22/10/2019
05/11/2012

L'appello dell'operaia cinese che spopola in rete

STAMPA ESTERA - Pechino, la protesta video di un'operaia che imita lo stile burocratico ufficiale per chiedere il pagamento degli arretrati ha registrato quasi due milioni di visualizzazioni e incontrato la solidarietà dei mezzi di informazione. Di Keisuke Katori

Asahi Shimbun (Giappone), 5 novembre 2012


Nel video, che dura quasi cinque minuti, una donna di mezza età, che si presenta come Miao Cuihua, parla su uno sfondo azzurro con alcune scritte e si dice portavoce della protesta a favore dei “nonmingdong” (come venivano chiamati un tempo gli operai migranti). "Affronteremo rigorosi negoziati per proteggere i legittimi interessi dei lavoratori" dice, ma pur parlando con tono burocratico, usa un cinese zoppicante con accento fortemente dialettale. La donna chiede che vengano pagati gli ingenti arretrati agli operai impegnati nella costruzione del cimitero di Tjanjin.

A quanto pare alla donna hanno dovuto insegnare persino la pronuncia esatta delle parole da usare, perché avrebbe frequentato solo i primi due anni delle scuole elementari. Il suo video, però, è stato visualizzato 1 milione e ottocentomila volte. I media sono stati in gran parte solidali con la straordinaria forma di protesta via internet, dimostrando di aver capito quale sia la realtà al di là del video, nonostante una portavoce che si dice ufficiale, ma in abiti dimessi e che parla male il cinese mandarino, possa di primo acchito produrre un involontario effetto comico. "Ma cè una tragedia oltre la comica" ha detto un notiziario. 

L’autore del video è un fotografo free lance che ha dichiarato al Beijing News di essersi ispirato al video di una conferenza ufficiale governativa sulla disputa nel Mare Meridionale Cinese. "Avevo già fatto tutto, azioni legali e petizioni, tutte finite in un nulla di fatto. E’ triste costatare che internet sia ormai più efficace di una richiesta ufficiale". 

Secondo il Dipartimento di Statistica Cinese nel 2011 in Cina c'erano qualcosa come 250 milioni di migranti “nongmingong”, che con il loro lavoro hanno contribuito allo sviluppo economico del Paese. Succede purtroppo che molti lavorino senza contratto e in pessime condizioni, al punto che i salari non pagati sono diventati un'emergenza sociale. Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche cinesi gli arretrati non pagati ai “nongmingong” ammontano a 100 miliardi di yuan o 16 miliardi di dollari. Alcuni lavoratori esasperati hanno anche fatto ricorso a proteste estreme per ottenere le somme dovute: hanno occupato la gru di un cantiere e assediato l'auto di un datore di lavoro. Si parla di arresti e persino vittime