% meno ricche di quanto non fossero i loro genitori alla stessa età, anche se probabilmente gli stipendi che entrano in casa sono due. Sempre secondo la Pew, sembrerebbe che chi ha tra i 55 e i 64 anni è più ricco del 10%, anche in tempi di Grande Recessione, di quanto non siano stati gli americani di quella fascia di età nel 1984. E chi invece ha meno di 35 anni è il 68% meno ricco dei coetanei nel 1984.

I ‘baby boomer’ hanno messo in piedi un sistema economico nel quale i giovani devono necessariamente avere un'istruzione universitaria per poter almeno aspirare alla classe media o meramente per tentare di rimanere nella classe media nella quale sono cresciuti. Ma sono gli stessi figli del boom economico, al potere e alla guida delle università private, che hanno pompato a livelli stratosferici il prezzo di quella che, oggi, è la laurea obbligatoria. Le rette universitarie sono salite al doppio del tasso di inflazione. Al valore del dollaro di oggi, retta, vitto e  alloggio in un ateneo pubblico per un corso quadriennale costavano 6800 dollari l’anno nel 1967 contro i 13.300 di oggi. Nello stesso lasso di tempo il prezzo di un college privato è più che raddoppiato. L'aumento inchioda i neolavoratori giovani a un debito di oltre un trilione di $; lo studente medio contemporaneo chiede un prestito federale annuo per pagarsi gli studi al governo sei volte maggiore di quanto non chiedesse un collega del 1970. I ‘baby boomer’ hanno tenuto basse le imposte e fatto crescere il prestigio delle scuole che frequentavano; la generazione successiva affronta la vita con un fastello di debiti sulle spalle. Il tutto apparentemente per avere nulla in cambio. Oggigiorno, dice la Pew, gli uomini cresciuti nella classe media hanno la stessa probabilità di trovarsi a guadagnare di più o di meno dei loro padri (considerando l'aggiustamento dovuto all'inflazione). 

Quelli della generazione di mio padre hanno potuto usare combustibili fossili a buon mercato per quasi tutta la loro (lunga) vita lavorativa; il prezzo della benzina aumentava a tassi inferiori all'inflazione e a loro rimanevano soldi in tasca da mettere da parte o da spendere in cose che i loro figli non si possono più permettere. Siccome la benzina costava molto poco, ne hanno bruciata un sacco (mio padre non ha mai avuto una macchina che facesse più di 20 miglia con un gallone/8km x litro), riempiendo l'aria di anidride carbonica, al punto che gli scienziati temono possa far alzare la temperatura del pianeta di alcuni gradi. Il cambiamento climatico costerà miliardi di dollari, sia che tentiamo di adattarci o di modificarne l’andamento.
E non finisce qui. Perché è forse ancora più grave che i figli del boom, guidati da politici che li viziano giù a Washington, stiano lasciando un galoppante debito, al punto che i loro figli e nipoti lo dovranno ripagare con tasse più alte o benefici ridotti, o entrambi, se non vogliono che il paese vada in rovina. Far quadrare i conti futuri richiederebbe un aumento ‘immediato e perpetuo ’ di tutte le imposte del 35% con la contemporanea riduzione di tutti i benefit federali di un altro 35%, come ha calcolato l'anno scorso il Fondo Monetario Internazionale. E risparmiare ai ‘baby boomer’ un dolore del genere - come propone la maggior parte dei cosiddetti 'falchi del deficit' a Washington – renderebbe il conto drammaticamente più salato per tutti gli altri. Un documento pubblicato dagli economisti Richard Evans e Kerk Phillips della Brigham Young University, con  Laurence Kotlikoff della Boston University hanno pubblicato un documento a gennaio, dava le probabilità che l'economia americana faccia "game over" entro 30 anni 1 a 3. Nella loro definizione, "game over" significa che gli impegni del governo nei confronti degli anziani (grazie ancora, ai figli del boom economico) supereranno del 100% il reddito di tutti gli altri. In altre parole, tutti i giovani lavoratori in America non guadagneranno abbastanza per pagare quanto il governo deve ai loro genitori.
 
Dopo questo colpo, pensavo che l'avvocato coi baffi d'argento che è mio padre potesse non sapere come tirare fuori il suo cliente da un'accusa del genere. Ma mi sbagliavo. 

