19/05/2013
14/07/2012

G8: due condannati non ancora rintracciati

ROMA - Si tratta di Francesco Puglisi e Davide Vecchi. Condannati dalla Cassazione a 15 e 13 anni

genovaSono al momento irreperibili due dei condannati definitivi per le devastazioni del G8 di Genova nel 2001. Si tratta di Francesco Puglisi e Vincenzo Vecchi, che devono scontare rispettivamente circa 15 e 13 anni di carcere. Le forze dell'ordine che hanno avuto l'incarico di eseguire l'ordine di carcerazione non li hanno ancora rintracciati.

Vi fu devastazione a Genova, nei giorni caldi del  2001, e meritano condanne pesanti, con qualche piccolo sconto di pena, i dieci no-global finiti sotto processo per vandalismo, lo ha deciso la Cassazione. Adesso in cinque entreranno subito in carcere, per gli altri si aprirà l'appello bis che valuterà una eventuale attenuante. Sempre tanto, troppo, ad avviso dei difensori. “Ingiustizia è fatta - ha dichiarato l'avvocato Francesco Romeo - per la sproporzione abissale delle pene per danni provocati solo alle cose, rispetto ai funzionari e agenti della Polizia che, pochi giorni fa, hanno chiuso un percorso processuale per sevizie senza pagare alcun prezzo. Perché le dimissioni dalla Polizia sono solo una sanzione amministrativa”.

In sostanza, con qualche piccola concessione ai ricorsi dei legali, la Prima sezione penale della Suprema Corte ha accolto le richieste della requisitoria del sostituto procuratore generale Piero Gaeta. “Per la vastità dei fatti accaduti, le devastazioni compiute a Genova durante il G8 - ha detto il Pg - si collocano verso i vertici di una ipotetica scala di gravità sociale del reato e la partecipazione agli atti criminosi di questi imputati non trova la minima giustificazione”. “Non c'é dubbio che durante il G8 fu messa in discussione, dal profondo devastamento subito dalla città, la vita pacifica  dei genovesi”.

“Con metodo sistemico - ha ricordato Gaeta - le strade furono disselciate per lanciare le pietre, le vetrine rotte per introdurvi le molotov, i bancomat sfondati per rubare i soldi e i cassonetti usati come trincee urbane”. In una situazione del genere “oltre alla devastazione, non ci può essere altra libera manifestazione del pensiero: ed è bene chiarire che questo reato viene perseguito da una norma garantista a tutela dei diritti costituzionali dei cittadini”, ha aggiunto Gaeta rispondendo alle obiezioni delle difese che hanno sempre criticato la norma nata durante il fascismo.