18/07/2019
03/10/2011


Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti

Enrique Breccia ricorda Sergio Bonelli
Di Argentina, deserti, Tex, Dylan Dog e leggende che non possono morire

di Riccardo Corbò





Abbiamo conosciuto Enrique Breccia a Roma, in occasione del suo incontro col pubblico alla libreria L'Aventure per presentare la sua più recente opera "Les Sentinelles".

Vista la grande folla che lo ha tenuto occupato seguendo l'evento fino alla sera, abbiamo fissato per i giorni successivi un appuntamento per una intervista.
E' stata una intervista fiume (che presenteremo sul sito del tg3 in occasione del prossimo compleanno dell'autore), in cui Breccia ripercorre la sua vita, dalla sua giovinezza in Argentina, prima del golpe militare, fino ai giorni nostri e ai progetti futuri.

Tra questi, ci ha parlato del "Texone" che deve realizzare, raccontandoci che sarà una storia ambientata nel deserto. Questo scenario è stato scelto da Breccia - a cui Bonelli aveva chiesto dove avrebbe preferito che la storia fosse ambientata -  perché Breccia vive in Argentina in una regione desertica, che gli è quindi familiare.

Inoltre, ci ha riferito che è al lavoro, con consegna finale all'editore ai primi di gennaio 2012, su una storia di Dylan Dog.
Sarà, secondo le sue parole, "una versione ambientata a Londra de L'Eternauta."
Ci sarà la stessa nevicata, che in questo caso invece di uccidere le persone, le trasforma in zombie.
Dylan Dog, novello "Juan Salvo" invece di Favalli e Pablo, avrà come compagna di avventura ovviamente una  bella ragazza, di nome Sean.
La storia è sceneggiata da Luigi Mignacco.


Il 26 settembre è giunta improvvisa la notizia della morte di Sergio Bonelli.
Enrique Breccia ci ha inviato per l'occasione un pensiero sul grande editore, che aveva incontrato questa estate.
Vi riportiamo il personale e particolare ricordo, ringraziando Breccia per averlo voluto condividere con noi:

"Ho incontrato Sergio poche volte, ma dal primo momento mi e' subito apparso come un uomo intelligente, sensibile e con una praticità nel risolvere i problemi che può essere conferita solo da una lunga esperienza di vita.

Sergio e' stato probabilmente l’ultimo di una ‘razza’ di editori di fumetti che sono andati scomparendo. Una vera leggenda.

Un editore che supervisionava tutto personalmente: dai testi ai disegni, fino all’ultimo dettaglio dell'edizione finita tutto passava attraverso le sue mani.
Ed è un bene che sia stato così, perché le sue mani erano quelle di un grafico che conosceva i dettagli più insignificanti ma non meno importanti di quello che rende tale una rivista di fumetti.


Il rispetto per il pubblico era forse la condizione più importante per lui, ed ebbe l’intelligenza di circondarsi delle migliori persone possibili, come collaboratori. Anche con questo notevole sostegno professionale, l’ultima e definitiva decisione era sempre la sua.

Amò le sue creature come se fossero suoi figli: Tex, Zagor, Mister No e anche Dylan Dog furono in qualche modo il suo alter ego, perché in tutti loro si poteva riconoscere un aspetto della sua personalità.

Pranzammo insieme in agosto, lo stesso giorno che partiva per la Francia per quella che doveva essere una breve vacanza.
Parlammo del volume di Tex che avrei iniziato a disegnare entro breve, ma soprattutto parlammo di un tema che appassionava entrambi: la guerra contro gli Araucani nell'Argentina di metà del XIX secolo.

Sergio aveva percorso in jeep tutta la Patagonia Australe, che fu scenario di combattimenti di questa lunga contesa, arrivando a conoscerla come il palmo della sua mano (o come un "rastreador", un battitore gaucho di quelli che nel secolo passato seguivano le tracce degli indios…)

Mi considero uno studioso di quell’epopea, ma Sergio mi stupì con una grandissima conoscenza su quell’avvenimento storico che ancora non si conosce profondamente nella stessa Argentina.

