18/05/2013
19/04/2011

Cuba: la
svolta “cinese”

Si a investimenti stranieri, cooperative, piccoli contadini, usufruttuari e lavoratori autonomi

Si a investimenti stranieri, cooperative, piccoli contadini, usufruttuari e lavoratori autonomi. E' svolta a Cuba, dove il partito comunista nel corso del VI Congresso dice sì alle riforme economiche, fermo restando il principio base su cui il presidente Raul Castro continuerà a poggiare la politica economica del partito socialista: "seguirà il principio che solo il socialismo può vincere le difficoltà e preservare le conquiste della rivoluzione e che nell'aggiornamento del modello economico predominerà la pianificazione, la quale terrà conto delle tendenze di mercato".

Le vere novità della riforma stanno nel taglio dei lavoratori statali già preannunciato qualche mese fa, ma anche nell'eliminazione graduale del libretto di razionamento e nell'ampliamento dell'iniziativa privata. Finora 130 mila contadini hanno ricevuto appezzamenti di terra e sono state concesse 171 mila licenze per l'apertura di piccole imprese. Entro il 2015 il governo prevede che 1,8 milioni di cubani saranno impegnati nel settore privato.

Nel corso del congresso è stato eletto il nuovo comitato centrale del partito, di cui Raul potrebbe essere nominato primo segretario. Il “lider maximo” Fidel si era dimesso nel 2006 per problemi di salute e ha chiesto di non fare parte del nuovo Comitato Centrale del partito: “credo di aver ricevuto ormai abbastanza onori – ha detto Castro - Non avevo mai pensato di vivere cosi a lungo”. Adesso sarà il fratello 79enne a prendere la guida del partito.