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Archivio storico

Teresa, maestra di preghiera

La lettera del Papa per i 500 anni della nascita di Santa Teresa d'Avila

28-03-2015 11:53

Teresa, maestra di preghiera

Il Papa ha indirizzato a Padre Saverio Cannistrà, Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, una lettera piena di ardente ammirazione per Santa Teresa d'Avila, di cui quest'anno ricorrono i cinquecento anni della nascita, sottolineando la felice coincidenza della ricorrenza con l'anno della vita consacrata. Santa teresa, ha scritto il Papa "risplende come guida sicura e modello attraente di donazione totale a Dio" per il suo dialogo continuo con Dio e per la cura della vita comunitaria radicata nella maternità della Chiesa. "Santa Teresa - ha sottolineato Francesco - è soprattutto maestra di preghiera. Nella sua esperienza è stata centrale la scoperta dell’umanità di Cristo. Mossa dal desiderio di condividere questa esperienza personale con gli altri, la descrive in maniera vivace e semplice, alla portata di tutti, perché essa consiste semplicemente in «un rapporto d’amicizia … con chi sappiamo che ci ama». Molte volte la stessa narrazione si trasforma in preghiera, come se volesse introdurre il lettore nel suo dialogo interiore con Cristo. Quella di Teresa non è stata una preghiera riservata unicamente ad uno spazio o ad un momento della giornata; sorgeva spontanea nelle occasioni più diverse: «Sarebbe cosa ardua se si potesse fare orazione solo in luoghi appartati». Era convinta del valore della preghiera continua, benché non sempre perfetta. La Santa ci chiede di essere perseveranti, fedeli, anche in mezzo all’aridità, alle difficoltà personali o alle necessità pressanti che ci chiamano".
Parlando poi della dimensione missionaria, il Papa ha poi ricordato che "a partire dal suo incontro con Gesù, santa Teresa ha vissuto “un’altra vita”; si è trasformata in una comunicatrice instancabile del Vangelo. Desiderosa di servire la Chiesa, e di fronte ai gravi problemi del suo tempo, non si limitò ad essere una spettatrice della realtà che la circondava. Nella sua condizione di donna e con le sue difficoltà di salute, decise – dice lei – «di fare quel poco che dipendeva da me … cioè di seguire i consigli evangelici con tutta la perfezione possibile e procurare che queste poche suore che stanno qui facessero lo stesso». Così cominciò la riforma teresiana, nella quale chiedeva alle sue sorelle che non perdessero tempo trattando con Dio «interessi di poca importanza» mentre «il mondo è in fiamme»".
Infine il Santo Padre ha indicato la santa come modello anche per un altro imprescindibile aspetto della sua spiritualità: il rilievo dato alla vita comunitaria. "Perciò, il fondamento che pose nei suoi monasteri fu la fraternità: «Qui tutte devono amarsi, volersi bene e aiutarsi reciprocamente». E fu molto attenta ad ammonire le sue religiose circa il pericolo dell’autoreferenzialità nella vita fraterna, che consiste«tutta o quasi tutta nel rinunciare a noi stessi e ai nostri agi» e a porre ciò che siamo al servizio degli altri. Per evitare tale rischio, la Santa di Ávila raccomanda alle sue sorelle, innanzitutto, la virtù dell’umiltà, che non è trascuratezza esteriore né timidezza interiore dell’anima, bensì conoscere ciascuno le proprie possibilità e ciò che Dio può fare in noi. Il contrario è ciò che lei chiama «falso punto d’onore», fonte di pettegolezzi, di gelosie e di critiche, che nuocciono seriamente alla relazione con gli altri. L’umiltà teresiana è fatta di accettazione di sé, di coscienza della propria dignità, di audacia missionaria, di riconoscenza e di abbandono in Dio."

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