Beppe Bigazzi: lenticchie d'autore Beppe Bigazzi Ingredienti: Spazio Bigazzi Non solo Chef Beppe Bigazzi Procedimento: La LENTICCHIA è il più piccolo tra i legumi, è in testa per qualità nutrizionali, ricca di proteine nobili, di minerali e latri nutrienti importanti. Sono sublimi bollite con aglio e condite con olio e.v.o; ottime in minestre con le verdure, al tegame con le salsicce, e formano un matrimonio ideale con riso Vialone nano.... Le splendide LENTICCHIE di ONANO (Viterbo) che qui vedete, presenti un tempo sulle tavole di papi e regnanti, come il farro, come i grani tradizionali duri e teneri del nostro paese, furono messe in crisi e sterminate dall'arrivo della concimazione chimica.. Sparite quelle di pieno campo destinate al commercio, oggi dobbiamo ad alcuni abitanti di Onano che le coltivano nel proprio orto per il proprio consumo e a Slow Food, che ne ha recuperato la produzione (naturalmente biologica), la possibilità di gustarle sulle nostre tavole. La LENTICCHIA di SANTO STEFANO di SESSANIO (L'Aquila) è piccola e molto saporita: una minuscola lenticchia di pochi millimetri di diametro, globosa e di colore scuro, marrone - violaceo. Cresce oltre i mille metri di altitudine solo sulle pendici del Gran Sasso, nei territori incontaminati del Parco Nazionale. Non si tratta di una lenticchia qualsiasi ma di un biotipo preciso selezionatosi in questa zona da tempi immemori (Presidio Slow Food). I produttori sono in prevalenza anziani e perlopiù coltivano un poco di lenticchie per il consumo familiare. Le quantità ottenute sono limitate e diminuiscono ogni anno, il tutto aggravato dal proliferare di un mercato di false lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, che avvilisce i produttori locali. La LENTICCHIA NERA DI LEONFORTE (Enna): Questa lenticchia è un' antica cultivar tipica della provincia di Enna. Molto apprezzata fino agli anni '50, dal dopoguerra in poi la sua produzione si è via via scemata, complice la politica agricola comunitaria, ma soprattutto l'avvento di nuove cultivar più resistenti, più produttive e la cui produzione era possibile meccanizzare. La lenticchia nera ha rischiato seriamente di scomparire per sempre, ed è stata prodotta in quantità variabili dai 100 ai 400 kg/anno. Infatti la coltivazione è estremamente laboriosa e le tecniche colturali sono svolte tutte manualmente con metodi che riportano all'antica tradizione contadina siciliana. La LENTICCHIA di COLFIORITO (Perugia) : Definita coralmente "cuore verde d'Italia", l'Umbria è morfologicamente costituita da zone montuose e collinari ricche di terreni fertili e corsi d'acqua. A Colfiorito, località dell'Appennino Umbro -Marchigiano, da secoli e con metodi tradizionali, si coltiva una lenticchia di grande pregio qualitativo: le caratteristiche del terreno e le condizioni climatiche la rendono unica nel suo genere. Piccola, colorata, particolarmente saporita e tenera, non necessita di ammollo e si presta alla preparazione di molti piatti della tradizione gastronomica italiana. Procedimento:
La LENTICCHIA è il più piccolo tra i legumi, è in testa per qualità nutrizionali, ricca di proteine nobili, di minerali e latri nutrienti importanti. Sono sublimi bollite con aglio e condite con olio e.v.o; ottime in minestre con le verdure, al tegame con le salsicce, e formano un matrimonio ideale con riso Vialone nano....

Le splendide LENTICCHIE di ONANO (Viterbo) che qui vedete, presenti un tempo sulle tavole di papi e regnanti,  come il farro, come i grani tradizionali duri e teneri del nostro paese, furono messe in crisi e sterminate dall’arrivo della concimazione chimica.. Sparite quelle di pieno campo destinate al commercio, oggi dobbiamo ad alcuni abitanti di Onano che le coltivano nel proprio orto per il proprio consumo e a Slow Food, che ne ha recuperato la produzione (naturalmente biologica),  la possibilità di gustarle sulle nostre tavole.

La LENTICCHIA di SANTO STEFANO di SESSANIO  (L’Aquila) è piccola e molto saporita: una minuscola lenticchia di pochi millimetri di diametro, globosa e di colore scuro, marrone - violaceo. Cresce oltre i mille metri di altitudine solo sulle pendici del Gran Sasso, nei territori incontaminati del Parco Nazionale. Non si tratta di una lenticchia qualsiasi ma di un biotipo preciso selezionatosi in questa zona da tempi immemori (Presidio Slow Food). I produttori sono in prevalenza anziani e perlopiù coltivano un poco di lenticchie per il consumo familiare. Le quantità ottenute sono limitate e diminuiscono ogni anno, il tutto aggravato dal proliferare di un mercato di false lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, che avvilisce i produttori locali.

La LENTICCHIA NERA DI LEONFORTE (Enna): Questa lenticchia è un' antica cultivar tipica della provincia di Enna. Molto apprezzata fino agli anni '50, dal dopoguerra in poi la sua produzione si è via via scemata, complice la politica agricola comunitaria, ma soprattutto l'avvento di nuove cultivar più resistenti, più produttive e la cui produzione era possibile meccanizzare. La lenticchia nera ha rischiato seriamente di scomparire per sempre, ed è stata prodotta in quantità variabili dai 100 ai 400 kg/anno. Infatti la coltivazione è estremamente laboriosa e le tecniche colturali sono svolte tutte manualmente  con metodi che riportano all'antica tradizione contadina siciliana.

La LENTICCHIA di COLFIORITO (Perugia) : Definita coralmente “cuore verde d’Italia”, l’Umbria è morfologicamente costituita da zone montuose e collinari ricche di terreni fertili e corsi d’acqua. A Colfiorito, località dell’Appennino  Umbro -Marchigiano, da secoli e con metodi tradizionali, si coltiva una lenticchia di grande pregio qualitativo: le caratteristiche del terreno e le condizioni climatiche la  rendono unica nel suo genere. Piccola, colorata, particolarmente saporita e tenera, non necessita di ammollo e si presta alla preparazione di molti piatti della tradizione gastronomica italiana.

]]>