Procedimento: Fino al primo decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale, in molte parti d'Italia il GRANOTURCO era fondamentale nell'alimentazione umana, in particolar modo al Nord, ma anche al Centro e Sud, in alcune zone. Era molto diverso come qualità da quello di oggi, che in prevalenza è un mais irriguo di invenzione americana, adatto per l'alimentazione di bovini e suini dei grandi allevamenti intensivi. Le varietà che fornivano una base per l'alimentazione umana erano e sono ancora oggi straordinarie per la qualità della farina, per sapore e versatilità in cucina. Penso al MARANO, al MARANELLO, all'UNCINATO, all'OTTOFILE, al BIANCO PERLA e tanti altri che qui vedete…tutti granoturchi che stanno conoscendo una nuova fortuna anche commerciale. Non ho ricordato il NERO DELLA GARFAGNANA (Lucca) perché se ne trova poco e chi lo vuole mangiare deve andare in quella splendida parte della Toscana. Il granturco non poteva, ovviamente, dare un nutrimento completo e doveva essere accompagnato da carne di maiale (le altre carni erano riservate a chi poteva spendere). Detto questo la polenta fritta nello strutto era un cibo eccelso, come pure la polenta rifatta nel tegame con sugo di maiale o gli gnocchi di polenta o una semplice polenta accompagnata da salsiccia fresca. Purtroppo il nuovo corso dell'agricoltura moderna nata negli anni '70, basata sulla chimica e sull'energia e l'irrigazione a buon mercato, ha portato alle coltivazioni specializzate e ai grandi allevamenti intensivi, che si sono invece dimostrati un errore economico di cui solo ora ci si comincia a rendere conto. Il libro, ancora non edito in Italia di Philip Linbery "Il vero costo della carne a buon mercato" , analizza gli spaventosi sprechi di acqua e lo stato di rovina dei terreni monocoltura, mentre loda le piccole coltivazioni, allevamenti e produzioni dei paesi arretrati che salvano la biodiversità, ma soprattutto mantengono la terra come si deve. Come dicevano gli indiani Lakota " la terra non proprietà di chi la coltiva, e chi la coltiva ha la responsabilità di lasciala integra per le generazioni a venire". Perciò viva questi granoturchi diversi l'uno dall'altro per colore, forma, dimensione e sapore, che non hanno bisogno di acqua e che danno produzioni a basso costo per la popolazione, ma che richiedono grandi sacrifici agli agricoltori. La natura ci fornisce prodotti straordinari…noi con la mania di raffinare li impoveriamo grandemente. Procedimento:
Fino al primo decennio dopo la Seconda Guerra Mondiale, in molte parti d’Italia il GRANOTURCO era fondamentale nell’alimentazione umana, in particolar modo al Nord, ma anche al Centro e Sud, in alcune zone. Era molto diverso come qualità da quello di oggi, che in prevalenza è un mais irriguo di invenzione americana, adatto per l’alimentazione di bovini e suini dei grandi allevamenti intensivi. Le varietà che fornivano una base per l’alimentazione umana erano e sono ancora oggi straordinarie per la qualità della farina, per sapore e versatilità in cucina. Penso al MARANO, al MARANELLO,  all’UNCINATO, all’OTTOFILE, al BIANCO PERLA e tanti altri che qui vedete…tutti granoturchi che stanno conoscendo una nuova fortuna anche commerciale. Non ho ricordato il NERO DELLA GARFAGNANA (Lucca) perché se ne trova poco e chi lo vuole mangiare deve andare in quella splendida parte della Toscana. Il granturco non poteva, ovviamente, dare un nutrimento completo e doveva essere accompagnato da carne di maiale (le altre carni erano riservate a chi poteva spendere).  Detto questo la polenta fritta nello strutto era un cibo eccelso, come pure la polenta rifatta nel tegame con sugo di maiale o gli gnocchi di polenta o una semplice polenta accompagnata da salsiccia fresca. Purtroppo il nuovo corso dell’agricoltura moderna nata negli anni ’70, basata sulla chimica e sull’energia e l’irrigazione a buon mercato, ha portato alle coltivazioni specializzate  e ai grandi allevamenti intensivi, che si sono invece dimostrati un errore economico di cui solo ora ci si comincia a rendere conto. Il libro, ancora non edito in Italia di Philip Linbery “Il vero costo della carne a buon mercato” , analizza gli spaventosi sprechi di acqua e lo stato di  rovina dei terreni monocoltura, mentre loda le piccole coltivazioni, allevamenti e produzioni dei paesi arretrati che salvano la biodiversità, ma soprattutto mantengono la terra come si deve. Come dicevano gli indiani Lakota “ la terra non proprietà di chi la coltiva, e chi la coltiva ha la responsabilità di lasciala integra per le generazioni a venire”. Perciò viva questi granoturchi diversi l’uno dall’altro per colore, forma, dimensione e sapore, che non hanno bisogno di acqua e che danno produzioni a basso costo  per la popolazione, ma che richiedono grandi sacrifici agli agricoltori. La natura ci fornisce prodotti straordinari…noi con la mania di raffinare li impoveriamo grandemente. 

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