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Archivio storico

La Chiesa di Roma non chiede nulla

Francesco fratello di Bartolomeo

01-12-2014 10:11

La Chiesa di Roma non chiede nulla

"Voglio assicurare a ciascuno di voi che, per giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcuna esigenza, se non quella della professione della fede comune". Lo ha affermato papa Francesco durante la "divina liturgia" per la festa di Sant'Andrea al Patriarcato ortodosso di Istanbul. La "piena comunione" tra cattolici e ortodossi "non significa né sottomissione, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza".

Con queste parole il Papa ha concluso il viaggio in Turchia. Tre giorni intensi caratterizzati da un profondo e sincero dialogo dapprima con le autorità turche, poi con il Gran Muftì e infine con il "padrone di casa", il Patriarca Bartolomeo. Diversi i momenti significativi, davvero importanti i gesti del Pontefice e dei suoi interlocutori. Un viaggio che non sarà facile dimenticare nè sarà possibile archiviare alla stessa maniera di altri viaggi papali. La Turchia è terra di pellegrinaggio - ci ha tenuto a precisare Papa Francesco - ed è uno stato ponte tra culture e religioni, tra popoli e nazioni. Vari sono stati gli appelli del vescovo di Roma, tutti tesi al raggiungiemento di una pace condivisa e di una fraternità tra le fedi differenti. 

"Sconfiggere la globalizzazione dell'indifferenza" - "Come cristiani siamo chiamati a sconfiggere insieme quella globalizzazione dell'indifferenza che oggi sembra avere la supremazia e a costruire una nuova civiltà dell'amore e della solidarietà", ha poi aggiunto Francesco, che ha ribadito: "Nel mondo, ci sono troppe donne e troppi uomini che soffrono per grave malnutrizione, per la crescente disoccupazione, per l'alta percentuale di giovani senza lavoro e per l'aumento dell'esclusione sociale, che può indurre ad attività criminali e perfino al reclutamento di terroristi". "Oggi si levano con forza voci che non possiamo non sentire", ha proseguito.

"No a un Medio Oriente senza cristiani" - "Non possiamo rassegnarci a un Medio Oriente senza i cristiani, che lì hanno professato il nome di Gesù per duemila anni", ha affermato il Pontefice, che ha poi ricordato le vittime nella moschea di Kano in Nigeria definendo l'attentato "un peccato gravissimo contro Dio".

"Pace in Iraq, Siria e in Medio Oriente" - Nella dichiarazione congiunta firmata a Istanbul, Francesco e Bartolomeo hanno poi affermato: "Esprimiamo la nostra comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente. Siamo uniti nel desiderio di pace e di stabilità e nella volontà di promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione".

"Promuovere un dialogo costruttivo con l'Islam" - "Le grandi sfide che ha di fronte il mondo nella situazione attuale - hanno dichiarato -, richiedono la solidarietà di tutte le persone di buona volontà. Pertanto, riconosciamo l'importanza anche della promozione di un dialogo costruttivo con l'Islam, basato sul mutuo rispetto e sull'amicizia". 

"Dialogo e rispetto di diritti anche in Ucraina" - Nel ricordare "tutti i popoli che soffrono a causa della guerra", "in particolare, preghiamo per la pace in Ucraina, un Paese con un'antica tradizione cristiana,", hanno ribadito il papa e il patriarca ortodosso, che hanno poi lanciato un appello: "Le parti coinvolte nel conflitto ritrovino il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli Ucraini di vivere in armonia". 

Francesco ha incontrato il Gran Rabbino: "Benedica la mia Chiesa". All'inizio della terza e conclusiva giornata del suo viaggio in Turchia, papa Francesco ha incontrato, nella Rappresentanza Pontificia a Istanbul, il Gran rabbino del Paese, Isak Haleva. Haleva, gran rabbino di Turchia dal dicembre 2002, aveva già incontrato papa Benedetto XVI, sempre a Istanbul, il 30 novembre del 2006. La comunità ebraica in Turchia, la seconda numericamente in un Paese islamico dopo l'Iran, consiste oggi di 25mila persone, presenti essenzialmente a Istanbul ma anche a Smirne.

Sul volo di ritorno ha poi affermato che spetta ai capi mondiali dell'Islam condannare senza remore il terrorismo integralista.  

 

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