San Martino: oca e pane di castagne Pane e Pizza Pane e Pizza Procedimento: "FARE SAN MARTINO" è un modo di dire molto usato in alcune zone della pianura padana: significa traslocare o trasferirsi, e in senso più ampio, cambiare luogo di lavoro. L'origine di questa frase risale ad alcuni secoli or sono ed ha avuto un riscontro sino a qualche decennio fa, quando una grossa parte della popolazione attiva della pianura padana era occupata nel settore agricolo. L'anno lavorativo dei contadini infatti terminava agli inizi del mese di novembre e laddove il proprietario dei campi e padrone della cascina, non avesse rinnovato il contratto con il bracciante per un altro anno, egli era costretto a trovarsi un nuovo impiego altrove, presso un'altra cascina. In questo caso il contadino, con famiglia al seguito, era costretto a lasciare libera la casa e trasferirsi altrove. La data scelta per il trasloco coincideva quasi sempre con l'11 novembre, giorno in cui per ragioni climatiche si godeva di un tempo spesso stabile e soleggiato (la famosa "Estate di San Martino"). Piatto tipico di questa festa e di questo periodo nell'Oltrepò Pavese (da cui proviene Eugenio) è L'OCA NELL'OLLA. Perché l'oca? Perché l'oca era un animale "da pascolo" e al momento di "fare San Martino" c'era il problema di cosa fare di queste bestie. Venivano quindi macellate, tagliate in quarti e messe sotto sale per 24 ore. Poi bollite per 20 minuti e adagiate, due quarti per strato, nelle olle di terracotta con uno strutto misto di maiale e oca fuso e foglie di alloro per aromatizzare. In questo modo il problema della conservazione della carne era risolto e soprattutto, così preparata, l'oca era un piatto praticamente già pronto, in un certo modo già precotto. Bastava, nei giorni del trasloco, avere una padella, scaldarla e mangiarla. Oggi la coppia BONCI - BARBIERI ci porta nelle campagne dell'Oltrepo pavese per far rivivere una antica tradizione contadina: OCA nell'OLLA con PANE di FARINA di CASTAGNE. Procedimento:

“FARE SAN MARTINO”  è un modo di dire molto usato in alcune zone della pianura padana: significa traslocare o trasferirsi, e in senso più ampio, cambiare luogo di lavoro.
L’origine di questa frase risale ad alcuni secoli or sono ed ha avuto un riscontro sino a qualche decennio fa, quando una grossa parte della popolazione attiva della pianura padana era occupata nel settore agricolo. L’anno lavorativo dei contadini infatti terminava agli inizi del mese di novembre e laddove il proprietario dei campi e padrone della cascina, non avesse rinnovato il contratto con il bracciante per un altro anno, egli era costretto a trovarsi un nuovo impiego altrove, presso un’altra cascina.
In questo caso il contadino, con famiglia al seguito, era costretto a lasciare libera la casa e trasferirsi altrove. La data scelta per il trasloco coincideva quasi sempre con l’11 novembre, giorno in cui per ragioni climatiche si godeva di un tempo spesso stabile e soleggiato (la famosa “Estate di San Martino”). Piatto tipico di questa festa e di questo periodo  nell’Oltrepò Pavese (da cui proviene Eugenio) è L’OCA NELL’OLLA.  Perché l’oca? Perché l’oca era  un animale “da pascolo” e al momento di “fare San Martino” c’era il problema di cosa fare di queste bestie. Venivano quindi macellate, tagliate in quarti e messe sotto sale per 24 ore. Poi bollite per 20 minuti e adagiate, due quarti per strato, nelle olle di terracotta con uno strutto misto di maiale  e oca fuso e  foglie di alloro per aromatizzare. In questo modo il problema della conservazione della carne era risolto e soprattutto, così preparata, l’oca era un piatto praticamente già pronto, in un certo modo già precotto. Bastava, nei giorni del trasloco, avere una padella, scaldarla e mangiarla.
Oggi la coppia BONCI -  BARBIERI ci porta  nelle campagne dell’Oltrepo pavese per far rivivere una antica  tradizione contadina: OCA nell’OLLA con PANE di FARINA di CASTAGNE.









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