Parlammo dell’allucinante progetto dal nome  "Zanja de Alsina", che fu un piano del governo di quel periodo per contenere le invasioni indigene (dei malones) nei confronti della popolazione di frontiera, niente di meno che scavando un fossato di mille km di estensione. Gli araucani superarono l'ostacolo facilmente con il semplice rimedio di riempire il fossato con pecore sacrificate sopra le quali camminavano con i loro cavalli.

Dopo aver parlato per più di due ore su questo argomento, ci salutammo con la promessa che al mio ritorno in Argentina gli avrei inviato qualche libro sul tema.

Non potevo sapere che sarebbe stata l’ultima volta che lo avrei visto in vita.

Sergio Bonelli e' stato un editore leggendario e irripetibile, e per questo stesso motivo in un certo modo condivide anche le caratteristiche di un personaggio dei fumetti.

E se è davvero così (e molti di noi lo credono) non dobbiamo dimenticare che i personaggi dei fumetti non muoiono mai del tutto…

Enrique Breccia"

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Ricordo di Sergio Bonelli.

A Sergio lo vi pocas veces, pero desde el primer momento me pareció un hombre inteligente, sensible y con la practicidad para resolver problemas que sólo otorga una larga experiencia de vida.

Sergio fue tal vez el último de una "raza" de editores de revistas de los que ya van quedando pocos. Una verdadera leyenda.
Un editor personalista que supervisaba todo, desde los guiones y los dibujos hasta los últimos detalles de la impresión final todo pasaba por sus manos. Y está bien que fuera así, porque sus manos eran las de un trabajador gráfico que conocía los detalles más insignificantes pero no menos importantes de lo que significa hacer una revista de fumetti.
El respeto por el público fue tal vez su condición más destacada y tuvo la inteligencia de rodearse de los mejores colaboradores, pero a pesar de este respado profesional la última y definitiva decisión siempre era suya.
Amó a sus creaciones como a sus hijos; Tex, Zagor, Mister No y Dylan Dog fueron en cierta manera sus "alter ego", porque en todos ellos siempre era posible encontrar un aspecto de su propia personalidad.

Yo almorcé con él en agosto el mismo día en que partía a Francia para unas breves vacaciones. Hablamos del album de Tex que comenzaré a dibujar en breve, pero sobre todo de un tema que nos apasionanaba a ambos: La Guerra contra los Araucanos en la Argentina de mediados del siglo 19. Él recorrió en jeep toda la Patagonia Austral que fue el escenario donde se desarrolló esa larga contienda y que llegó a conocer como la palma de su mano ( o como un "rastreador" gaucho de los que en el siglo pasado seguían el rastro de los indios...)

Me considero un estudioso de esa epopeya, pero Sergio me asombró con su conocimiento sobre ese acontecimiento histórico, que todavía sigue sin conocerse en profundidad en la propia Argentina.
Hablamos del alucinado proyecto de la llamada "Zanja de Alsina", que fue un intento del gobierno de aquellos días para detener las invasiones indígenas ( malones ) sobre las poblaciones de frontera, nada menos que cavando una zanja de miles de kilómetros de extensión que los araucanos trasponían con facilidad con el simple recurso de "rellenarla" con ovejas sacrificadas sobre las cuales pasaban con sus caballos.

Luego de hablar durante mas de dos horas sobre ese tema, nos despedimos con la promesa que a mi regreso a La Argentina le enviaría libros sobre el tema.
Naturalmente yo no podía saber que esa sería la última vez que lo vería con vida.
Sergio Bonelli fue un editor legendario e irrepetible, y por esto mismo en cierto modo también compartió las características de un personaje de ficción, y si esto es así ( y muchos de nosotros lo creemos ) no debemos olvidar que los personajes de fumetto nunca mueren del todo...

Enrique Breccia