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Aspettando la fase finale

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STEFANO TRUCCO

Scrivi la storia di una persona che si sveglia al mattino, mette il piede giù dal letto e si accorge che l’acqua gli arriva alle ginocchia.

"DESERTO D'ACQUA"

N. si svegliò all’ora solita, da solo nel suo inutile letto a due piazze. La radiosveglia era muta ma non gli serviva. Eppure, non sapeva perché, si sentiva incredibilmente felice.

Cercò di ricordare gli immensi sogni di quella notte. Nulla, se non la sensazione che i suoi desideri – ma quali? – fossero stati esauditi.

Invece della musica c’era una specie di sciabordio. La luce filtrava calda dalle persiane sul soffitto e c'erano come dei riflessi...

Alt, non dovevano esserci. Erano le 6 di mattina, era gennaio. Si levò a sedere, allarmato.

Gli occhi non erano ancora del tutto a fuoco, ma quando scese la sensazione di freddo e bagnato che dai piedi risalì fino alle ginocchia lo svegliò del tutto, terrorizzato.

Nella penombra le cose galleggiavano. Pensò angosciato a tutti i libri da asciugare. Impossibile. Quella non era una semplice perdita d'acqua. Cosa...?

Starnutendo, raggiunse la porta-finestra e l’aprì a fatica. E fuori, sotto uno splendido sole...

L’acqua arrivava all’ottavo piano del suo palazzo e si stendeva pacifica a perdita d'occhio, carica di detriti. Dai piani alti vicini altri sconosciuti contemplavano muti l’immane distesa. Alcuni già prendevano delle foto. I tre piani della palazzina accanto interamente sommersi.

L’intera città sotto almeno venti metri d’acqua. Milioni di morti, di sicuro. Forse era così in tutto il mondo. E non s’era sentito nulla, non un grido, un crollo, nulla.

N. capì il perché di quella strana felicità e cominciò a versare calde lacrime di gioia.