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Archivio storico

Si prendano decisioni per la pace

Appello del Papa dopo la strage a Gerusalemme

19-11-2014 13:03

Si prendano decisioni per la pace

“Seguo con preoccupazione l’allarmante aumento della tensione a Gerusalemme e in altre zone della Terra Santa, con episodi inaccettabili di violenza che non risparmiano neanche i luoghi di culto". Con queste parole il Papa ha concluso l'udienza di oggi, che viene dopo la strage di ieri in una sinagoga a Gerusalemme nella quale hanno perso la vita sette persone, tra cui i due aggressori. "Assicuro una particolare preghiera per tutte le vittime di tale drammatica situazione e per quanti più ne soffrono le conseguenze. Dal profondo del cuore, rivolgo alle parti implicate un appello affinché si ponga fine alla spirale di odio e di violenza e si prendano decisioni coraggiose per la riconciliazione e la pace. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento!".
Prima il Santo Padre aveva svolto la catechesi del mercoledì sul tema della santità, dopo avere tante volte dedicato la meditazione al tema della Chiesa. La Chiesa come madre, la Chiesa anche come gerarchia, deve tutta tendere alla santità, e di ciascuno dei suoi membri. Ma che cosa significa essere santi? “Innanzitutto – ha affermato - dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. Nella Lettera agli Efesini, l’apostolo Paolo afferma che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa». Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano”. Non è necessario avere tanto tempo per pregare, è sufficiente fare con amore quello che siamo chiamati a fare. "Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova. Ma tu sei consacrato, sei consacrata? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione e il tuo ministero. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un battezzato non sposato? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro e offrendo del tempo al servizio dei fratelli”.
Nessuno può sentirsi chiamato fuori. "Sempre in ogni posto si può diventare santo, cioè aprirsi a questa grazia che ci lavora dentro e ci porta alla santità. Sei genitore o nonno? Sii santo insegnando con passione ai figli o ai nipoti a conoscere e a seguire Gesù. E ci vuole tanta pazienza per questo, per essere un buon genitore, un buon nonno, una buona madre, una buona nonna, ci vuole tanta pazienza e in questa pazienza viene la santità: esercitando la pazienza. Sei catechista, educatore o volontario? Sii santo diventando segno visibile dell’amore di Dio e della sua presenza accanto a noi. Ecco: ogni stato di vita porta alla santità, sempre, eh! A casa tua, sulla strada, nel lavoro, in Chiesa, in quel momento e con lo stato di vita che tu hai è stata aperta la strada verso la santità. Non scoraggiatevi di andare su questa strada. E’ proprio Dio che ti dà la grazia. E questo è l’unica cosa che chiede il Signore, è che noi siamo in comunione con Lui e al servizio dei fratelli”.





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