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Street Fighting

Sullo sfondo della Grande Depressione degli anni trenta, l’opera prima di Walter Hill L’eroe della strada (1975) racconta il sottobosco della boxe clandestina con il volto carismatico di due veri uomini duri, Charles Bronson e James Coburn. Un colorito torneo illegale fa da cornice al primo exploit da protagonista di Jean-Claude Van Damme, Senza esclusione di colpi (1988). Il Liam Neeson lottatore di The Big Man (1990) è invece il drammatico simbolo del disastro sociale della Gran Bretagna tatcheriana. Un istrionico Brad Pitt è prima ispiratore di un’eversiva rete d’incontri di boxe clandestina, nel cult di David Fincher Fight Club (1999), poi uno sgrammaticato puglie zingaro, nella commedia crime di Guy Ritchie Snatch - Lo strappo (2000). In Danny the Dog (2005), inconfondibile produzione di Luc Besson, il perfido Bob Hoskins cresce un muto e implacabile Jet Li come un verso e proprio mastino da combattimento. Tra le icone del genere degli ultimissimi anni spiccano il Channing Tatum di Fighting (2009), per la regia di Dito Montiel, il Michael Jai White di Blood and Bone (2009), attore e artista marziale reduce dai ruoli di Mike Tyson in una biografia HBO (1995) e di Mohammed Alì nella serie tv cinese La leggenda di Bruce Lee (2008), e il Tom Hardy di Warrior (2011).

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