20/03/2019
24/02/2011


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Intervista a Paolo Di Orazio
Fumetto, orrore e Latte e i suoi Derivati


Paolo Di Orazio, sceneggiatore di fumetti, musicista, personalita’ eclettica e agitata,  e’ nato a Roma nel 1966. Da un re-incontro improvviso su Facebook, scopriamo che attualmente e’ caporedattore presso Kawana e da un breve saluto in chat parte una lunga chiacchierata sui comics, l’orrore, la batteria e le amicizie perdute.


TG3 Comics: Paolo, raccontaci cosa è Kawana.
Paolo Di Orazio: Kawama è un nuovo marchio editoriale creato da Dino Caterini (disegnatore, illustratore e poi fondatore della Scuola Internazionale di Comics da 30 anni) e lo sceneggiatore di fama internazionale Roberto dal Pra'.
Dino e Roberto hanno puntato al progetto da edicola "iComics" per ripristinare l'attenzione del pubblico alla lettura popolare del fumetto d'autore.
 "iComics" distribuito nelle edicole da maggio 2010, propone autori internazionali e i migliori talenti sfornati negli anni dalla Scuola.

TG3 Comics: Puoi farci qualche nome?
Paolo Di Orazio: Carlos Trillo, Lucas Varela, Diego Agrimbau e Gabriel Ippoliti, ma anche Giorgio Cavazzano, Alessandrini e Serpieri, tra riproposte e lavori inediti.
Tra i nomi nuovi, Riccardo Torti, Moreno Dinisio, Matteo Berton, Fabrizio De Tommaso. 

TG3 Comics: Come è la risposta del pubblico, come gradimento e sostenibilità economica del progetto?
Paolo Di Orazio: Piuttosto buona. Le vendite sono oscillanti ma promettono bene.
Diciamo che le cose si assesteranno col cambio di perdiodicità da bimestrale a mensile, con abbassamento del prezzo di copertina.
Quindi, da aprile il nostro grande contenitore diventerà più abbordabile e più incline alla fidelizzazione.


TG3 Comics: Che generi di fumetti ospita, e a chi si rivolge?
Paolo Di Orazio: Il target è ampio, diciamo 16-40, il formato è grande, da rivista, e si rivolge a un pubblico dai gusti eterogenei, ai cultori del fumetto e probabilmente anche ai lettori occasionali.
"iComics" propone storie western, avventurose, spionaggio, comiche e grottesche. Assolutamente bandito il sesso esplicito e la volgarità gratuita.

TG3 Comics: La rivista presenta serie o storie autoconclusive, o un misto?
Paolo Di Orazio: Pubblichiamo sia storie a puntate, che autoconclusive, a colori e in bianco e nero.
Inoltre proponiamo approfondimenti sugli autori e una innovativa interfacciabilità attraverso l'inserimento in pagina dei codici QR per chi è devoto all'interattività.
Accanto alle tavole disegnate, appare un codice a barre che, fotografato con cellulari di ultima generazione, rimanda a weblink di interviste relative agli autori e ai redattori.

TG3 Comics: Avete anche una interattivà reale col pubblico su  facebook, rispondete, interagite in presa diretta con i lettori?
Paolo di Orazio: Per ora ci stiamo lavorando, già mettere in piedi una rivista è un miracolo... ma è il nostro obiettivo.
L'intento è quello di creare attraverso una rivista e il suo fascino su carta, una comunicazione totale col pubblico, oggi inevitabile, col web.

TG3 Comics: Ci hai parlato di giovani talenti e giovani promesse. Sono solo gli allievi della Scuola o siete aperti a proposte anche esterne?
Paolo Di Orazio: Ci sono anche proposte esterne di disegnatori e sceneggiatori che mi procaccio setacciando il web. Naturalmente non è facile: chi è bravo ha già molti impegni anche se non è un nome conosciuto nel mercato italiano (molti disegnatori trovano grande spazio lavorativo lavorando per case editrici estere).

TG3 Comics: sappiamo che fuori dalla “scuderia” Bonelli è  difficile per un autore avere un riscontro economico che gli permetta di dedicarsi in toto al mestiere: la vostra casa editrice, per i giovani talenti, è piu' intesa come una vetrina, o può essere considerata un'entrata nel mercato del lavoro nel mondo del fumetto a tutti gli effetti?
Paolo Di Orazio: Certamente la casa editrice è giovane e non può ancora permettersi investimenti da colosso. E' una buona vetrina perché comunque il nostro marchio editoriale spende decine di migliaia di euro l’anno in pubblicità sulle principali testate nazionali, come
il «Corriere dello Sport» e «Il Messaggero». Tutto in vista di una crescita collettiva.
Ci tengo a chiarire che nessuno lavora gratis, con Kawama.

