20/07/2019
06/03/2012

Rossella Urru
Il punto della
situazione

Quella che si sta vivendo è una delle fasi più delicate della vicenda. La cosa migliore che si può fare è non intralciare in alcun modo il lavoro dell’Unità di Crisi. Nell’attesa però va tenuta viva quella grande mobilitazione che è riuscita a squarciare la cortina di silenzio che era calata sul rapimento

Rossella: annunci e smentite non devono fermare la mobilitazione    
di Ottavio Olita per Tg3Web


In poche ore i familiari di Rossella Urru sono passati dall’immensa gioia dell’annuncio della liberazione della ragazza, alla più brutale disillusione, derivata prima dai silenzi ufficiali, poi dalla smentita da parte di fonti giornalistiche. Ora vivono, impauriti, interminabili ore d’ansia.

Poco prima del mezzogiorno di sabato una fonte giornalistica della Mauritania, subito ripresa da Al Jazeera, annunciava che Rossella, insieme con un militare mauritano, era stata scambiata con un militante di Al Qaeda. Festosi e strombazzanti cortei d’auto a Samugheo, il paese dell’oristanese in cui Rossella è nata e in cui vivono i genitori e i due fratelli. Anche la Questura di Oristano sembra che confermi la notizia.

Passano meno di due ore. Margherita Boniver, inviata speciale della Farnesina, che 48 prima aveva concluso una missione, proprio in Mauritania, per favorire la liberazione di Rossella, raggiunta al telefono da vari giornalisti dice di non saperne nulla. L’unità di crisi del Ministero degli Esteri tace. Anche il console onorario d’Italia in Mali afferma di non essere informato dell’esistenza di novità.

Nel pomeriggio, a gelare le prime speranze, si aggiunge una notizia battuta da France Press. Non solo viene smentita l’avvenuta liberazione, ma si afferma che i sequestratori, per liberare Rossella e i suoi due colleghi spagnoli rapiti con lei, chiedono 30 milioni di euro o di dollari. Mentre le fonti private di molte testate giornalistiche continuano a ricevere conferme dell’avvenuta liberazione, il sito Sahara Media smentisce che ci sia stato lo scambio tra prigionieri di cui si era parlato meno di dodici ore prima.

La confusione è totale ed alimenta i sospetti su quanto sta accadendo. Il principale è che la banda responsabile del rapimento avrebbe realmente liberato Rossella consegnandola ad un mediatore che, una volta inseritosi nell’operazione, si sarebbe ritagliato un proprio ruolo con richieste aggiuntive. E su questo sarebbe stata aperta una seconda fase di trattativa. Esistono anche altre versioni, ma è inutile starle ad inseguire perché la dietrologia, in questo dramma, è l’ultimo degli esercizi da praticare.

Quel che appare incontrovertibile è che si sta vivendo una delle fasi più delicate della vicenda e la cosa migliore che si può fare è non intralciare in alcun modo l’egregio lavoro fin qui svolto dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri. Nell’attesa bisogna continuare a tenere viva quella grande mobilitazione di cittadini, di operai, di parrocchie, di studenti e insegnanti, di enti locali che è riuscita a squarciare la cortina di silenzio che era calata sul rapimento. Le ultime, in ordine di tempo, di queste iniziative, sono state la pubblica assemblea svolta in Piazza del Campidoglio, alla presenza del sindaco di Roma Alemanno e del padre della giovane cooperante, durante la quale è stato srotolato ed esposto ad un balcone un grande striscione con la foto di Rossella; il corteo delle maschere tradizionali tenutosi a Tricarico, in Lucania, a conclusione dei festeggiamenti del carnevale e durante il quale è stato rinnovato l’appello per la liberazione di Rossella.

Fra due giorni sarà la Giornata della Donna, ricorrenza che l’assemblea nazionale di Articolo 21 svoltasi a Roma venerdì e sabato scorsi ha deciso di dedicare proprio alla ragazza che da 132 giorni è in mano a rapitori che non hanno avuto alcun rispetto per l’azione umanitaria da lei svolta a favore del popolo Saharawi profugo in Algeria. Speriamo che entro quella data Rossella possa riabbracciare i suoi cari e i colleghi con i quali condivide una straordinaria missione di solidarietà.

L’8 marzo di quest’anno, oltre ad indicare Rossella e i tanti giovani  impegnati come lei per il miglioramento delle condizioni di vita dei dimenticati quale modello per costruire un’Italia diversa, meno egoista e più aperta al mondo, dovrà anche essere l’occasione per ricordare e condannare tutte le violenze, i soprusi, gli abusi che subiscono le donne, spesso nel silenzio dei media. Come stava avvenendo per Rossella, finché non se ne sono occupati Geppi Cucciari dal palco di Sanremo e poi Fiorello sul web, e come continua ad accadere, ad esempio, per Maria Sandra Mariani, rapita il 2 febbraio 2011 sempre in Algeria, durante un viaggio turistico, e della quale non si hanno notizie.