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Archivio storico

Una società senza madri è disumana

Bisogna capire a cosa veramente aspirino le donne, quale sia la loro vera emancipazione

07-01-2015 14:10

Una società senza madri è disumana

Continua la catechesi del Papa sul tema della famiglia, e oggi si appunta sulla figura della madre, figura centrale anche per la Chiesa, che a Maria Madre dedica la prima festa dell'anno. Anche nella festa di ieri, l'Epifania, il Vangelo racconta che i Magi venuti per adorare videro Gesù con Maria, sua madre. "Ogni persona umana - ha detto Papa Francesco - deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale. La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico, - tante poesie, tante cose belle che si dicono poeticamente della madre - viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata nel suo ruolo centrale nella società. Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli per “risparmiare” sulle spese sociali. Accade che anche nella comunità cristiana la madre non sia sempre tenuta nel giusto conto, che sia poco ascoltata. Eppure al centro della vita della Chiesa c’è la Madre di Gesù. Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i frutti migliori e autentici della loro emancipazione. Una madre con i figli ha sempre problemi, sempre lavoro. Io ricordo a casa, eravamo cinque figli e mentre uno ne faceva una, l’altro pensava di farne un’altra, e la povera mamma andava da una parte all’altra, ma era felice. Ci ha dato tanto". Una riflessione dunque sul vero senso delle battaglie per l'emancipazione femminile, sulla fatica delle donne a tenere insieme più ruoli diversi, e sulla loro centralità nella nostra civiltà. "Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si “dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e farlo crescere". E, citando l'arcivescovo Romero a propsito del martirio, il Papa aggiunge: "dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana; dare la vita a poco a poco? Sì, come la dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e accudisce con affetto. E’ dare la vita. E’ martirio... Una società senza madri sarebbe disumana, perché le madri sanno testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la forza morale. Le madri trasmettono spesso anche il senso più profondo della pratica religiosa: nelle prime preghiere, nei primi gesti di devozione che un bambino impara, è inscritto il valore della fede nella vita di un essere umano. E’ un messaggio che le madri credenti sanno trasmettere senza tante spiegazioni: queste arriveranno dopo, ma il germe della fede sta in quei primi, preziosissimi momenti. Senza le madri, non solo non ci sarebbero nuovi fedeli, ma la fede perderebbe buona parte del suo calore semplice e profondo. E la Chiesa è madre, con tutto questo, è nostra madre! Noi non siamo orfani, abbiamo una madre! La Madonna, la madre Chiesa, e la nostra mamma. Non siamo orfani, siamo figli della Chiesa, siamo figli della Madonna, e siamo figli delle nostre madri". Il Papa ha chiuso la catechesi ringraziando tutte le madri presenti, e poi, purtroppo proprio nelle ore in cui a Parigi aveva luogo l'attacco di terroristi musulmani al settimanale satirico Charlie Hebdo, ha salutato la delegazione degli imam francesi impegnata nelle relazioni cristiano-musulmane, augurando di proseguire con coraggio l’impegno “al servizio della pace, della fraternità e della verità”. Una strada ancora lunga...

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