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Source Code - La produzione

Il fascino del viaggio nel tempo

Con la sua trama intricata, le sue immagini visivamente originali e avvincenti, Source Code trasporta lo spettatore in una delle ultime frontiere, un mondo che per molti secoli ha affascinato scienziati e scrittori di fantascienza: quello dei viaggi nel tempo.     


Mark Gordon

Il produttore Mark Gordon, che ha prodotto film come 2012 e Salvate il Soldato Ryan, fu contattato dallo sceneggiatore Ben Ripley, il quale gli parlò dell’idea di un uomo che scopre il modo di tornare indietro nel tempo per dei brevi istanti. “Ben è venuto da noi con un’idea straordinaria per un film”, racconta Gordon. “Poi, per circa sei mesi, un anno, abbiamo continuato a sviluppare la sceneggiatura assieme a lui. Ciò che speri di trovare in un collaboratore è qualcuno che abbia delle opinioni molto forti ma che allo stesso tempo sia capace di ascoltare e di considerare dei punti di vista diversi, e Ben è proprio questo tipo di persona. Ha delle opinioni molto forti delle quali è profondamente convinto”.

Con l’evolversi della sceneggiatura, la storia ha iniziato ad attirare l’attenzione di Philippe Rousselet, Amministratore Delegato di Vendôme Pictures e produttore di Source Code. “La sceneggiatura ci piaceva moltissimo”, racconta Rousselet.  “E’ raro trovare una storia unica che allo stesso tempo sia anche commerciale. E’ un thriller intelligente e sofisticato, ma è anche molto divertente. Lo spettatore viene a conoscenza dei fatti insieme ai personaggi, e questo rende il film avvincente e ricco di suspense. Non capita tutti i giorni di leggere una sceneggiatura come questa”.

L’idea di Ripley era di creare una storia non lineare che contenesse un colpo di scena fantascientifico. “Sono affascinato dai film non tradizionali”, spiega. “Mi è venuto in mente che i primi esperimenti nel campo dei viaggi nel tempo non sarebbero stati poi così ambiziosi. Non saremmo tornati indietro di centinaia di anni, ma solo di ore o di minuti. Si può immaginare come questa tecnologia sia emersa quasi per caso in un laboratorio di ricerca, da qualche parte, e che poi sia stata utilizzata dal Dipartimento della Difesa. Ma che loro non sappiano cosa farci, perché è ancora una tecnologia sperimentale. Il fatto che il protagonista della storia abbia solo otto minuti a disposizione per completare la sua missione rende il tutto più appassionante perché c’è un limite alle informazioni che è in grado di raccogliere”.

L’intenzione dello sceneggiatore era quella di comunicare il messaggio che un giorno i viaggi nel tempo saranno possibili. “Gran parte degli scienziati che si occupano dei viaggi nel tempo amano parlare dei viaggi nel tempo nel futuro”, spiega.  “Potremmo essere capaci di rallentare l’orologio quando si viaggia ad una velocità prossima a quella della luce, che ti permette di andare avanti nel tempo. Mentre tornare indietro nel passato è molto più difficoltoso e non sappiamo ancora se sia possibile o meno. Il passato è  immutabile secondo la fisica.
Quello che la fisica invece suggerisce è che esista un universo parallelo, una copia della realtà identica alla nostra. Il ‘Source Code’ è ciò che rende possibile accedere ad un’altra realtà per un periodo di tempo limitato di otto minuti”.


Jake Gyllenhaal
Dopo aver sviluppato la sceneggiatura assieme a Ripley, Gordon l’ha inviata all’attore Jake Gyllenhaal, che nel film interpreta il ruolo del Capitano Colter Stevens. “Jake ed io abbiamo lavorato assieme in The Day After Tomorrow-L’Alba del Giorno Dopo”, racconta Gordon. “Siamo rimasti in contatto, e cercavamo un altro film da fare insieme. Lui era davvero entusiasta di questa storia e ci ha fornito una serie di preziose intuizioni. Jake ha avuto un ruolo molto importante nello sviluppo del film”.

