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Forlì - 10 giugno

Gli italiani che fecero il tango

Passioni

Nello spazio di circa 120 anni, tra gli anni ’30 dell’Ottocento e gli anni ’50 del Novecento, quasi 4 milioni di italiani emigrarono nella sola Argentina; di questi, oltre la metà, si concentrò nel periodo tra il 1881 e il 1914. Nel corso di questa lunga ondata migratoria, gli italiani, e gli argentini e uruguaiani di origine italiana furono tra i principali protagonisti della nascita del tango.

Per gli italiani emigrati nell’America del Sud, specie nella zona Platense, quella che comprende l’Uruguay e l’Argentina, il tango è diventato immediatamente una lingua identitaria, un sentimento, un modo per dare un senso all’esistenza, per tenersi in contatto con le radici. Per i genovesi, il tango viene persino prima della canzone d’autore, per i meridionali rappresenta un nodo per stringersi alla tradizione della canzone melodica. Gli italiani che sono andati in Argentina non hanno solo contribuito alla costruzione di un paese ma anche a quella di un ballo che è diventato sinonimo di seduzione e d’incanto. Un pendolo che continua a oscillare tra il passato e il presente, di una incompatibilità che è diventata febbre di comprendersi. Per ripercorrere il viaggio del tango basta ascoltare Italiani d’Argentina di Ivano Fossati, o andare indietro e sentire il profumo che sprigionano i brani di autori di origine italiana come Ignacio Corsini, Osvaldo Pugliese, Roberto Firpo, Anibal Carlmelo Troilo, Juan D’Arienzo fino a Astor Piazzolla.

A Buenos Aires, dalla fine dell’800, si ritrovarono emigranti provenienti dalle più disparate zone d’Italia. Tra le comunità più numerose c’era quella dei Genovesi. I primi sobborghi della città furono costruiti con povere case colorate come quelle che avevano lasciato a Genova, gli odori di farinata e di pesce si facevano strada tra i vicoli del porto, superando gli ostacoli della miseria e della solitudine. I poeti parlavano del quartiere La Boca come uno “scenario di amore e disamore, paradiso e inferno, coraggio e paura, prostituzione e vino”. Un palcoscenico che vide nascere e diffondersi in tutto il mondo il tango, quello che Jorge Louis Borges definì “una ventata, una follia che sfida gli anni frettolosi”.

 

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