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Gianni Morandi

L'Intervista

Tra poco torni in tv? Che cos’è per te la tv oggi e che cosa sarà il tuo “Grazie a tutti” in tv?
Fare tv oggi è molto diverso da 10-20-30-40-50 anni fa. Ormai siamo abituati a vedere la tv che sta bene a noi, a farci il nostro personale palinsesto scegliendo via via le proposte e i canali tv che più ci corrispondono.
Io sarò in onda su Raiuno, la tv “generalista” che una volta era “unica”, che poi ha continuato a spopolare anche nei confronti delle reti commerciali e che oggi è ancora ampiamente seguita anche se, come tutte le altre reti televisive, è solo una delle possibili scelte del telespettatore che è diventato meno “fedele” e più “autonomo” nelle scelte. E’ un telespettatore difficile da “sorprendere” con uno show. Io vorrei che la mia “sorpresa” fosse una trasmissione semplice, fatta di cose pulite e genuine, senza effetti mirabolanti, senza una spasmodica ricerca di audience a tutti i costi. Vorrei intrattenere senza disturbare. Partiremo da uno spunto – la prima volta dell’uomo sulla luna, nel 1969. E’ solo una scusa, un pretesto per cercare di capire quali sono i desideri dei ragazzi di oggi rispetto a quel ”ah, potessi andare sulla luna!” dei ragazzi di allora. Quarant’anni dopo, qual è la luna dei ragazzi? Ci sono ancora sogni o ce li siamo giocati tutti? Ci sono speranze o abbiamo già consumato il “futuro”? Abbiamo bisogno di altro tempo per riconquistare un “futuro”? Questo è il tipo di tv che, insieme con alcuni ospiti adeguati, vorrei fare.

Il titolo dello show di Raiuno è GRAZIE A TUTTI come il singolo dell’ultimo tuo CD con DVD; un titolo che ha caratterizzato le tue ultime produzioni discografiche come se fosse ormai un marchio … cosa significa? Come nasce questo titolo?
Mi fa sempre piacere ricordare che il titolo in sé mi è stato suggerito da Pietro: quando ha capito quale era il significato del mio primo triplo CD con una sintesi stupefacente o forse con la immediatezza che è propria dei giovani ha subito individuato il titolo più adatto. Aveva ragione lui, “grazie” è una parola semplice ma forse anche la più bella del vocabolario … forse dovremmo usarla più spesso. Se guardo alla mia storia - un lungo percorso, una vita straordinaria e bellissima, di grande fortuna e di incontri incredibili, di infinite possibilità, di bei rapporti con la gente – è la parola più adatta da rivolgere a migliaia di persone: autori, arrangiatori, registi, produttori, giornalisti ma anche e soprattutto il pubblico. Se sono quello che sono lo devo a moltissime persone che mi hanno aiutato a crescere, a migliorarmi. Mio padre è stato il primo.. mi ha insegnato i valori, l’amicizia, il rispetto per gli altri. Poi, ancora ragazzino, sono arrivato a Roma, alla RCA dove c’erano persone come Migliacci - che aveva appena scritto “Nel blu dipinto di blu” per Modugno - e Morricone e Bacalov che sono poi diventati premi Oscar… Tra gli artisti vorrei citare Gaber, un Maestro, non solo nelle parole ma anche nel modo di state in scena. Il mondo della canzone di oggi è passato anche attraverso di lui. Ma tutta la mia vita è stata un insieme di incontri fortunatissimi … mi viene in mente, ad esempio, Monica Vitti con cui ho passato anni interi a cantare, parlare, recitare per gioco, con la quale ho fatto le vacanze … E’ una che mi ha insegnato veramente tanto. E poi Visconti, Pasolini, De Sica, Sordi e tanti altri, anche, recentemente, come Eros Ramazzotti, Riccardo Cocciante, Franco Battiato. Senza di loro non sarei il Gianni Morandi di oggi”.

