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Archivio storico

Tradizionale incontro con i Diplomatici

Con forza una parola: Pace!

12-01-2015 15:38

Tradizionale incontro con i Diplomatici

“Quest’oggi – sono parole di Papa Francesco – desidero far risuonare con forza una parola a noi molto cara: pace”. Nel lungo discorso tenuto dinanzi al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano il Papa prende spunto dall’immagine del presepe che “accanto alla pace”, racconta “anche un’altra drammatica realtà: quella del rifiuto”. Il pensiero del Pontefice va all’icona della Natività di Andrej Rublëv che raffigura Gesù Bambino non deposto in una culla bensì in un Sepolcro per collegare il Natale e la Pasqua, mostrando che “accanto all’accoglienza gioiosa per la nuova nascita” vi è “tutto il dramma di cui Gesù è oggetto” fino “alla morte di Croce”. Il Papa rammenta che i racconti della Natività di Gesù parlano pure del “cuore indurito dell’umanità” che fatica ad accogliere il Bambino. Anche oggi, avverte, “c’è un indole del rifiuto che ci accomuna, che induce a non guardare al prossimo come ad un fratello da accogliere”. Si tratta, ammonisce, “di una mentalità che genera quella cultura dello scarto che non risparmia niente e nessuno” finendo per produrre “violenza e morte. Ne abbiamo una triste eco – ha sottolineato - in numerosi fatti della cronaca quotidiana, non ultima la tragica strage avvenuta a Parigi alcuni giorni fa. Da essa, rileva, “nasce un’umanità ferita e continuamente lacerata da tensioni e conflitti”. Francesco si sofferma in particolare sulla figura crudele del re Erode che sentendosi minacciato dal Bambino Gesù fa uccidere tutti i bimbi di Betlemme. E di qui, volge un commosso pensiero al Pakistan dove un mese fa oltre cento bambini sono stati “trucidati con inaudita ferocia”. Francesco richiama così il suo ultimo messaggio per la Giornata mondiale della pace per ribadire che oggi vediamo l’essere umano che “da libero diventa schiavo, ora delle mode, ora del potere, ora del denaro, talvolta perfino di forme fuorviate di religione”. Sono, evidenzia, le “schiavitù moderne” che “nascono da un cuore corrotto, incapace di vedere e operare il bene, di perseguire la pace”. E avverte che le conseguenze di questa mentalità e della “cultura dell’asservimento” sono il “continuo dilagare dei conflitti” come una “vera e propria guerra mondiale combattuta a pezzi”. La prima area in guerra citata dal Papa è l’Ucraina che, rileva, è “divenuta drammatico teatro di scontro”. Francesco auspica che “attraverso il dialogo si consolidino gli sforzi in atto per cessare le ostilità” e le parti coinvolte intraprendano “un sincero cammino di fiducia reciproca” in un “rinnovato spirito di legalità internazionale”. Il Pontefice offre una sua riflessione sul drammatico fenomeno del terrorismo che, afferma, “è conseguenza della cultura dello scarto applicato a Dio”. Infatti, prosegue, il fondamentalismo religioso, “prima ancora di scartare gli esseri umani perpetrando orrendi massacri, rifiuta Dio stesso, relegandolo a un mero pretesto ideologico”. Di fronte “a tale ingiusta aggressione che colpisce anche i cristiani e altri gruppi etnici e religiosi della regione", come gli yazidi – è l’esortazione del Papa – "occorre una risposta unanime che, nel quadro del diritto internazionale, fermi il dilagare delle violenze, ristabilisca la concordia e risani le profonde ferite che il succedersi dei conflitti ha provocato”. Francesco rinnova dunque l’appello alla comunità internazionale come ai singoli governi “perché assumano iniziative concrete per la pace e in difesa di quanti soffrono” a causa di guerre e persecuzioni. Il Papa rammenta la sua lettera inviata prima di Natale alle comunità cristiane della regione e rimarca che “un Medio Oriente senza cristiani sarebbe un Medio Oriente sfigurato e mutilato”. Ancora una volta inoltre auspica che “i leader religiosi, politici e intellettuali specialmente musulmani condannino qualsiasi interpretazione fondamentalista ed estremista della religione, volta a giustificare tali atti di violenza”. E annota, con amarezza, che “simili forme di brutalità” non mancano in altre parti del mondo.

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