Quasi tutta l’azione si sviluppa a bordo di un treno diretto a Chicago e pieno di pendolari che quotidianamente percorrono questa tratta. Ma per uno dei pendolari questo è tutt’altro che un giorno ordinario. Colter Stevens, pilota di elicotteri Blackhawk dell’Esercito degli Stati Uniti, si trova lì per portare a termine un incarico eccezionale. “Una mattina si ritrova su un treno senza sapere dove sia e come ci sia arrivato”, spiega Gyllenhaal. “Seduta di fronte a lui c’è una donna, Christina, che si comporta come se lo conoscesse. Lui è piuttosto disorientato. Poi, riflesso nello specchio vede la sua immagine – ma si rende conto che non è il suo viso”. 
Nel giro di pochi minuti, Colter scopre di essere stato trasportato sul treno dal futuro. “Neanche i personaggi di questo film conoscono appieno la tecnologia del ‘Source Code’”, puntualizza Ripley. “Cosa accade al mondo del Source Code quando ce ne andiamo? Non lo sappiamo. Esisteva prima che vi accedessimo, oppure lo abbiamo creato noi? Non lo sappiamo”.

Gyllenhaal, che è stato anche il protagonista di Donnie Darko, un film di culto sui viaggi temporali, era molto interessato alla premessa del film oltre che alle sfide insite nell’interpretazione del suo personaggio, il quale si ritrova in una situazione estremamente difficile. “Sono molto affascinato dal concetto di tempo, perciò mi attraeva l’idea di dover scavare a fondo su questo argomento”, rivela l’attore”. “C’erano molte cose che dovevo approfondire, soprattutto in fase di pre-produzione, per riuscire a capire Colter. Il personaggio si sviluppa nel corso di quegli otto minuti che continua a vivere e a rivivere”. 

Dopo aver accettato la parte, Gyllenhaal ha suggerito ai produttori di rivolgersi al regista Duncan Jones, il cui primo film, Moon, aveva profondamente colpito l’attore. “Moon era incredibile dal primo all’ultimo fotogramma”, racconta. “Mentre lo vedevo mi appariva chiara la fluidità del linguaggio cinematografico di Duncan. La sua narrazione è così agile che mi è venuta subito voglia di lavorare con lui”. 


Duncan Jones
Su raccomandazione di Gyllenhaal, Gordon ha visto Moon e ha incontrato Duncan Jones. “In Moon, è stato capace di utilizzare uno spazio e un attore in maniera talmente brillante”, racconta Gordon. “Anche se gran parte del nostro film è ambientata in una o due carrozze di un treno, l’effetto non è per niente claustrofobico. Sono tantissime le cose che avvengono”.

L’abilità di Jones nel creare un mondo originale e totalmente credibile in Moon ha costituito un fattore molto importante nella sua scelta come regista di questo film, ricorda Rousselet.  “Duncan ha arricchito il progetto grazie al suo originale mondo visivo. E’ un grande filmmaker ed un ottimo narratore, ed è proprio questo di cui aveva bisogno Source Code. Duncan ha una grande passione per il lato visivo, tanta quanta ne ha per gli attori e la narrazione, è un filmmaker completo in questo senso”.

Tra Source Code e il primo film diretto da Jones, esistono dei paralleli evidenti: l’esplorazione temporale, l’identità e l’umanità. “Duncan sembra essere piuttosto interessato all’alterazione della realtà”, racconta Gyllenhaal. “Allo stesso tempo, va alla ricerca di ciò che si cela nell’inconscio. Al centro di entrambi questi film, c’è una persona che inizialmente si sente totalmente smarrita e deve trovare il modo di destreggiarsi in una situazione a lui totalmente estranea. Entrambi i protagonisti delle due pellicole cercano di scoprire cosa debbano fare e la ragione per cui si trovano dove si trovano”.

