Le frasi di Giovanni XXIII

Il Papa santo parla al cuore

Giovanni XXIII Concilio

-“Ciò che più vale è la fedeltà all’insegnamento antico; è il saper cogliere prontamente, e con ordine, quanto i nuovi tempi suggeriscono di più largo e di più pratico, peraltro con rispetto a quella unità di indirizzo che tutto sorregge non a confusione, ma ad edificazione” (discorso in occasione del primo incontro con i parroci di Roma, 22 dicembre 1958). -“Anche a voler essere cortesi nel giudicare, nello scusare, nel compatire la gravità della situazione atea e materialista a cui alcune nazioni furono e sono soggette e sotto il cui peso gemono, la schiavitù per gli individui e per le masse, schiavitù del pensare, e schiavitù dell’operare, è innegabile” (radiomessaggio natalizio al mondo, 23 dicembre 1958). -“Eccoci qua, son venuto, mi avete veduto, io ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuor mio vicino al vostro cuore. Questo incontro, siate pur sicuri, che resterà profondo nella mia anima. (…) La preghiera che vi faccio: la prima lettera che scrivete adesso a casa vostra deve portare la notizia che il Papa è venuto in mezzo a voi e che vi promette che si impegna a fare speciali intenzioni per ciascuno di loro: le vostre mogli, le vostre sorelle…” (visita ai detenuti di Regina Coeli, 26 dicembre 1958). -“Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l’Urbe, e di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale” (allocuzione del 25 gennaio 1959). -“Riconoscere i propri limiti è il punto di partenza per ogni duratura conquista nell’ordine della natura e della grazia. Contare, oltre che sulle proprie possibilità, sull’aiuto insostituibile di Dio è il segreto di ogni sicuro progresso” (discorso ai membri della Commissione Medica Internazionale, 18 marzo 1959). -“Quale invito è questo a fare ciascuno della propria esistenza un atto di amore: perché non conta nella vita fare cose grandi o piccole, vistose o insignificanti, ma soltanto conta l’amore con cui esse si effettuano, cercando la volontà di Dio anche nella sofferenza e nella prova” (udienza a diverse categorie di lavoratori, 31 maggio 1959). -“Madre e maestra di tutte le genti, la Chiesa universale è stata istituita da Gesù Cristo perché tutti, lungo il corso dei secoli, venendo al suo seno ed al suo amplesso, trovassero pienezza di più alta vita e garanzia di salvezza. A questa Chiesa, colonna e fondamento di verità, (cfr. 1 Tm 3,15) il suo santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di generare figli, di educarli e reggerli, guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli, la cui grande dignità essa sempre ebbe nel massimo rispetto e tutelò con sollecitudine” (lettera enciclica Mater et magistra, n. 1, 1961). -“La nostra vita è pellegrinaggio, del cielo siamo fatti: ci soffermiamo un po’ qui e poi riprendiamo la nostra strada” (Loreto, 4 ottobre 1962). -“La Madre Chiesa si rallegra perché, per un dono speciale della Divina Provvidenza, è ormai sorto il giorno tanto desiderato nel quale qui, presso il sepolcro di san Pietro, auspice la Vergine Madre di Dio, di cui oggi si celebra con gioia la dignità materna, inizia solennemente il Concilio Ecumenico Vaticano II” (discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 11 ottobre 1962). -“Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera – osservatela in alto! – a guardare a questo spettacolo. (…) La mia persona conta niente, è un fratello che parla a voi, diventato Padre per la volontà di Nostro Signore, ma tutt’insieme: paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto! Continuiamo, dunque, a volerci bene, a volerci bene così, a volerci bene così, guardandoci così nell’incontro, cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte quello – se c’è – qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà. (…) Questa sera lo spettacolo offertomi è tale da restare ancora nella mia memoria, come resterà nella vostra. Facciamo onore alla impressione di questa sera. Che siano sempre i nostri sentimenti come ora li esprimiamo davanti al Cielo e davanti alla terra: fede, speranza, carità, amore di Dio, amore dei fratelli; e poi, tutti insieme, aiutati così nella santa pace del Signore, alle opere del bene! Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: ‘Questa è la carezza del Papa’. Troverete qualche lacrima da asciugare. Fate qualcosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza” (saluto ai fedeli partecipanti alla fiaccolata in occasione dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 11 ottobre 1962). -“Non c’è studio filosofico, non c’è sforzo di ammodernamento di sistemi che valga, se l’animo non si apre tutto alle effusioni della luce e della grazia celeste” (Angelus, 25 dicembre 1962). -“La Pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio. I progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli esseri e nelle forze che compongono l’universo, regni un ordine stupendo; e attestano pure la grandezza dell’uomo, che scopre tale ordine e crea gli strumenti idonei per impadronirsi di quelle forze e volgerle a suo servizio” (lettera Enciclica Pacem in terris, n. 1-2, 1963).

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