17/10/2019
06/08/2012

In fumo l’Olanda dei coffee shop aperti a tutti

OLANDA - Per combattere il fenomeno del turismo della droga, nei coffee shop dei Paesi Bassi meridionali è già obbligatorio il "cannabis pass". Risultato: anche gli olandesi li disertano. E tornano spacciatori e coltivazioni fai da te. Di Marcel van den Bergh

NRC Handelsblad (Paesi Bassi),  3 agosto 2012



Esterno giorno, Tilburg. Due sconosciuti si avvicinano. Parlano sottovoce, chiedono se “serve qualcosa”. Pjotr fa un cenno con la testa. Sì. Ora c’è il “cannabis pass” e lui ha finito la sua piccola riserva personale. I due gli fanno scivolare una bustina tra le mani. Un campioncino, una mappa e un numero di telefono. "Prova", gli dicono. “Poi, se ti va, chiama. L'assaggio è gratuito”.

Dal primo maggio nelle province meridionali dei Paesi Bassi è stato introdotto il "cannabis pass": i coffee shop sono diventati circoli ristretti, dei quali solo cittadini olandesi residenti possono diventare soci; il tutto nel tentativo di arginare il turismo della droga da Belgio e Germania. Dal 1 ° gennaio il pass verrà esteso al resto del Paese; nel nuovo sistema di registrazione, ogni coffee shop potrà iscrivere un massimo di 2000 soci olandesi.

"Mi iscriverei anche, ma…"
Da The Grass Company, una catena di quattro coffee shop tra Bois-le-Duc e Tilburg, consumatori, impiegati e proprietari devono parare il colpo. Pjotr era un cliente abituale della sede di Tilburg. "Era un bel posticino per farsi un caffè e una canna", ci dice. Ma iscriversi come 'consumatore di erba' è troppo anche per lui. "Vedi, la mia assicurazione sanitaria potrebbe acquisire le liste di iscrizione ai coffee shop e aumentarmi il premio. E chi s’è visto s’è visto...".

Dunque, ora che per entrare dovrebbero prima iscriversi, i consumatori di erba di Limburgo, Brabante settentrionale e Zelanda evitano i coffee shop. Ce lo fa notare il direttore della The Grass Company, Marco de Jong, che sottolinea come le nuove norme erano state introdotte in realtà per arginare il numero dei clienti stranieri. Marco ha fatto due conti: a gennaio, nel coffee shop di Spoorlaan a Tilburg, entravano più o meno 100 visitatori l'ora. Ora è grasso che cola quando sono 16. Secondo la Vereniging voor Opheffing van het Cannabisverbod VOC, associazione per la revoca del divieto di cannabis, queste cifre rientrano nella media regionale, che vedeva un 20% di clienti di coffee shop stranieri. Dice Derrick Bergman, socio di VOC: "L'80% dei clienti è sparito. Il che significa che anche un nutrito gruppo di olandesi si è rifiutato di iscriversi".

Coi turisti ha funzionato...
Per Ivo Opstelten, ministro olandese della giustizia, i primi risultati dell'introduzione dell' "erba pass" sono positivi, "in linea con le aspettative", ha detto alla Camera dei Deputati. E anche se lo spaccio per strada è aumentato, pur rimanendo "gestibile", "il calo del numero di turisti della droga è netto". 
Coffee shop vuoti, ma vicoli animati: Mark, che lavora al The Grass Company di Emmaplein, a Bois-le-Duc, ci dice che il quartiere è "tornato ad essere com'era una volta". E cioè "con una pessima reputazione, soprattutto a causa dello spaccio. I pusher sono tornati. Le auto con targa straniera, che prima stavano parcheggiate davanti al nostro coffee shop, ora le trovi in giro per il quartiere...".

Nei coffee shop, invece, calma piatta: disdetti gli abbonamenti ai quotidiani, chiuse le cucine e ridotto gli orari di apertura. Il direttore Marco de Jong ci dice che gli affari sono colati a picco: "Dei 73 dipendenti, ne dovremo licenziare 50." Nelle province di Limburg, Noord-Brabant e Zeeland già oltre 600 persone hanno perso il lavoro, come denunciano i dati della Fondazione in difesa dei coffee shop dei Paesi Bassi (SBCN).

Con gli olandesi meno o almeno non come ci si aspettavaI primi di luglio Nicole Maalsté, criminologa dell'Università di Tilburg, e il ricercatore Rutger Jan Hebben sono giunti alla conclusione che “l' "erba pass" ha mancato il bersaglio”. Su richiesta di una associazione gestita da un gruppo di operatori di coffee shop, hanno studiato gli effetti del “cannabis pass” sul mercato e hanno scoperto che il commercio illegale è aumentato significativamente. Come se non bastasse, la nuova norma ha creato una "significativa rete clandestina" di spacciatori da chiamare all’occorrenza. Quando hanno chiesto ai gestori di coffee shop dove fossero finiti i loro clienti, le risposte sono state solo due: "spacciatori" e "coltivazioni domestiche". I proprietari dei "grow shop",  negozi che vendono semi e altro per gli 'orti casalinghi', hanno confermato tali sospetti. Marco, consumatore di cannabis ed ex cliente abituale della The Grass Company, ha trovato un'altra soluzione. "Di tanto in tanto, con un piccolo gruppo di amici andiamo a Nijmegen/Nimega e facciamo un bel giro tra i coffee shop locali. Si possono comprare fino a cinque grammi a testa in ciascuno di essi. E in quattro e quattr'otto facciamo un po' di scorta....”.

Nel 2013, quando l' "erba pass" sarà introdotto a livello nazionale, quest'ultima soluzione non sarà più praticabile. Ma Marco, come Pjotr, se la caverà. Se non troverà la soluzione al suo problema in un coffee shop, saprà a chi rivolgersi fuori.  Almeno finché non sarà obbligato a iscriversi come consumatore di cannabis. E prima di andare via ci dice: "Mi viene in mente il proibizionismo negli Stati Uniti: quella sì che era l'età dell'oro…per la Mafia".