Psicodramma a Genova
GENOVA - La rabbia per le quattro reti subite, scatena gli ultrà che obbligano i calciatori rossoblù a togliersi la maglia. L’incontro riprende dopo una quarantina di minuti
La contestazione degli ultrà genoani scoppia al 53esimo di Genoa- Siena - 4 a 0 per gli ospiti. La partita è in pratica già finita, non c’è più storia per i padroni di casa. E’ allora che la rabbia per le quattro reti subite, fa scordare le lacrime dell'ultima settimana per la morte sul campo di Morosini. Il “Ferraris” invaso dai fumogeni dei contestatori diventa una bolgia e l’incontro viene sospeso.
Alcuni gruppi ultrà lasciano l’impianto sportivo per protesta. Altri invece passano all’azione. “Via le maglie” è il diktat di quelli che irrompono in tribuna. In un’atmosfera infernale, sotto shock, quasi tutti i calciatori genoani eseguono e consegnano le casacche rossoblu al capitano Rossi. Mesto ha una crisi di pianto, Sculli rifiuta di togliersi la maglia e cerca il dialogo con i più inferociti. Davanti agli occhi dei sostenitori più moderati, va in scena lo psicodramma della tifoseria più estrema. L'ennesimo episodio di un calcio in crisi, sempre più ostaggio di frange che la pubblica sicurezza fatica a controllare, che forzano le scelte di capitani e società su come e cosa fare in campo.
La sospensione dell’incontro è durata una quarantina di minuti. Poi Genoa e Siena sono tornate in campo ma gli ultrà rossoblù, abbracciati, spalle voltate al campo, non hanno voluto assistere alla fine dell’incontro.