TG3 Comics: Beh, e' una notevole dichiarazione, anche coraggiosa, di questi tempi.
Paolo Di Orazio: Certo, nulla da nascondere. I giovani hanno bisogno di farsi conoscere e hanno volontà di lavorare per una buona vetrina e i professionisti consolidati 
desiderano che molte storie pubblicate nel passato vengano restaurate e divulgate alle nuove generazioni.

TG3 Comics: Però i professionisti hanno ormai gli strumenti e la conoscenza del mercato e alla fine fanno le loro scelte in piena serenità. Capita invece che ci siano realtà che non siano del tutto chiare con gli esordienti o non mantengano impegni...
Paolo Di Orazio: Per dirla fuori dai denti: Kawama paga tutti. Non prezzi da capogiro, ovvio, siamo agli inizi e le spese sono altissime. L'autore che non se la sente, sceglie di non restare in squadra e si dirige altrove: amici come prima. Certo è che per non prendere una cifra bassa, molti disegnatori incappano in certi editori più affermati che né pagano, né concedono contratti editoriali onesti, rubando diritti in maniera meschina.

TG3 Comics: Oltre a iComics cosa bolle in pentola?
Paolo Di Orazio: Naturalmente, forte del mio passato legato a grandi successi con il pubblico dei lettori horror, ho proposto a Kawama il mio progetto di rivista sull'orrore.
In questi giorni è in via di realizzazione. Uscirà ad aprile, dopo anni (20) in cui mi sbatto per realizzarlo.

TG3 Comics: Che formula editoriale avra’?
Paolo Di Orazio: Target: 16-40, come sopra. Grande formato, 80 pagine a colori e bianco e nero. Fumetti, rubriche, articoli e racconti, ma anche humour nero.

TG3 Comics:  Perché il target di riferimento è fino ai 40 anni? Il grande fumetto popolare e le riviste d'autore di un tempo si rivolgevano anche a un pubblico di uomini serissimi di 50 e anche 60 anni, padri di famiglia che non si erano mai staccati totalmente dal fumetto.
Paolo Di Orazio: Assolutamente d'accordo. Apparentemente parto da un profilo ristretto. I giovani amanti dell'horror però si portano dietro anche gli estimatori di generazione avanzata, che troveranno pane per i loro denti.
Le storie a fumetti sono concepite con lo scopo di disturbare il lettore e affascinarlo contemporaneamente. Improntando poi un linguaggio maturo e pulito, come si leggeva nelle riviste degli anni 60 e 70, sono sicuro di non offendere nessuno, quindi: no parolacce, no sesso, nessuna forma di vilipendio alla religione né satira politica.
Risultato: nuove storie di zombi, orrori da appartamento, malefici, stregonerie, ma anche riduzioni da Poe, Lovecraft e Maupassant.

TG3 Comics: Perché questa scelta così forte di ritorno al passato e di controtendenza verso l'evoluzione del genere?
Paolo di Orazio: La mia controtendenza è sempre evolutiva. Le storie  per la mia nuova rivista sono concepite in chiave moderna: molta violenza fisica e concettuale,  ricerca di una certa classicità a livello di narrazione visiva.
Tagliamo via tutto quel che c'è stato dopo il Cronenberg de "Il Pasto Nudo", filtriamo il meglio del cinema estremo giapponese, lo contaminiamo con la graphic novel, recuperando la semplicità dei comics anni 60.

TG3 Comics: Però il sesso e una certa esplicità/volgarità almeno nelle scene era stato il punto di rottura delle riviste horror anni 90
Paolo di Orazio: Nella mia rivista cult «Splatter» di 20 anni fa non c'era sesso. Ma in quelle che sono andate male sì.

TG3 Comics: L’esperienza delle riviste horror di 20 anni fa, tu l'hai vissuta in prima linea. Ce la puoi raccontare?
Paolo di Orazio: Quando mi è stato proposto di coordinare "Splatter" e "Mostri" (Acme, 1989) ero al mio primo incarico in merito a una proposta popolare.

TG3 Comics: Di cosa ti occupavi prima ?