Nonostante gli elogi e l’interesse rivolti nei confronti del suo primo film, inizialmente, Jones non era molto impaziente di fare un altro film di fantascienza. “Ma adoravo la sceneggiatura. Aveva una trama molto fitta e rapida. E poi, sono un grandissimo fan di Jake Gyllenhaal. Non volevo rinunciare all’opportunità di lavorare assieme a lui”.
Una volta che il regista ha accettato di prendere parte al progetto, lui e Gyllenhaal hanno iniziato a buttar giù le loro idee per il film. Entrambi avevano dei pensieri piuttosto precisi riguardo alla sceneggiatura. “Abbiamo sviluppato un rapporto estremamente collaborativo”, afferma Jones. “Abbiamo aggiunto più humour di quanto non ce ne fosse originariamente, e sono molto soddisfatto. La storia d’amore è diventata più forte e più coinvolgente, molto più di quanto mi sia reso conto nel corso delle riprese”.

Sebbene Jones sia stato tentato dalla possibilità di approfondire i molti dati scientifici disponibili, ha invece scelto di concentrarsi sulla narrazione. “Se avessi permesso a me stesso di concentrarmi troppo su quell’aspetto, ciò avrebbe ostacolato la narrazione”, spiega. “Ho un buon background in filosofia e scienza, perciò è stato facile per me capire certe cose. Capivo quali fossero le regole e come la storia dovesse essere raccontata nel contesto di quelle regole, ma non mi sono lasciato ingabbiare da esse”.
Piuttosto, il regista si è concentrato su come riuscire a districare la narrazione, man mano che la storia si evolve nel corso di ogni singolo Source Code. “L’aspetto che mi intrigava molto era come risolvere questa sorta di rompicapo”, spiega Jones. “Prima di tutto il numero di location è molto limitato e sono tutte in interni. E come saremmo riusciti a far avvertire i cambiamenti ai personaggi, ogni volta che torniamo da loro, visto che si tratta di variazioni quasi impercettibili? La sfida è stata riuscire a trovare il modo di rendere visivamente questa evoluzione. Ad ogni modo, molte cose sono apparse più chiare con l’evolversi delle riprese.

“La bellezza della sceneggiatura sta nel fatto che c’è sempre un’esplorazione costante”, aggiunge Jones. “Colter accede ad ogni ripetizione - o ‘Source Code’ come li chiamiamo nel film - con una consapevolezza maggiore. Ogni singola volta, in ogni nuova situazione, porta con sé qualcosa di nuovo. La sfida per noi era riuscire a rendere ogni Source Code interessante e far sì che il pubblico rimanesse concentrato”.

Source Code
è un ottimo esempio di una nuova ondata di narrazione fantascientifica, secondo il regista. “Il mix di humour e di elementi di fantascienza lo rende inconsueto e molto affascinante. Il pubblico non deve necessariamente trovarsi intrappolato nella logica o nella scienza che c’è dietro a tutto ciò che accade. Può semplicemente lasciarsi trasportare in questo viaggio emozionante”.

Ma a coloro che amano risolvere i rompicapi il film offre molto su cui riflettere. “Se metà del pubblico esce soddisfatta per la storia d’amore e l’azione, e l’altra metà rimane incuriosita dal finale e si diverte a capirne la logica, allora sarò molto soddisfatto”, afferma Jones. “Credo che il film contenga elementi sufficienti per creare un interesse in tutti quanti”. 

Secondo Gordon, c’è un altro elemento che il pubblico potrebbe apprezzare. “La cosa speciale del film è che contiene una grande dose di azione ed è un thriller meraviglioso”, afferma il produttore. “Contiene tutto quello che si può sperare di trovare in un film, in termini di puro intrattenimento. Ma alla fine del film, quando viene giù il sipario per così dire, mi piacerebbe che il pubblico uscisse dalla sala con la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo emozionante, ma che rifletta anche su quanto sia preziosa la vita. Che siano otto minuti o una vita intera bisogna saper assaporare le cose. Tutti quanti abbiamo dei giorni negativi, ma la vita è magnifica e bellissima. Potrà suonare sentimentale, ma credo che dopo aver visto il film si percepisca un maggior apprezzamento nei confronti della vita, perché al personaggio di Jake viene offerta una seconda possibilità”.

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