Nel DVD c’è il duetto “GRAZIE PERCHE’” interpretato con Alessandra Amoroso. Hai cantato con lei anche al Wind Music Award. Sarà con te in questo tuo nuovo show di Raiuno … sta nascendo una nuova collaborazione?
Alessandra ha partecipato con impegno e grinta ad un talent show che ha vinto con pieno merito. Ha già venduto centinaia di migliaia di dischi e sta proseguendo con nuovi percorsi che le daranno altro successo. Per fortuna non si è montata la testa: è ancora semplice, spontanea e, per di più, sa che quello che ha scelto è un cammino lungo. E’ una persona curiosa per tutto quello che le accade intorno, per tutto quello che può ancora imparare. Sono tutti lati caratteriali molto positivi che rendono piacevole il lavorare con lei. Ma sono collaborazioni estemporanee, ha un suo percorso davanti ed è giusto che lo faccia da sola.

Dischi, tour, televisione …. ma se ti proponessero un film, che ruolo ti piacerebbe interpretare?
Sicuramente un ruolo drammatico, serio che possa aggiungere qualcosa di nuovo alla mia vita. Ho girato 20 film da “bravo ragazzo” ma ora comincio ad avere una faccia matura e segnata e forse sono pronto per un ruolo diverso. Forse qualche regista se ne accorgerà …

Appunto, “eterno ragazzo”: ma cos’è invece la maturità?
L’eterno ragazzo è un’etichetta che mi è stata data e che non mi si toglie più di dosso ma non sta più in piedi, non esiste più. Esiste solo perché esiste la mia memoria e la memoria di persone che uniscono alla mia adolescenza il ricordo della loro.
E’ importante invece andare avanti, maturare, senza però perdere mai l’entusiasmo nelle cose che si fanno, nel proprio lavoro, in ogni piccola o grande corsa si faccia, in un incontro di calcio, in un viaggio, nell’esplorare e conoscere ogni giorno il mondo, le sue culture e gli uomini. La vita ha sempre un bel colore – che potrebbe essere quello di un arcobaleno – a tutte le età e si deve averne rispetto, continuando ad avere cura di se stessi e degli altri, a tenersi in forma, ad avere entusiasmo, a riconoscere, apprezzare e coltivare gli affetti più cari, ad impegnarsi in nuove situazioni.

In cosa ti impegneresti oggi se tu avessi vent’anni?
Se volessi fare il cantante sarebbe sicuramente molto più difficile. C’è una concorrenza spietata” che ai miei tempi non esisteva e che coinvolge non solo cantanti nazionali ma anche internazionali. C’è un “turn over” di proposte - facilitato anche dai nuovi mezzi di informazione e di comunicazione - che satura il mercato e difficilmente lascia spazio a nuove proposte. Il pubblico ha ormai ascoltato di tutto ed è diventato molto più esigente. La differenza con i miei tempi è abissale, basti pensare che all’epoca uno straniero se voleva farsi conoscere e vendere dischi in Italia doveva necessariamente cantare in italiano perché il mercato e la domanda era quello strettamente nazionale.
Nel sociale, invece, mi impegnerei per la salvaguardia dell’ambiente e per la tolleranza nei confronti di chi arriva in Italia a cercare opportunità di vita che nel suo Paese non ha. E poi cercherei di dedicare tempo ad attività di volontariato, per fare qualcosa per il futuro di tutti noi. Più che elargire denaro è importare dare tempo alle persone che hanno bisogno.

Cosa pensi che sappiano o che possano capire della tua storia, del tuo lavoro i giovani?
Ho incontrato molti giovani durante i miei spettacoli “live”… solitamente sono quelli che hanno sentito parlare di me dalla mamma, dalla zia e si sono incuriositi. Credo che vengano principalmente per curiosità. Poi penso che possano stupirsi nell’ascoltare canzoni scritte sei mesi fa mischiate a canzoni composte 40 anni prima. Direi che si divertono anche, perché spesso ho visto questo nei loro visi. Sono soprattutto stupiti da una carriera così ampia e dallo scoprire che alcune canzoni che avevano in testa, che già conoscevano, che alle volte hanno canticchiato - come ad esempio “C’era un ragazzo ..” – fossero mie, spesso neanche lo sapevano …

Quando canti una tua canzone a cosa pensi? Alla tecnica, al riscontro del pubblico? A cosa ti ricorda quella canzone?
Finora ho fatto oltre 4.000 concerti e ci sono alcune canzoni che ho cantato 4.000 volte insieme con il pubblico. Diciamo che molti brani non hanno più segreti a livello interpretativo ma in alcuni casi mi capita ancora oggi di immedesimarmi nelle parole e di ricordare episodi della mia vita. La canzoni hanno sempre una grande forza evocativa e non solo per me che le interpreto ma anche per il pubblico che le associa a proprie esperienze di vissuto. Mi capita spesso, ad esempio, con “C’era un ragazzo” … mentre la canto ricordo come è stata composta, la forza con cui l’ho voluta, l’impatto che ebbe … Posso arrivare ad emozionarmi mentre canto come chiunque ricordi com’era quando aveva 7, 15, 25 anni ...