Paolo di Orazio: Scrivevo racconti e redazionali porno per mensili hard... un po' come Almodovar. Ma un giorno è arrivata la polizia e ha messo sotto sequestro la casa editrice (1987). Così mi sono beccato la prima denuncia…
Poi è arrivata la grande occasione: lavorare su un mensile horror.
L'editore è stato il mio ex insegnante di scuola di fumetto (1984), occasione in cui mi ero fatto già notare per le mie tendenze visionarie, nonché per la mia preparazione in fatto di fumetto horror. «Splatter», però, non avrebbe presentato horror, cioè racconti sul sovrannaturale.
Il mensile da edicola avrebbe pubblicato fumetti nuovi, sì, ma incentrati sull'ultraviolenza. Un successo epocale.

TG3 Comics: Da cosa nasceva questa ondata di orrore nei fumetti? Perché tu mi parli di “Splatter” ma ce ne furono a decine di epigoni. Dal successo di  Dylan Dog? Dai film di Freddy Kruger e il resto del filone dell'orrore che ebbe il culmine in quegli anni e poi si è praticamente dissolto?
Paolo Di Orazio: Esatto, la tendenza nasceva dalla popolarità di  quell’immaginario.
Dylan Dog ha ri-aperto la strada all'orrore con una formula ben precisa.
Freddy Krueger ha effettivamente inaugurato un horror più anarchico, mentre altrove, a Liverpool, Clive Barker stava preparando il rinascimento dell'horror, rendendo nobile la storia dell'orrore con lo splatter più spettacolare e scatenando la fame endemica e la generazione del nuovo horror per gli anni Novanta.
"Splatter" era la nostra testata targata Acme uscita nel peggior mese dell'anno, luglio.
Di solito, la gente è in vacanza e lontana dai capoluoghi. Ma nonostante le previsioni, il numero uno fu un successo clamoroso di venduto e apprezzamento. Arrivarono molte lettere in redazione a cui rispondevamo una per una, doni, regali e segni di infatuazione (lettere scritte col sangue, lamette, lettere baciate e timbrate col sangue).

TG3 Comics: A distanza di anni possiamo rompere uno dei più grandi tabu del mondo del fumetto? I numeri del venduto li possiamo dire?
Paolo Di Orazio: 25mila copie al mese. Il mio libro di racconti, "Primi delitti", distribuito in supplemento al mensile "Splatter", fece 6.000 copie di venduto al primo giro.
 Con l'interrogazione parlamentare contro di me, le copie arrivarono a 12.000 grazie a una sensazionalistica mobilitazione stampa in cui venivo accusato, grazie ai miei racconti, di istigare i giovani lettori ad uccidere...

TG3 Comics: Ci furono ripercussioni legali per te?
Paolo Di Orazio: No. Però i mensili della Acme dovettero apporre in copertina il divieto ai minori

TG3 Comics: Che alzò probabilmente ancora di più le aspettative nei giovani lettori...
Paolo Di Orazio: Inevitabile.

TG3 Comics: Che autori già celebri o esordienti allora e ora famosi, lavoravano con te su Splatter?
Paolo Di Orazio: Inaugurarono la collana Roberto dal Pra' e Attilio Micheluzzi con una storia inedita “Pezzi da collezione”.
Poi Bruno Brindisi, Peppe Ferrandino, Marco Soldi, Giancarlo Caracuzzo, Michelangelo La Neve, Roberto De Angelis, Trigo, Corrado Roi sotto pseudonimo per non far incazzare Sergio Bonelli.
 E moltissimi altri che ora non mi sovvengono ma che poi hanno trovato fortuna nella casa editrice di Tex, appunto, o in Francia.

TG3 Comics: Quanto duro' la cavalcata trionfale di Splatter e cosa le pose fine?
Paolo Di Orazio: Un anno e mezzo. A causa della Prima Guerra del Golfo in Kuwait, si avvertiva nell'aria una brutta tensione generale e la gente non aveva voglia di divertirsi con pagine intrise di sangue.
 Internamente, ci fu anche una bislacca amministrazione della casa editrice: qualcuno all'interno sballava i conti, e fece collassare tutto il meccanismo della Acme che teneva assieme 100 collaboratori e una decina di collane mensili.


TG3 Comics: comunque il mercato era saturo, da lì a poco chiusero tutti gli epigoni di Splatter che erano nati come funghi.
Paolo Di Orazio: Era saturo ma si poteva resistere, anche, anzi soprattutto tra brutti epigoni.

TG3 Comics: Perché allora non fu ripresa l'esperienza presso un diverso editore?
Paolo Di Orazio: Fui chiamato immediatamente dalla Granata Press già editrice di "Orient Express", ma la crisi investì anche loro e i lavori non iniziarono mai.

