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Attilio Frasca

Nasce a Roma nel 1970 e cresce in una famiglia umile trascorrendo la sua infanzia tra le borgate di Monteverde, Tor de Cenci e Spinaceto.
A sedici anni ha già abbandonato gli studi quando si avvicina al mondo dello spaccio di droghe leggere e ai piccoli furti, nonostante questo continua a nutrire un sogno comune a molti suoi coetanei: vorrebbe diventare un calciatore forse rapito dal fascino che questo vero e proprio star system infonde nei desideri dei giovanissimi.
Una passione per il calcio che ben presto si tradurrà in un avvicinamento alle frange dell'estremismo ultras attivo nella capitale dove il culto della violenza diventa religione e fonte di proselitismo.
Nel 2005 Attilio Frasca, ormai trentacinquenne, decide di aiutare un suo amico tossicodipendente ospitandolo nella propria casa, una prova di amicizia per il protagonista di questa storia ignaro che, molto presto, questa disponibilità si sarebbe convertita in qualcosa di drammatico.
Durante una festa Attilio scopre che proprio quell'amico ha molestato sessualmente una sua giovane parente e questo gesto scatena il cieco bisogno di una vendetta atroce e allo stesso tempo primitiva.
Quel ragazzo ruvido cresciuto in borgata, con il mito del calcio e della violenza, diventa così un incosciente omicida provocando la morte dell'amico vittima di numerosi colpi d'ascia che firmeranno indelebilmente la sua condanna a trenta anni di carcere.

QUALCHE DOMANDA A ATTILIO FRASCA

Com'è la tua giornata “tipo” in carcere?

Mi alzo alle tre, tre e mezzo. Faccio il caffè, mi prendo cura della mia persona e poi scrivo qualche lettera. Lavo la cella e poi verso le sette e mezza esco per andare a lavorare. Ritorno in cella verso le dodici per farmi una doccia.

Tornando indietro vorresti una vita “normale” con una moglie e figli?

Assolutamente si! Quella è vita! Quella è la vera vita! Ci vuole coraggio perchè l'uomo coraggioso è quello che si alza alle cinque del mattino per andare a lavorare non è sicuramente quello che va a rubare per guadagnare cinque/diecimila euro al giorno.

Una vita “normale” che tu non hai mai fatto?

Ci ho provato. Si che ci ho provato lavorando come piastrellista e poi tanti anni come barista ma purtroppo non mi bastavano mai i soldi e mi piaceva fare la bella vita. Una bella vita che tanto bella non è stata se questo è il risultato.

Cosa intendi per “fare la bella vita”?

Andare a ballare tutte le sere, spendere e spendere in illusioni.

C’è una cosa che sai fare bene, anche una sciocchezza, un gioco di prestigio, qualche cosa?
Sì, sì. Le buste da lettera, mi diverto molto con le buste da lettera, faccio dei collage e in più ci disegno sopra e le spedisco.

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