La "Leggenda del Piave" non c'entra con la Liberazione

Non so davvero come si possa commentare con tanta superficialità l'episodio denunciato dall'ascoltatrice ligure circa il fatto che la manifestazione celebrativa del 25 aprile sia stata conclusa con l'esecuzione della Leggenda del Piave. Se la Resistenza, sui cui valori si basa la nostra Repubblica (che non sono certo quelli fascisti e razzisti della Repubblica di Salò), ha – e la ha certamente - una sua “colonna sonora”, da questa è del tutto assente una canzone composta trent'anni prima da un uomo (E. A. Mario, al secolo Giovanni Gaeta) che sarà poi fascista convinto fino alla fine, autore, fra le altre, di una canzone dal titolo che non lascia dubbi in proposito „Me ne frego“, e coautore di un'altra chicca „Teste di moro“ i cui versi dicono „Andremo in Africa sicuri e allegri: andremo a vincere contro quei negri/ Fra tante teste che mozzerò/ una di queste ti porterò“.

La banalizzazione del 25 aprile, in corso ormai da un ventennio, passa anche per episodi come quello denunciato dall'ascoltatrice (la Festa della Liberazione si conclude con „Bella ciao“ non con la „Leggenda del Piave“). Sorprende (ma poi neanche tanto) che essa sia avallata dal „garantista“ e adesso „dubbioso“ Sansonetti, che evidentemente non ha più certezze neanche su cosa si debba cantare a quella che è e resta la festa della libeazione dal nazifascismo.

Distinti saluti

 

Corrado Conforti

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