TG3 Comics: Non ci furono ritorni di fiamma nell'horror dagli anni 90 alla prossima testata?
Paolo Di Orazio: No. Ci provò la Comic Art con "Horror", e altri marchi stranissimi con testate assolutamente scadenti. Nulla che restò nella storia recente.


TG3 Comics: In realta' contenevano la Vertigo con veri capolavori, ma invece di capire e promuovere il potenziale di un linguaggio moderno del fumetto lo ancorarono all'orrore vecchio stile zavorrandolo e facendolo annegare inevitabilmente.
Paolo Di Orazio: Esatto. Questo discorso non funziona e ti porta al fallimento sicuro.
Ogni rivista deve avere il suo carattere, il suo pensiero e la sua coerenza intellettuale.
Non puoi mettere assieme fumetti come si fa con le masserie nel ripostiglio.

TG3 Comics: Ma proprio l'horror ha vissuto un momento di stop completo. Lo stesso Dylan Dog non lo si puo' piu' definire horror o tantomeno splatter tout court.
Paolo Di Orazio: L'horror è come la commedia. E' un sempreverde.
E' il mercato che impone le regole e i flussi.
Personalmente non ho mai definito Dylan Dog un horror. E' un seriale che metabolizza l'horror e lo splatter per una proposta popolare: la formula è azzeccata ed è accolta col meritato successo.
Le storie di horror integralista non ammiccano mai all'ottimismo. Dylan Dog è un personaggio che tutto sommato si prefigge, come ogni eroe dovrebbe, di “farsi amare” dal pubblico, tutto il resto è secondario. L'horror è sporco e maledetto, e questa è la mia proposta moderna per il prodotto che mi vedrà tornare in edicola.

TG3 Comics: pero' "maledetto" non implica anche che se la storia lo richiede, si parli di religione di politica o ci siano passaggi volgari? Pero' tu prima li escludevi a prescindere…
Paolo Di Orazio: volendo sì, ma tutto deve essere maneggiato con classe. Io devo essere ferreo per contenere l'anarchia degli autori.
Se devo parlare di un'orgia satanica devo farlo nella sua totalità, ma se mi lascio andare all'effetto speciale, al dettaglio goliardico, rischio di regredire al linguaggio digeribile da pochi lettori e offendere la sensibilità di molti. Io voglio proporre un insieme di storie violente, violentissime ma anche che abbiano uno sfondo di storia, di contrappasso, di ironia.
Nel mio romanzo posso parlare apertamente di necrofilia ma in un fumetto è sensato evitare le medesime visualizzazioni.

TG3 Comics: La tua è una scelta editoriale che si limita a questo tuo prodotto, o trovi che alcuni fumetti degli ultimi anni abbiamo travalicato alcuni limiti che non condividi?
Se parliamo di satira dissacratoria sulla religione, sulla politica… non so, conosci "Don Zaucker"?
Paolo Di Orazio: "Don Zaucker" mi piace da morire.
Sai... ogni progetto editoriale ha la sua connotazione e il proprio dogma.
 Le regole che impongo a un progetto editoriale, le sovverto completamente in un altro contenitore. Ed è quello che farò con un ulteriore progetto da edicola, sempre per conto di Kawama.

TG3 Comics: tra la rivista “Splatter” negli anni 90  e  prossima la misteriosa rivista horror, cosa hai combinato?
Paolo Di Orazio: ho suonato per quasi 20 anni coi Latte e i suoi derivati di cui sono artefice, ma non riconosciuto, fondatore. L’attuale formazione LSD e’ Claudio “Greg” Gregori: voce ; Pasquale “Lillo” Petrolo: voce; Fabio Taddeo: chitarra; Paolo Di Orazio: batteria e avatar.


TG3 Comics: Come sono i rapporti col resto della banda?
Paolo Di Orazio: Piuttosto orridi, per essere partiti come gruppo di amici. Quando è stato il momento di fare il grande passo verso il successo assicurato, c'è chi si è tirato indietro, favorendo l'eutanasia di un progetto che ci avrebbe resi milionari.

TG3 Comics: Il passaggio televisivo di Lillo e Greg e poi teatrale e radiofonico ha cambiato i rapporti tra di voi?
Paolo Di Orazio: Li ha cambiati moltissimo, anzi, soppressi. La loro carriera viene fuori dal lavoro mastodontico realizzato dalla band (1500 concerti in tutta Italia) e apparizioni televisive nei più importanti  tv show.
Tutto questo tagliando la testa a un gruppo di persone che per un decennio ha definito qualcosa che sarebbe divenuto il contro-emblema del rock italiano.



