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Note di Regia

di Carlo Carlei

Sono certo che la storia de "Il Generale Della Rovere" sia a grandi linee nota a buona parte del pubblico, grazie al bellissimo film di Roberto Rossellini del 1959 con Vittorio De Sica, che vinse il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il mio obiettivo non è mai stato quello di realizzare il remake di un film che è diventato un classico della storia del cinema, e con il quale sarebbe assurdo confrontarsi, quanto piuttosto di elaborare e sviluppare ulteriormente, attraverso un linguaggio per immagini più moderno (e forse più simile al cinema Americano che non a quello neo-realista) una vicenda umana potentissima che prende spunto in primis dal toccante libro autobiografico di Indro Montanelli.

Partendo da un materiale originale di forte impatto emotivo, ho voluto evidenziare la parabola di un antieroe, di un uomo debole che, obbligato a misurarsi con eventi più grandi di lui, arriva a compiere il gesto più inatteso e dirompente, trovando cosi nel silenzio sofferto della sua scelta una sua personale redenzione. L’umanità, gli ideali, la coscienza civile e il coraggio dei personaggi che incontra via via lungo il suo cammino obbligano Giovanni Bertone a misurarsi con la sua piccolezza e alla fine lo contaminano a tal punto da spingerlo, con un colpo di genio, a riappropriarsi di una moralità e di un senso del dovere che non aveva mai avuto, consentendogli per la prima volta di diventare attore e protagonista della sua esistenza fino ad allora non particolarmente edificante. Eroe suo malgrado, dunque. Controverso e istrionico, deprecabile ma simpatico ammaliatore, Giovanni Bertone alias il generale Della Rovere è nella mia visione soprattutto un uomo dipendente dai suoi demoni e pronto a tutto per salvaguardare il suo interesse personale. La sua schiavitù dal gioco e il suo incosciente gusto per il rischio, il suo essere un truffatore incallito, recidivo e impenitente, rendono Bertone molto vicino a tanti personaggi che popolano le cronache contemporanee.

Scegliendo di enfatizzare ancora di più il tema del “doppio”, ho voluto evidenziare la complessità di un personaggio sfaccettato e accattivante, di un antieroe che sfida se stesso, costantemente in bilico tra autolesionismo e autocoscienza, affermazione egoica e abnegazione, tornaconto personale e senso di responsabilità, nel desiderio perpetuo di vivere appieno la sua vita, spesso al di sopra delle sue possibilità eppure comunque di lasciare un segno alla fine, nonostante tutto. Come il protagonista del capolavoro Kagemusha, "L’ Ombra del Guerriero" di Akira Kurosawa, Giovanni Bertone è infatti il perfetto doppio, il finto Generale che trova nella sua falsa identità quell’umanità e quel senso di responsabilità che non ha mai avuto e che alla fine lo trasforma in un eroe che si sacrifica per salvare preziose vite altrui.

Attore nato e sbruffone, Bertone si identifica nel suo nuovo carismatico ruolo totalmente, immolando se stesso per un ideale che ha finalmente fatto suo, e rivelandosi un personaggio tragico, dimenticato dal corso della Storia, eppure così attuale nella sua debolezza di peccatore incallito che va incontro a una trasformazione straordinaria e impensabile.
 
In una Genova martoriata dalla guerra e dall’invasione tedesca, Bertone e un mucchio di reietti come lui, prede della nostalgia per i bei tempi andati e della possibilità di vincite facili, cercano di racimolare quanto più denaro possibile, esorcizzando nel contempo la paura per le deportazioni e le fucilazioni sommarie. Come sempre sono i soldi a farla da padrone – per corrompere e/o acquisire potere prima che la guerra sia finita. Soldi che passano di mano in mano, ossessione-compulsione di Bertone che provocheranno la sua caduta agli inferi, in una prigione - San Vittore - dove soprusi e annientamento sono all’ordine del giorno, e dove la lotta per la sopravvivenza diventa la vera priorità. In questo luogo ostile, dove vige solo la non-legge del sanguinario Tenente Franz, per Bertone le sfide si moltiplicano, diventano titaniche. Perennemente in pericolo, il nostro protagonista vive nel rischio costante di essere scoperto ed eliminato, scisso tra la fedeltà al suo patto col colonnello Müller e la tentazione di tradire i suoi nuovi compagni di prigionia.

Seguiamo il suo percorso umano con partecipazione emotiva in una progressione drammatica in cui le scelte del protagonista e degli altri personaggi non sono mai scontate. La scelta morale è infatti il leitmotiv che guida i comportamenti di tutti, non solo di Bertone, in un percorso sempre al limite tra caduta e redenzione, costellato di ostacoli e tentazioni, in un crescendo sinfonico che ci porterà ad un finale epico e commovente.

Nella mia visione, "Il Generale Della Rovere" è anche un film di forti identità (vedi personaggi come il colonnello Müller, Bacchelli, Olga) e di intensi  rapporti umani, ma soprattutto un film di azione, tensione e suspense. Se dovessi definire il tono che contraddistingue questo lavoro dal suo illustre predecessore, direi che “epico” sia quello giusto. Un’epicità formale ma anche sostanziale, che ho voluto iniettare nel dna di un’ opera così complessa e ambiziosa come "Il Generale Della Rovere" per trasformarla in una storia paradigmatica e senza tempo, che ancora oggi riesce a farci riflettere ed emozionare e che, qualora non sapessimo più quale sia la via del dovere, ci invita a scegliere sempre la più difficile.

Carlo Carlei

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