UNO A ZERO, PALLA AL CENTRO
Già alle medie mio padre sapeva che voleva fare l'avvocato. Era figlio di un militare dell'Air Force che progettava telecamere per aerei spia. E’ arrivato a Los Angeles all'inizio delle scuole medie e ha conosciuto mia madre a un ballo dell'YMCA. Mentre i colleghi dell'University of California (Santa Barbara) facevano saltare una banca per protestare contro la guerra in Vietnam, lui teneva gli occhi piantati nei libri e ha continuato a farlo fino alla laurea alla facoltà di legge. Grandi studi legali californiani e del Colorado lo volevano, ma lui preferì accettare un posto in un ufficio alla Corte Suprema dell'Oregon prima di andare a lavorare per uno studiolo a due in una cittadina di 10 mila abitanti, cresciuta intorno all'industria del legname e chiamata McMinnville, perché solo lì avrebbe potuto conciliare la passione per la Little League e l’impegno in parrocchia. Da ragazzo, quando lavoravo al quotidiano di McMinnville, mi capitava di passare da un bar in centro dove un paio di anziani intortavano mio padre in tutti i modi possibili. Gli impartivano lezioni di politica, tecnica di pesca e comportamento adeguato in chiesa. Ovviamente, facevano poi in modo che fosse lui a offrire il latte macchiato. Solo allora lo mandavano allo studio, con la raccomandazione di continuare a lavorare a lungo per pagare loro la pensione. Questo aneddoto potrebbe costituire la Prova Numero Uno da esibire nel corso della difesa, che mio padre stava per sostenere a favore del cliente 'Generazione baby boomer', ovvero che ‘anche lui non ha ereditato granché dalla generazione precedente’. 

E infatti, eccola. Primo: respinge ogni accusa nei confronti dei coetanei e dei miopi politici per tutto il male che hanno fatto nel paio di decenni appena passati. Secondo: sostiene che i ‘baby boomer’ hanno fatto più bene che male. Ovvero: la Generazione Precedente, la schiera dei genitori dei ‘baby boomer’, ha pagato molto meno per previdenza sociale e assistenza sanitaria pubblica per anziani di quanto non abbia avuto in cambio (che è vero). Non ha fatto niente per ridurre o contenere l'inquinamento, preservare le risorse naturali o fermare la crescente e pericolosa dipendenza dai combustibili fossili. Ma ribatte che "nessuna delle generazioni passate aveva una Legge per l'Aria Pulita o per l'Acqua Pulita", mentre la sua le ha volute entrambe (anche questo è vero). 

PARASSITI
Dopo cena quella sera al lago, mio padre, con addosso una camicina azzurra a stampe tropicali, si è divertito a tirare due colpi con la sua carabina di precisione. “Quelli che erano al governo a un certo punto hanno smesso di collaborare alla soluzione dei problemi”, mi dice. “Le grandi aziende hanno cominciato a pensare solo al profitto, senza curarsi del tenore di vita di chi lavorava per loro. Intanto la gente aveva cominciato a spendere soldi che non aveva, a firmare mutui che non poteva permettersi e a perdere la pazienza se le gratifiche non arrivavano. Di chi è la colpa dell’abbandono culturale della responsabilità personale? Io non lo so” mi dice sorpreso, per altro, di avere ancora qualche aspirazione nei confronti di  pensione e assistenza sanitaria. "Avevo la sensazione di pagare un sacco di soldi che sarebbero poi spariti in un calderone. E invece pare che qualcosina mi tornerà indietro". Si lamenta che "nessuno" vuole pagare tasse per i servizi o per adeguare i medesimi. Bolla come "scandalosa" e dice che l’hanno fatta "non per sua scelta" una delle leggi più temerarie di tutti i tempi in fatto di fisco, ad opera proprio di un ‘baby boomer’ - la decisione del Presidente George W. Bush di intraprendere due guerre fuori dai libri contabili senza aumentare le tasse né tagliare le spese per finanziarle.   

Poi arriva il colpo basso.
“Non è scritto da nessuna parte che tuo figlio debba crescere con la prospettiva di godere di condizioni economiche favorevoli come quelle che hanno avuto i suoi nonni. L’economia cambia secondo schemi imprevedibili”, mi dice. “Ah, e poi quella storia delle opportunità rubate alla tua generazione. Vale solo per i maschi bianchi”.
Nel corso della sua vita, mio padre ha infatti visto migliorare considerevolmente condizione e prospettive di donne e minoranze, soprattutto nelle fasce ad alto reddito,  come per esempio nelle professioni legali (la primavera scorsa un quartetto di economisti di Stanford e dell'Università di Chicago scriveva: "Nel 1960 il 94% dei medici era maschio e bianco, come il 96% degli avvocati e l'86% dei manager di azienda. Nel 2008 erano diventati rispettivamente il 63, il 61 e il 57%). Lo sviluppo del commercio ha aiutato a migliorare le condizioni di vita in Africa, Brasile, Cina e nei paesi in via di sviluppo (secondo la World Bank quest'anno il 22% della popolazione dei paesi in via di sviluppo vive con 1,25$ al giorno o meno, contro il 52% del 1981). Mio padre non ha nessuna intenzione di scusarsi per questo, mi fa sapere. 

