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Il business delle città sicure
01/10/2007

I dati del Viminale relativi al 2006 recitano: rapine in villa +15%, furti 20%, borseggi + 24%, danneggiamenti ad abitazioni, uffici, fabbriche +11%. Secondo un'elaborazione della Camera di Commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al secondo trimestre 2006 e 2007, a giugno di quest'anno si contavano 8.136 imprenditori della sicurezza (200 in più rispetto al 2006), un quinto dei quali (1.624) concentrato in Lombardia e 757 a Milano (seguita da Roma con 504 e Torino con 421). Solo nel primo trimestre si registra un più 2,3%. Gli aumenti più forti arrivano dalle Valle d'Aosta (più 22,2%) e dal Molise (più 13,3%).
Anche un settore come quello dei detective sta cambiando pelle le agenzie operano sempre più spesos nelle scorte, nella protezione dei beni e nei corsi di difesa personale. Ma il "business della paura" accende soprattutto il settore della vigilanza. Gli istituti forniscono sostanzialmente tre tipi di servizi: piantonamenti, pattugliamento e trasporto valori. I dipendenti sono più di 38mila. Il fatturato del 2006 è di 1,5 miliardi, ma alcune stime arrivano a 2. secondo alcuni, è richiesta tutta quella sorveglianza che le forze dell'ordine non riescono più a garantire. Più cauta Maria Cristina Urbano, vicepresidente Assiv: "l'incremento c'è stato ma al boom di richiesta dei privati, in questi anni, ha fatto da contraltare una forte diminuzione di banche ed enti pubblici". Tra i problemi segnalati dall'Assiv c'è quello della concorrenza: come in tutti i settori in espansione, l'offerta è varia e non sempre all'altezza. "In passato i prefetti concedevano pochissime licenza, negli ultimi anni, invece, ci sono stati un fenomeno di concessione incontrollata e un allarmante scardinamento del sistema tariffario". Così soprattutto nelle grandi città oggi si incontrano intermediari pronti a offrire servizi di guardia a 11-12 euro l'ora quando il prezzo fissato per legge non dovrebbe scendere sotto i 19-20.
Gli addetti ai lavori puntano il dito soprattutto contro le leggi antiquate. Il settore della vigilanza, così come quello delle investigazioni, è ancora regolato da un regio decreto del 1931 che assegna alle guardie giurate pochissimi poteri concreti e in teoria vieta qualsiasi commistione tra servizio pubblico e privato, salvo disposizioni straordinarie dei prefetti. Le guardie svolgono anche compiti di ordine pubblico: avviene già in porti e aeroporti, però con servizi che gravano sulle aziende committenti e non sullo Stato. Un'incongruenza che il governo Berlusconi con Pisanu ha tentato di risolvere. A febbraio anche Amato si è detto d'accordo sulla necessità di aggiornare la normativa. In Spagna e in Gran Bretagna l'emergenza terrorismo ha spinto i governi a trasferire ad aziende esterne la sorveglianza di centinaia di obiettivi sensibili; a Singapore per le strade ci sono due agenti privati ogni poliziotto e i loro poteri sono quasi equivalenti; in Svezia le guardie giurate diventano automaticamente pubblici ufficiali in una serie di casi di emergenza.
Nel porto di Genova le guardie giurate presidiano i varchi dei traghetti. A Roma i vigilantes hanno rimpiazzato i carabinieri fuori l'ambasciata statunitense. A Napoli la guardie sono stata usate per pattugliare i vicoli del centro storico e l'interporto. A Modena e Brescia controllano i mezzi pubblici.
Il vero banco di prova saranno gli stadi dove in primavera scatteranno le nuove disposizioni introdotte dal decreto Amato-Melandri del marzo 2007 che prevedono la graduale sostituzione degli agenti con steward direttamente stipendiati dalle società calcistiche. Si tratta della prima delega di queste dimensioni che a regime consentirà di destinare ad altre attività almeno 2mila tra poliziotti e carabinieri. Se il piano funzionerà è probabile che al Vicinale decidano di estenderlo a monumento, infrastrutture e altre aree urbane "sensibili"
(Riduzione da Panorama Economy del 26 settembre 2007)

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