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Seconda puntata

Mentre Garibaldi è già a Roma, impegnato nella costruzione e nella difesa della nascente Repubblica, Anita, rimasta a Nizza con i bambini, attende impaziente la possibilità di raggiungerlo. Finalmente, incaricata di portare ai patrioti romani i fondi raccolti al nord, parte alla volta di Roma affidando a Rosa, la madre di Garibaldi, i bambini, Teresita e Ricciotti, e lasciando a malincuore Menotti, il figlio maggiore, in collegio. Giunta nella città che rappresenta ormai l’avamposto della lotta per l’indipendenza e la libertà, si unisce a molte altre patriote, Cristina Trivulzio di Belgioioso, Dora Antonini, Enrichetta Pisacane, dedicandosi completamente alla causa della Repubblica Romana e alle urgenti necessità della popolazione, ormai sotto la costante minaccia degli attacchi da parte dell’esercito francese sempre più vicino alle mura di Roma. L’abnegazione di Anita, e la nostalgia cocente per i figli lontani, sono in parte compensate dalla felicità di essersi riunita a Garibaldi, al suo “José”.

Ma ben presto la situazione precipita: la tregua firmata dal triumvirato che regge le sorti della Repubblica, formato da Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini e Aurelio Saffi, viene interrotta prima della scadenza concordata, e l’esercito francese, in schiacciante superiorità numerica e organizzativa  - oltre che facilitato dalle trame dei papisti - viola le mura della città eterna.

Ha così inizio un assedio che porterà alla capitolazione della giovane Repubblica, malgrado la strenua disperata difesa da parte delle truppe comandate da Garibaldi, ormai decimate, e l’eroica rivolta dello stesso popolo romano. E, donna del popolo in mezzo al popolo, Anita partecipa attivamente alla lotta e allo scontro militare, ignorando le sue già precarie condizioni fisiche: è infatti incinta del quinto figlio e da tempo accusa le conseguenze di fatica e stenti.

Quando Garibaldi decide di abbandonare la città alla testa dei tanti volontari che non accettano la resa, Anita si rifiuta categoricamente di lasciarlo e rifugiarsi a Nizza.

Lo segue così in un’estenuante, disperata risalita del territorio italiano verso la libera Venezia, anch’essa sotto assedio nemico, circondata dalla minaccia incombente di ben tre eserciti, gli ispano-borbonici, i francesi, gli austriaci. Trovato momentaneo rifugio presso la fattoria Guiccioli di Mandriole nei pressi di Ravenna, ormai preda di violente febbri, il 4 agosto 1849, a soli 28 anni, Anita muore tragicamente fra le braccia del suo “José”. 

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