Provo a riportare la mia requisitoria sulle critiche dirette: la sua generazione ha potuto comprare case a prezzo molto più basso di quanto non possa succedere a me; non ha fatto niente per liberarsi dalla dipendenza dal petrolio; si è presa le rendite finanziarie, le esternalità ambientali e creato il deficit di bilancio, lasciando a noi il conto da pagare. Ma lui nega.
"In democrazia si dice che ognuno ha il governo che si merita" è il suo colpo di jujitsu verbale ben assestato. "Ed è colpa tua se non hai saputo dire basta a tutto ciò. In fin dei conti è un bel po' che hai la facoltà di votare. O no?"
Era ormai sera e quella che doveva essere solo una difesa era diventata dileggio puro. “Embè?”, mi chiede. “E se anche fosse che è colpa della mia generazione? A che ti serve saperlo. Vuoi trarne una lezione o cosa? Oppure tutto quello che sai fare è puntare il ditino?"
Allora ho capito. Stava vincendo lui.

SECONDO ROUND, il giorno dopo
Dopo una giornata all'aria aperta, chiamo mio figlio Max per farmi dare una mano a pulire. Gli spiego che si deve sempre lasciare pulito perché potrebbe arrivare qualcuno dopo di noi e qualcun altro dopo ancora. Gli dico che è il primo dovere del campeggiatore.
"Chi te lo ha detto?" mi chiede. "Tuo nonno" gli rispondo. 

Ripiombo nel pieno del mio processo alla Generazione dei Figli del Boom Economico, quelli che hanno sempre dichiarato di voler fare del mondo un posto migliore. Decido che la difesa di mio padre è stata velata di ipocrisia. Loro sono stati i più idealisti del secolo, ma anche quelli che sapevano benissimo da decine di anni su quali strade l’America si era buttata in fatto di fisco, economia e ambiente. Come si conciliano in loro tanta saggezza e tanta incapacità di agire? 

Tornato a casa, mi metto a raccogliere prove e dati statistici da allegare alla mia causa (a proposito, grazie papà per aver richiesto il Wi-Fi anche nella casetta al lago). Ho capito che su alcuni punti devo dargliela vinta.
Devo ammettere che i ‘baby boomer’ non sono stati solo un disastro, perché hanno ottenuto grandi conquiste per le donne, per le minoranze e i disabili, che hanno visto riconosciuti diritti dai quali, se stiamo tutti un po' attenti, non potremo più tornare indietro. Le donne possono finalmente scegliere la carriera di avvocato o scienziato e gli afroamericani possono diventare presidenti degli Stati Uniti. Dei ‘baby boomer’ ci hanno fatto avere Apple e Microsoft e la serie di Guerre Stellari. Per un bel po’ hanno fatto crescere  l'economia e un paio di volte, alla fine degli Anni '90, hanno anche ottenuto il pareggio di bilancio. Ma le cifre sul mio laptop mi dicevano che si trattava di progressi effimeri, perché i nostri “eroi” hanno scelto la gratificazione a breve termine laddove avrebbero avuto l'opportunità di garantire un futuro migliore alle generazioni a venire. Farò a questo punto il classico esempio di quando, nel 2001-2003, hanno votato per il taglio delle tasse, invece di dirottare i surplus di bilancio della fine degli Anni '90 sul sociale che ne aveva un bisogno terrificante, una mossa che secondo uno studio del Dipartimento di Bilancio del Congresso ha innalzato l'aliquota fiscale per le future generazioni dal 29 al 53%. Poi hanno iniziato a prendere grossi prestiti per far fronte alle incertezze dell’incipiente nuovo millennio e, così facendo, hanno gonfiato una bolla immobiliare che, scoppiando, ha messo in moto la Grande Recessione. Negli ultimi dieci anni la crescita dei redditi medi per donne e minoranze è stata lentissima. L'afroamericano tipo oggigiorno possiede una ricchezza inferiore a quella dei suoi genitori, secondo la Pew. La partecipazione alla forza lavoro da parte delle donne quest'anno ha toccato il minimo dal 1991. 

E veniamo al Congresso, punto sul quale speravo di sferrare il colpo finale per  vincere la mia causa. I ‘baby boomer’ hanno eletto i leader che oggi stanno paralizzando Washington, senza contare che quei leader sono a loro volta in gran parte ‘baby boomer’. I coetanei di mio padre sono stati la maggioranza generazionale in ogni Congresso dal primo mandato di G.W. Bush. Dal punto di vista elettorale i figli del boom economico partecipano alle elezioni in percentuali molto alte. L'Ufficio per il Censimento dice che nel 2010 c'erano 81 milioni di americani di età compresa tra i 45 e i 64 anni, dei quali più della metà si erano iscritti per votare. Il 43% dell'elettorato, ovvero quasi quanti sono quelli tra i 25 e i 44 anni e quelli oltre i 64 anni insieme! Raggiante chiamo mio padre e gli faccio vedere queste cifre.
"Guarda, gli faccio. Quel governo che tu dici sta paralizzando l'America. Siete voi!"
"Caxxo!" è costretto ad ammettere...(CONTINUA)