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I Libri

La città e i cani

di Mario Vargas Llosa

"A questo mondo la violenza è una sorta di fatalità. In un Paese sottosviluppato come il mio, la violenza è esteriore, epidermica, è presente in ogni momento della vita individuale, è la radice di tutti i rapporti umani".

Così rispondeva l'autore a chi, al momento della pubblicazione, gli chiedeva se "La città e i cani" fosse un romanzo 'sulla violenza'. E la violenza, fisica e non,  fa da sfondo al microcosmo del Collegio Leoncio Prado di Lima dove avviene l'educazione del protagonista-alter ego dell'autore.

Un collegio retto da militari secondo una disciplina militare in cui confluiscono sia i figli delle classi inferiori ammessi per merito sia quelli delle classi alte mandati lì dalle famiglie nella speranza di domarli, e dove la sopraffazione, la forza bruta, il dispotismo sono le leggi della convivenza, a dispetto di regolamenti e norme.

"Ero un bambino viziatissimo, presuntuosissimo, cresciuto, faccio per dire, come una bambina... Mio padre pensava che il Leoncio Prado avrebe fatto di me un uomo, - ricorda Vargas Llosa, - ma per me fu come scoprire l'inferno".

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