TG3 Comics: facciamo l'avvocato del diavolo: perche' il resto della band non ha saputo sfruttare il successo come lo hanno fatto Lillo e Greg?
Paolo Di Orazio: Perché  loro erano i frontman e il mercato non considera mai chi è “dietro”.

TG3 Comics: In effetti se nominiamo Lillo e Greg più o meno tutti sanno di chi stiamo parlando. Allora raccontacelo ora cosa erano invece i LSD e cosa ha fatto Paolo con la band
Paolo Di Orazio: Io ho fatto in modo che due talentuosi umoristi come Greg e Lillo si conoscessero. Ho convinto Greg a fare una band, e il nostro intento era quello di suonare qualcosa che fosse nelle nostre corde dissacratorie.
Personalmente, il mio apporto consisteva nel tracimare la mia follia nell'impatto sonoro, imprimendo una tendenza zappiana al repertorio. Le prove, lo stare insieme, erano una mutua miscelazione continua di idee. Questo conferiva alla band una energia praticamente inesauribile, che rendeva un concerto diverso dall'altro.

TG3 Comics: il nome chi lo ideo'?
Paolo Di Orazio: Greg, notando un furgoncino di trasporti alimentari con su scritto "Latte e Derivati".

TG3 Comics: quali piu' grandi successi possiamo ricordare dei LSD?
Paolo Di Orazio: "Ginoska", "Otto il Passerotto", "Me so' ngrifato".

TG3 Comics: Dove arrivaste, come vetta, in tv?
Paolo Di Orazio:
Maurizio Costanzo Show, Sanremo 1996, categoria Giovani, naturalmente sbagliando il brano da proporre ("Ginoska", un brano teatrale), Le Iene. Il concerto del Primo Maggio 96 e 2004.



TG3 Comics: cosa ruppe il meccanismo dei LSD?
Paolo Di Orazio: La proposta da parte delle major discografiche di lanciarci a livello nazionale con "Mick Jagger"  il pezzo più famoso (inedito) dei latte su Mtv, su un network nazionale, con un disco e un tour.
Meglio di così, per una band senza raccomandazioni non è pensabile.
Ma Lillo e Greg si rifiutarono di firmare i contratti, perché avevano già spianato la loro strada. E quindi, eccoci qua a parlare del passato.


TG3 Comics: insomma, finì del tutto l'avventura degli LSD?
Paolo Di Orazio: In realtà, no. Abbiamo sempre fatto serate, negli anni a seguire, ma concerti uguali nel tempo senza variazioni di sorta né obiettivi di alcun genere che non impegnassero più di un concerto.

TG3 Comics: come sceneggiatore, cosa hai continuato a fare invece in quegli anni?
Paolo Di Orazio: durante il periodo LSD non ho avuto il tempo e la testa di sceneggiare. Ho partecipato ad antologie di autori vari, con racconti inediti, per Rai, Addictions, Marenero e Urania.
Col tramonto sempre più abissale dei Latte, ho avuto modo di rientrare in editoria, nelle mie piene facoltà.
Nel 2007 ho ripreso a sceneggiare fumetti per Beccogiallo, RadioSherwood, Clair de Lune, Heavy Metal, fino ad arrivare al nuovo progetto che mi vedrà sceneggiare in maniera più continuativa.

TG3 Comics: C'e' altro da svelare, in proposito?
Paolo Di Orazio: Sempre in Kawama il buoquet dei progetti è ampio. Un mensile per piccini. Un mensile di controcultura e una collana di serie formato pocket. Tutto materiale inedito, naturalmente.

TG3 Comics: Ma volete rifare tutti da soli l'edicola tipo degli anni 70!
Paolo Di Orazio: Esatto. l'obiettivo è proprio questo. Io ci credo.
Lo sforzo è immane però sento che funzionerà.

TG3 Comics: e quando partira' la sfida, nelle edicole?
Paolo Di Orazio: Cominciamo proprio da Icomics che ad aprile 2011 diventa mensile. Segue a ruota il mio horror. A settembre le collane pocket...
... Suonano alla porta. Scusate. ...

Eccomi, era il corriere della paura. Mi ha consegnato una testa che avevo ordinato su eBay. Dal momento che ha fatto un lungo viaggio, vedo che è affamata.
Vado a prepararle qualcosa.
Magari vi dirò come andrà a finire ad aprile in edicola.