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Archivio storico

Anno Santo Straordinario

Dall'8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016

17-03-2015 12:56

Anno Santo Straordinario

“Questo libro del cardinal Kasper sulla misericordia mi ha fatto tanto bene, tanto bene…”

Era il 17 marzo del 2013. Era il primo Angelus di pontificato di Papa Francesco. A due anni esatti da quel “consiglio” di lettura, Papa Francesco ha annunciato un Giubileo straordinario proprio sulla Misericordia. Lo aprirà l’8 dicembre di quest’anno, il giorno in cui ricorrerà il 50° anniversario di chiusura del Concilio Vaticano Secondo. Basta questo per stendere un saggio sul pontificato di Papa Francesco. Basta questo per legare fili e argomenti del programma di Papa Francesco.

Agli inizi, i primi giorni, in cui il Papa “venuto dalla fine del mondo” si mostrava e agiva, tutto appariva nuovo, eclatante, sorprendente, rivoluzionario, spiazzante. Per i media almeno. Per coloro che abituati a certi protocolli di comunicazione tutto ciò poteva apparire originale e innovativo.

Oggi, quando il cammino di Francesco è ricco di tappe, di gesti e di parole, che forse gli stessi media e tutti gli operatori di comunicazione faticano a recepire per complessità e profondità, si può riandare alla cronaca di quei primi giorni e “scoprire” come tutto Francesco è già nei primi atti.

Ha parlato di misericordia, oggi indice un Giubileo sulla Misericordia. Ha parlato di povertà, come è scritto nel suo nome, oggi sappiamo che la Chiesa di Francesco è “principalmente Chiesa dei poveri”.

Ha parlato di globalizzazione dell’indifferenza, oggi invita i cristiani a riscoprire la capacità di piangere.

“Venuto dalla fine del mondo” Jorge Mario Bergoglio ha portato tutto sé stesso sul soglio di Pietro. La formazione gesuita, il ruolo di arcivescovo, il pastore di Buenos Aires. Forse è per questo che arriva facile al cuore della gente. Perché non media, perché non si occupa di quale forma di comunicazione sia più efficace, perché non deve tirarsi gli applausi. Così quando ha parlato di misericordia verso tutti, verso chi soffre, verso chi si è sentito fuori dalla Chiesa, Papa Francesco non diceva per dire ma esponeva chiaramente e a tutti il suo programma. Che oggi ufficializza e istituzionalizza in un anno giubilare. Che nessuno può sapere ancora come sarà. Ma molti immaginano fatto di tappe spirituali e non di eventi spettacolari. E di luoghi diversi non solo “romani”.

Ritornando a quell’8 dicembre del ’65 Paolo VI concludendo il Concilio, dopo aver consegnato messaggi a tutte le categorie umane, rivolgendo il suo sguardo all’infinito rappresentato dal catino di San Pietro, diceva: “Da questo centro cattolico romano nessuno è, in via di principio, irraggiungibile; in linea di principio tutti possono e debbono essere raggiunti. Per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano.”

Oggi le parole e i gesti di Francesco sembrano riprendere nei fatti le parole di Paolo VI e dei suoi predecessori. Quando parla di periferie e Chiesa in uscita, perché “nessuno è escluso, nessuno è lontano”. Quando dice, come Giovanni XXIII, che la Misericordia è la vera medicina della Chiesa. Quando afferma come Giovanni Paolo II che la misericordia è il limite imposto al male. Quando, insieme a Benedetto XVI, parla dell’amore di Dio come fondamento della dottrina sociale cristiana. Rispetto alla categoria temporale che costituisce la Chiesa, l’eternità, Francesco sembra volere accelerazioni e ridotte gradualità. Forse ha solo compreso che il cuore malato dell’uomo è l’urgenza che non può più aspettare. Se lo si vuole salvare.  


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