Una canzone che avresti voluto scritta per te?
Non una, ce ne sono moltissime! Sicuramente “Futura” di Lucio Dalla ma anche “La donna canone” di De Gregori o “Emozioni” di Lucio Battisti. E ancora, “Mille giorni di te e di me” di Baglioni o “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero.

Un giudizio sulla produzione musicale italiana di oggi. Trovi che ci sia vitalità, fermento, creatività , ricerca o che invece si tenda ad adeguarsi a leggi di mercato, proponendo nuove canzoni di facile consumo?
Credo che la creatività non sia mai venuta meno. Ci sono alcune trasmissioni televisive che fanno scoprire quante nuove forze, non solo interpretative, ci siano in Italia. Ma è il cosiddetto “underground” – che una volta si faceva nelle cantine, nei garage ed ora si fa sul web – che mostra segnali incredibili. Online – penso a myspace per esempio – trovi di tutto, c’è fermento, movimento continuo e grande energia, ogni tipo di genere musicale e nuove interessanti proposte. Semmai è l’industria discografica che è un po’ in crisi, la musica no. Del resto credo che la musica sia imprescindibile per le persone, non si può vivere senza, addolcisce e colora la giornata e ci saranno sempre uomini e donne che faranno e proporranno musica.

Torni in televisione dopo più di un anno passato in tour con uno spettacolo che potremmo definire essenziale: tu, da solo con la tua chitarra, al centro di un palcoscenico all’interno di un Teatro Tenda … e ti trovi di fronte alla grande platea dei telespettatori …
E’ vero, rispetto ad altri spettacoli, molto più costruiti, studiati, quasi sfarzosi, che mi è capito di fare o di vedere durante la mia carriera, questo si è contraddistinto per una essenzialità che però mi ha consentito di essere in mezzo agli spettatori e che, proprio per questo, mi ha permesso di avere un particolare tipo di rapporto - semplice, diretto, continuo - con il pubblico facendo sì che ogni sera lo show fosse unico e irripetibile. Lo spettacolo non era mai fatto solo di canzoni ma anche di parole, di racconti, di partecipazione del pubblico. In televisione il rapporto con il pubblico è decisamente diverso ma spero comunque - con la musica, gli ospiti, i racconti e le riflessioni che faremo insieme e alcune sorprese che ho in serbo - di poter coinvolgere e far partecipare alle serate anche il pubblico da casa

Il dvd che hai appena pubblicato – il primo in assoluto della tua lunga carriera – si apre con un filmato in cui tuo figlio Pietro “interpreta” te stesso da giovanissimo e nel quale si descrive cosa poteva essere la televisione negli anni ’60 …. che effetto ti ha fatto e che effetto ha fatto a lui?
Prima delle riprese, ho rivisto alcune mie foto a 13 anni e Pietro, anche se è di poco più giovane, mi assomiglia veramente molto. Come, del resto, moltissimo mi assomigliava Marco da ragazzino. Allora ho spiegato a Pietro come erano diversi i tempi allora, quale stupore avessimo davanti alla tv - che nessuno aveva e che era solo nel bar del paese - come era stata quella serata e cosa aveva rappresentato per me vedere e ascoltare Modugno che interpretava “Volare” al Festival di Sanremo; poi gli ho messo al collo una mia vecchissima sciarpa che poteva proprio essere dell’epoca, anzi forse era proprio quella di quella sera e abbiamo iniziato a girare …Pietro si è divertito moltissimo. Io invece mi sono proprio commosso, perché era come se rivedessi me stesso 50 anni prima, in quel bar di Monghidoro, quella sera. Ho vissuto lo stesso tipo di grande emozione provata allora, come se stesse succedendo adesso. Mi ha fatto veramente effetto, ho provato un’emozione forse ancora più grande.

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