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Archivio storico

La bellezza sia a disposizione di tutti

La Santa Sede sarà per la seconda volta alla Biennale di Venezia

09-04-2015 12:51

La bellezza sia a disposizione di tutti

“Se hai due pani – dice un proverbio indiano – danne uno ai poveri. L’altro vendilo, compra un giacinto, e daial povero anche quello. Questo è ciò che dà un senso alla presenza della Chiesa nel mondo dell’arte. La bellezza deve essere per tutti” – dice il Cardinal Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura e Commissario del Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Il tema scelto per questa edizione è “In principio, la Parola si fece carne”, l’inizio del vangelo di Giovanni. “E con carne – spiega il Cardinal Ravasi – intendiamo mortalità, caducità, finitezza. Quello che con termine teologico noi chiamiamo incarnazione. Abbiamo scelto di rappresentarla con una parabola del Vangelo di Luca, quella del buon samaritano, cioè dell’incontro con il male, la sofferenza, la violenza”.Il compito di dare voce a questo incontro di Dio con l’uomo, di “cavare l’eterno dal contingente” come direbbe Baudelaire - spiega Micol Forti, responsabile della collezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani e curatore del Padiglione della Santa Sede - è stato affidato a tre artisti ancora non affermati, e provenienti da Africa, Sudamerica, Europa, due sono donne per restituire la complessità dello sguardo che alla prima presenza della Santa Sede in Biennale era mancata (gli artisti erano tutti uomini). Si tratta di artistianche giovani: Mario Macilau ha solo 30 anni, 40 la macedone Elpida Vasileva, 50 la colombiana Monika Bravo. Ognuno dei tre ha dato una diversa lettura dell’incontro del divino col mondo.Il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, sottolinea l’importanza di questa significativa presenzaper la seconda volta: “la prima volta è stata una festa, questa seconda sarà un test. È importante la decisione della Santa Sede di essere presente nel dialogo di cui la Biennale è strumento. Tanto più varia si sviluppa la sensibilità, tanto più mondo si è in grado di abbracciare” – dice il presidente citando Schiller. “E il mondo che è da abbracciare oggi comporta il rapporto con la realtà di un tempo sofferente, oggi l’arte non può percorrere i Campi Elisi ma confrontarsi con le fratture del tempo e della storia”.

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