Roma, Parigi e Berlino scrivono alla Ue. "Più potere contro le acquisizioni cinesi"

Roma, Parigi e Berlino scrivono alla Ue. "Più potere contro le acquisizioni cinesi"

Rafforzare i poteri nazionali in modo da potersi difendere dalle acquisizioni ostili in arrivo da fuori Europa, in particolare dalla Cina. È la richiesta avanzata da Italia, Francia e Germania alla Commissione europea. In un documento di quattro pagine, che «La Stampa» ha potuto visionare, i tre governi rivendicano il diritto di «intervenire» e di «proibire» in alcuni casi specifiche operazioni o di vincolarle a determinate condizioni. Reciprocità

In primo luogo, scrivono i governi, occorre assicurare “condizioni di reciprocità”, che non ci sono quando Paesi terzi mantengono ostacoli agli investimenti diretti da parte delle compagnie europee mentre allo stesso tempo altre compagnie europee vogliono acquisire”. Insomma, il mercato deve essere libero per tutti o per nessuno. “Non si tratta di una forma di protezionismo – spiega il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – ma della possibilità di mantenere una vigilanza sulle operazioni incompatibili con le regole europee”.

“Nel sistema cinese ci sono delle regole molto stringenti, sia formali che informali, all’investimento estero”, spiega Marco Ventoruzzo, direttore del Dipartimento di Studi Giuridici della Bocconi, all’attivo anche l’insegnamento di Diritto societario a Shangai. “Spesso – aggiunge – è obbligatorio avere un co-investitore cinese e in molti casi la divisione della governance vieta che il controllo passi in mano straniera”.

 I sussidi

 La mancanza di condizioni di reciprocità è aggrava , poi, in molti casi, dal fatto che lo shopping che arriva da fuori europa sia anche sussidiato da fondi pubblici. Su questo fronte il problema non è solo Pechino. Anche i fondi sovrani dei paesi Arabi hanno acquistato tante società. La stessa Etihad, il cui ruolo è stato cruciale nella vicenda di Alitalia, è un’azienda controllata dallo Stato negli Emirati arabi uniti. (…)

 La risposta di Juncker

 A quanto riferisce l’edizione europea del giornale americano Politico, il presidente della Commissione Jean Claude Juncker potrebbe annunciare un piano nel suo discorso sullo stato dell’Unione, il 13 settembre. Ma non è affatto detto che questo soddisferà le 3 capitali. Nel documento si specifica che i nuovi poteri dovranno andare interamente in capo agli Stati membri, mentre le opinioni della Commissione dovranno “restare consuntive”. Insomma i governi si alleano soltanto per chiedere di poter fare ognuno per sé. E’ facile immaginare che questo provocherà qualche scintilla a Bruxelles

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